L'ha guardata con aria di sfida, l'ha affrontata. C'e' salita sopra con una certa disinvoltura, fischiettando, facendo finta di nulla.
Maledetta bilancia.
"Bibi non mettere i piedi sulla bilancia mentre la mamma si pesa. Ah sei in camera tua, allora non eri tu. Boh, forse s'e' rotta. Si, si e' rotta, non c'e' altra spiegazione. Che poi chissà perché abbiamo comprato quella digitale. Non andava bene quella con l'ago che bastava incrociare un po' gli occhi, buttare la testa un po' più a sinistra ed il gioco era fatto, quei chiletti di troppo spariti in un'illusione ottica.
Invece no.
Sta stronza pure gli etti ti fa vedere.
Pero' secondo me s'e' rotta. E non sono gli etti, non e' il numero, e' quel ditino accusatorio che parte da quei numerini lampeggianti.
Bip Bip, te lo ricordi il tiramisu dell'altra domenica? Bip Bip, ma il gelato non l'avevi comprato per i bambini? Come e' che la vaschetta e' vuota? Bip Bip guarda che nella dieta 5:2 non e' che le calorie oltre le 500 consentite smettono di valere se smetti di contarle. Bip Bip, e chiudi quel barattolo di Nutella.
Ok, tutto sotto controllo, presumiamo per un secondo che non sia rotta (ma si che e' rotta, non vedi come e' vecchia? decrepita? c'avra' tutti i chip ossidati), occorre mettersi ai ripari, da ora, da subito, niente buoni propositi della domenica, se deve essere dieta, che dieta sia, ORA, ADESSO, IMMEDIATAMENTE. E che non mi si dica che non sono una donnina decisa e risoluta.
Bibo, la mamma e' tristissima, andiamo per favore a comprarle un paio di scarpe? Le scegli tu? Andiamo bene.."
Cosi' la mammaInSe si e' consolata con due paia di scarpe (Mr.M. giuro erano in saldo estremo, costavano pochissimo, anzi un po' di meno), che si sa che un booster di endorfine da shopping consolatorio aumenta il metabolismo e poi dimagrire e' un secondo!
Poi la mammaInSe e' stata bravissima per tutto il giorno: minestrina, frutta, verdura, litri di tisane, per non parlare di quando e' stata a guardare i bambini mentre sperlenguavano il gelato. E lei niente, inossidabile, inattaccabile, incorruttibile, non li ha neanche aggiustati quei gelati colanti!
All'ora di cena ha affrontato con coraggio il frigorifero.
Broccoli, ottimo, pollo, perfetto.
Ecco, la mammaInSe non e' sicura che aver impanato e fritto il pollo sia stata un'ottima mossa a livello calorico, ma buono era buono, questo e' insindacabile!
Ma vedrete che da domani......
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Tuesday, 19 May 2015
Monday, 21 July 2014
Quelli che camminano saltellando
Sembra passata un'eternità ed invece poco più' di una settimana fa eravamo ancora in montagna a respirare aria troppo ricca di ossigeno a cui i nostri polmoni metropolitani non sono più' abituati, a camminare tenendoci per mano urlando a squarciagola gli intramontabili "quel mazzolin di fiori" "bella ciao" ed il "capitano della compagnia" (il tutto punteggiato dalla colonna sonora di FROZEN che vabbe'…).
Sara' che come al solito ci siamo giocati i punti relax guadagnati in una settimana, nelle due ore prima della partenza, quando i nostri cervelli iperossigenati hanno fatto male i calcoli delle congiunzioni astrali: partiamo? ma noi dai e' presto, facciamo colazione-salutiamo gli amici- facciamo ciao alle montagne- salutiamo la cameriera/massaggiatrice/barista/giardiniere-che-sono-stati-cosi-gentili-chissa'-quando-mai-li-rivedremo per poi ridurci al "maporcamiserialadra-la-coda-siam-bloccati-fra un'ora l'aereo parte e noi siamo ancora a metter benzina in autostrada" e l'intramontabile finale a sorpresa :"nuooooo la macchina diceva diesel e tu hai messo la benzinaaaaa e mancano 20km all'aeroporto: segno di croce, cornetto alla mano e che qualcuno lassù ce la mandi buona (n.d.r. la macchina e' arrivata singhiozzando fino all'aeroporto e la donnina del check-in si e' impietosita a vedere bambini urlanti e genitori in una valle di disperazione ed in un bagno di sudore e ci ha fatti imbarcare).
A parte il solito finale con pathos, la vacanza e' stata splendida, i bimbi si sono goduti la liberta', i prati sterminati e l'aria che punge il naso. Noi ci siamo goduti i bimbi, e, lontani dalle solite routine quotidiane che ci fanno scorrere la vita fra le mani senza vederla, ci siamo accucciati un po' di più alla loro altezza per osservarli meglio, sospendendo il solito giudizio dall'alto, ma meravigliandoci ancora un po' della loro purezza e delle loro risate cristalline.
Ancora una volta mi sono stupita della loro totale incapacità a camminare: loro non camminano, loro saltano, galoppano, corrono, si trascinano; la loro andatura e' specchio dello stato emotivo; non celano, non coprono, non affossano; tutto cio' che provano e' li' nei loro piedi, basta guardare, non serve indovinare.
E cosi' i loro sentimenti, i loro discorsi; non ci sono secondi fini, non ci sono giochi di parte, non ci sono ambiguità', fanno amicizia in un secondo, si raccontano la vita in una frase, ridono a crepapelle per ore, piangono senza vergogna.
Quando smettiamo di camminare saltellando?
L., dagli occhi azzurri ed i modi gentili, e dall'alto dei suoi 5-anni-quasi-6, si e' innamorato della Bibi, e glielo si leggeva in quegli occhi azzurri e grandi. E ogni sera correvano come dei matti avanti ed indietro, giocavano e ridevano come se la vita fosse stata tutta li, in quelle pance sobbalzanti, e quegli occhi lucidi di risate e di vita: e forse avevano ragione, la vita, per qualche ora, e' stata veramente tutta li'!
"mi vuoi sposare?"
"Ma no, dai andiamo a giocare fuori"
"Ok, allora andiamo fuori"
"Pero' mi serve la maglia, andiamo a prenderla su nella mia stanza"
"Sai anche io ho dormito in questa stanza: io dormivo in questo lettino ed il mio papa' in quest'altro"
"E la tua mamma dove dormiva?"
"La mia mamma e' morta" , "pero' adesso andiamo fuori"
Noi adulti, testimoni di una conversazione non intesa alle nostre orecchie, ci siamo impietriti: avremmo voluto stringere questo bambino dagli occhi blu, riempirlo di attenzioni e domande inutili, avremmo voluto dargli più affetto di quanto avesse bisogno, dare alla sua confessione un'enfasi non richiesta, rivolgergli una commiserazione di cui non avrebbe saputo che fare.
Ma loro si, loro sapevano cosa fare, loro camminano ancora saltellando, e saltellando si sono presi per mano e si sono tuffati nelle loro avventure di bambini, senza parole inutili, senza silenzi imbarazzanti.
E noi? Noi quando abbiamo smesso di camminare saltellando?
Sara' che come al solito ci siamo giocati i punti relax guadagnati in una settimana, nelle due ore prima della partenza, quando i nostri cervelli iperossigenati hanno fatto male i calcoli delle congiunzioni astrali: partiamo? ma noi dai e' presto, facciamo colazione-salutiamo gli amici- facciamo ciao alle montagne- salutiamo la cameriera/massaggiatrice/barista/giardiniere-che-sono-stati-cosi-gentili-chissa'-quando-mai-li-rivedremo per poi ridurci al "maporcamiserialadra-la-coda-siam-bloccati-fra un'ora l'aereo parte e noi siamo ancora a metter benzina in autostrada" e l'intramontabile finale a sorpresa :"nuooooo la macchina diceva diesel e tu hai messo la benzinaaaaa e mancano 20km all'aeroporto: segno di croce, cornetto alla mano e che qualcuno lassù ce la mandi buona (n.d.r. la macchina e' arrivata singhiozzando fino all'aeroporto e la donnina del check-in si e' impietosita a vedere bambini urlanti e genitori in una valle di disperazione ed in un bagno di sudore e ci ha fatti imbarcare).
A parte il solito finale con pathos, la vacanza e' stata splendida, i bimbi si sono goduti la liberta', i prati sterminati e l'aria che punge il naso. Noi ci siamo goduti i bimbi, e, lontani dalle solite routine quotidiane che ci fanno scorrere la vita fra le mani senza vederla, ci siamo accucciati un po' di più alla loro altezza per osservarli meglio, sospendendo il solito giudizio dall'alto, ma meravigliandoci ancora un po' della loro purezza e delle loro risate cristalline.
Ancora una volta mi sono stupita della loro totale incapacità a camminare: loro non camminano, loro saltano, galoppano, corrono, si trascinano; la loro andatura e' specchio dello stato emotivo; non celano, non coprono, non affossano; tutto cio' che provano e' li' nei loro piedi, basta guardare, non serve indovinare.
E cosi' i loro sentimenti, i loro discorsi; non ci sono secondi fini, non ci sono giochi di parte, non ci sono ambiguità', fanno amicizia in un secondo, si raccontano la vita in una frase, ridono a crepapelle per ore, piangono senza vergogna.
Quando smettiamo di camminare saltellando?
L., dagli occhi azzurri ed i modi gentili, e dall'alto dei suoi 5-anni-quasi-6, si e' innamorato della Bibi, e glielo si leggeva in quegli occhi azzurri e grandi. E ogni sera correvano come dei matti avanti ed indietro, giocavano e ridevano come se la vita fosse stata tutta li, in quelle pance sobbalzanti, e quegli occhi lucidi di risate e di vita: e forse avevano ragione, la vita, per qualche ora, e' stata veramente tutta li'!
"mi vuoi sposare?"
"Ma no, dai andiamo a giocare fuori"
"Ok, allora andiamo fuori"
"Pero' mi serve la maglia, andiamo a prenderla su nella mia stanza"
"Sai anche io ho dormito in questa stanza: io dormivo in questo lettino ed il mio papa' in quest'altro"
"E la tua mamma dove dormiva?"
"La mia mamma e' morta" , "pero' adesso andiamo fuori"
Noi adulti, testimoni di una conversazione non intesa alle nostre orecchie, ci siamo impietriti: avremmo voluto stringere questo bambino dagli occhi blu, riempirlo di attenzioni e domande inutili, avremmo voluto dargli più affetto di quanto avesse bisogno, dare alla sua confessione un'enfasi non richiesta, rivolgergli una commiserazione di cui non avrebbe saputo che fare.
Ma loro si, loro sapevano cosa fare, loro camminano ancora saltellando, e saltellando si sono presi per mano e si sono tuffati nelle loro avventure di bambini, senza parole inutili, senza silenzi imbarazzanti.
E noi? Noi quando abbiamo smesso di camminare saltellando?
Tuesday, 1 July 2014
Occhio Malocchio Prezzemolo e Finocchio
La famigliainSe s'e' impacchettata, semi spacchettata, ha preso possesso della nuova dimora e si adatta giornalmente a spazi nuovi, pavimenti perennemente sporchi e disastri in continuo divenire.
Se proprio doveva esserci l'elemento di disturbo, speravo almeno in un poltergeist, uno buffo, che sferraglia un po' di catene e ti fa due dispetti, chesso' che ti scambia il sale con lo zucchero o il caffè' con il cacao, che ti annoda i lacci delle scarpe o al massimo ti allenta il freno della bicicletta.
Ora, io non so se quello che c'e' in casa e' il fratello incazzato di Casper il fantasmino bianco o una nube tossica di sfiga, devo ancora capire se abbiamo bisogno dell'esorcista, dei ghostbusters o di una tradizionale benedizione, o magari di tutte queste cose combinate ed una corona d'aglio alla porta.
Fatto sta' che dopo pochi giorni dal trasloco, mentre mi godevo una meritatissima doccia-scaccia-polvere, mi si e' allgato completamente il bagno. Guarda guarda che i mutatori si erano dimenticati di attaccare lo scarico delle acque del bagno alle fognature, o forse no, non possono essere stati così imbecilli, e' stato il poltergeist!
Mentre rifacevamo i lavori per attaccare sto benedetto bagno alle fogne, abbiamo scoperto che il tubo che passa sotto il giardino e va alle fogne era completamente bloccato dal cemento. E ridaje, scava il giardino, togli il tubo, metti il tubo. Adesso il tutto funziona, peccato pare che nel giardino siano esplose un paio di granate.
Un venerdì sera, mentre mi pregustavo di svenire sul divano davanti alla televisione ronzante, ho aperto il frigo per affondare la stanchezza in un barilotto di gelato e… tadahhhhhh frigo e freezer completamente spenti, morti, kaputt ed un gelato liquefatto che mi chiedeva di dargli una morte migliore.
Poi e' finalmente arrivato il divano del soggiorno, che guardare la televisione stravaccati sui teli da pic nic stava producendo danni irreversibili a schiena e cervicale.
"Signora il divano e' nel camion qua fuori, ora ci paghi fino all'ultimo penny e poi lo scarchiamo"
"Senta ma io c'ho un po' sfiga di questi tempi, non e' che prima posso vederlo il divano, così' per assicurarmi che sia tutto a posto, e poi vi pago?"
"Non se ne parla neppure, se non ci paga immediatamente noi ce ne andiamo, ci portiamo via il divano e lei sarà' costretta a sdraiarsi sul pavimento tutte le mattine alle 5.30 quando quello piccolo si sveglia e vuole vedere la PIMPA"
La mammainse si guarda in tasca, paga e aspetta.
Non avevano nemmeno tolto il cellophane che lei l'aveva già' vista e si era già' messa le mani nei capelli ed aveva iniziato a perdere la sua serafica calma.
"Ma, ma, ma c'e' una macchia, una MACCHIA ENORME sul mio divano nuovo che vi ho appena pagato fino all'ultimo penny"
"Togliete la macchia, cancellate immediatamente quella tragica macchia dal mio divanooooooo" (ndr, la macchia e' ancora li', che mi guarda beffarda)
A questo aggiungiamo i danni Bibo-relati, tipo scrivere a penna sul muro appena imbiancato e lavare via tutto il colore dal muro tentando di pulirlo (ehm questo l'ha fatto la mammainse pero'..)
Che qui con penne e pennarelli sembra la storia del fuso della bella addormentata: tu credi di averli fatti sparire TUTTI, ma in qualche angolo recondito di casa lui riuscira' sempre a trovarne uno ed a scrivere sul primo muro a portata di zampa.
Ah, poi la Bibi ha attaccato lo scotch sulla carta da parati appena messa in camera sua. Ho bisogno di specificare che tentando di staccare lo scotch abbiamo staccato anche un pezzo della carta da parati?
Se proprio doveva esserci l'elemento di disturbo, speravo almeno in un poltergeist, uno buffo, che sferraglia un po' di catene e ti fa due dispetti, chesso' che ti scambia il sale con lo zucchero o il caffè' con il cacao, che ti annoda i lacci delle scarpe o al massimo ti allenta il freno della bicicletta.
Ora, io non so se quello che c'e' in casa e' il fratello incazzato di Casper il fantasmino bianco o una nube tossica di sfiga, devo ancora capire se abbiamo bisogno dell'esorcista, dei ghostbusters o di una tradizionale benedizione, o magari di tutte queste cose combinate ed una corona d'aglio alla porta.
Fatto sta' che dopo pochi giorni dal trasloco, mentre mi godevo una meritatissima doccia-scaccia-polvere, mi si e' allgato completamente il bagno. Guarda guarda che i mutatori si erano dimenticati di attaccare lo scarico delle acque del bagno alle fognature, o forse no, non possono essere stati così imbecilli, e' stato il poltergeist!
Mentre rifacevamo i lavori per attaccare sto benedetto bagno alle fogne, abbiamo scoperto che il tubo che passa sotto il giardino e va alle fogne era completamente bloccato dal cemento. E ridaje, scava il giardino, togli il tubo, metti il tubo. Adesso il tutto funziona, peccato pare che nel giardino siano esplose un paio di granate.
Un venerdì sera, mentre mi pregustavo di svenire sul divano davanti alla televisione ronzante, ho aperto il frigo per affondare la stanchezza in un barilotto di gelato e… tadahhhhhh frigo e freezer completamente spenti, morti, kaputt ed un gelato liquefatto che mi chiedeva di dargli una morte migliore.
Poi e' finalmente arrivato il divano del soggiorno, che guardare la televisione stravaccati sui teli da pic nic stava producendo danni irreversibili a schiena e cervicale.
"Signora il divano e' nel camion qua fuori, ora ci paghi fino all'ultimo penny e poi lo scarchiamo"
"Senta ma io c'ho un po' sfiga di questi tempi, non e' che prima posso vederlo il divano, così' per assicurarmi che sia tutto a posto, e poi vi pago?"
"Non se ne parla neppure, se non ci paga immediatamente noi ce ne andiamo, ci portiamo via il divano e lei sarà' costretta a sdraiarsi sul pavimento tutte le mattine alle 5.30 quando quello piccolo si sveglia e vuole vedere la PIMPA"
La mammainse si guarda in tasca, paga e aspetta.
Non avevano nemmeno tolto il cellophane che lei l'aveva già' vista e si era già' messa le mani nei capelli ed aveva iniziato a perdere la sua serafica calma.
"Ma, ma, ma c'e' una macchia, una MACCHIA ENORME sul mio divano nuovo che vi ho appena pagato fino all'ultimo penny"
"Togliete la macchia, cancellate immediatamente quella tragica macchia dal mio divanooooooo" (ndr, la macchia e' ancora li', che mi guarda beffarda)
A questo aggiungiamo i danni Bibo-relati, tipo scrivere a penna sul muro appena imbiancato e lavare via tutto il colore dal muro tentando di pulirlo (ehm questo l'ha fatto la mammainse pero'..)
Che qui con penne e pennarelli sembra la storia del fuso della bella addormentata: tu credi di averli fatti sparire TUTTI, ma in qualche angolo recondito di casa lui riuscira' sempre a trovarne uno ed a scrivere sul primo muro a portata di zampa.
Ah, poi la Bibi ha attaccato lo scotch sulla carta da parati appena messa in camera sua. Ho bisogno di specificare che tentando di staccare lo scotch abbiamo staccato anche un pezzo della carta da parati?
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Wednesday, 19 February 2014
L'Ansia da Pacco
Mi sento la madre indegna di un povero blog abbandonato, lui che non ha mai fatto nulla di male, che e' sempre stato fedele compagno delle avventure di mammainse e compagnia.
Mi aggiro in punta di piedi fra vecchi post come se stessi spiando di nascosto la casa di qualcun'altro.
Ho passato gli ultimi mesi in apnea, immersa nella vita di mamma che non dorme (o almeno sempre MOOOOLTO meno di quanto avrebbe bisogno), che trascina bambini recalcitranti da un impegno all'altro e che nel "tempo libero" segue i lavori di una casa a cui verra' presto infissa la targa "villa Penelope" che ogni lavoro va fatto, disfatto, rifatto, possibilmente ripagato e rifatto un'altra volta.
L'ormai odiata dimora ci ha creato qualsiasi problema, gettando la famiglia INSE in un inferno edilizio a cui Dante si e' dimenticato di assegnare un girone, ma potendo farlo io lo metterei direttamente nel sedere di Lucifero, altro che ombelico!
Ormai sogno muratori, imbianchini, elettricisti ed idraulici che mi inseguono urlando "Devo farti una domanda, hai 5 minuti, potresti correre immediatamente alla casa nuova, questo non si può fare, questo non si può fare, questo non si può fare…."
E' successo tutto cio' che poteva succedere: sono entrati i ladri che hanno rovesciato una tanica di 300Litri giù dalle scale, hanno rubato la tanica, hanno allagato la casa, ma hanno lasciato i televisori al plasma.
A questo e' seguito una specie di episodio CSI in cui la polizia ha mandato la squadra di investigazione (si, per una tanica da 100euro), che di domenica sera alle 8 ha preso, davanti agli occhi stupefatti ed eccitatissimi della mammaInSe, impronte digitali con polverine e pennellini, ha trovato una traccia di sangue, ha rilevato il DNA ed un mese dopo ha arrestato il manigoldo. E si, avete capito bene, aveva rubato una tanica di metallo del valore di forse 100euro!
A parte questo spiraglio di vita d'azione, la mammaInSe ha avuto a che fare con finestre rigate, lavandini rovinati, caloriferi spaccati, bidet persi fra le consegne (ma mi viene il dubbio che l'abbiano usato come vaso per i fiori che qui non hanno proprio un'idea precisa di cosa sia il bidet), camini montati alla rovescia, tanto da causarle una sorta di ansia da pacco: ogni volta che arriva una consegna la mammaInSe viene presa da ansia terribile, palpitazioni, occhio che batte da stress, respiro accelerato, disturbi del sonno (pare l'unica cosa invariata rimanga sempre e solo l'appetito). Ormai anche se mi arriva un libro da Amazon corro isterica a controllare che la copertina non c'abbia le orecchie.
Per dare l'ultima botta all'equilibrio instabile della mammaInSe, l'allarme della casa nuova ha deciso di andare in palla totale, giusto intorno a capodanno.
Per una settimana di fila, a diverse ore della notte, la mammaInSe e' stata svegliata da telefonate leggermente alterate dei vicini della casa nuova che le chiedevano se gentilmente poteva alzare il sedere dal letto, infilarsi in macchina ed andare a spegnere l'allarme. Questo chiaramente quando fuori impazzava la bufera!
Ora, per la cronaca abbiamo venduto la casa dove attualmente viviamo. Se Bob the Builder e tutta l'allegra brigata non finiscono "Maison Penelope" entro 2 mesi, noi rimarremo ufficialmente senza tetto.
Qualcuno si offre per adottare la famigliaInSe? Siamo simpatici, particolarmente rumorosi ma sporchiamo pochissimo!
Foto liberamente tratte dal "PIETOSO STATO ATTUALE DELLA CASAINSE"
Mi aggiro in punta di piedi fra vecchi post come se stessi spiando di nascosto la casa di qualcun'altro.
Ho passato gli ultimi mesi in apnea, immersa nella vita di mamma che non dorme (o almeno sempre MOOOOLTO meno di quanto avrebbe bisogno), che trascina bambini recalcitranti da un impegno all'altro e che nel "tempo libero" segue i lavori di una casa a cui verra' presto infissa la targa "villa Penelope" che ogni lavoro va fatto, disfatto, rifatto, possibilmente ripagato e rifatto un'altra volta.
L'ormai odiata dimora ci ha creato qualsiasi problema, gettando la famiglia INSE in un inferno edilizio a cui Dante si e' dimenticato di assegnare un girone, ma potendo farlo io lo metterei direttamente nel sedere di Lucifero, altro che ombelico!
Ormai sogno muratori, imbianchini, elettricisti ed idraulici che mi inseguono urlando "Devo farti una domanda, hai 5 minuti, potresti correre immediatamente alla casa nuova, questo non si può fare, questo non si può fare, questo non si può fare…."
E' successo tutto cio' che poteva succedere: sono entrati i ladri che hanno rovesciato una tanica di 300Litri giù dalle scale, hanno rubato la tanica, hanno allagato la casa, ma hanno lasciato i televisori al plasma.
A questo e' seguito una specie di episodio CSI in cui la polizia ha mandato la squadra di investigazione (si, per una tanica da 100euro), che di domenica sera alle 8 ha preso, davanti agli occhi stupefatti ed eccitatissimi della mammaInSe, impronte digitali con polverine e pennellini, ha trovato una traccia di sangue, ha rilevato il DNA ed un mese dopo ha arrestato il manigoldo. E si, avete capito bene, aveva rubato una tanica di metallo del valore di forse 100euro!
A parte questo spiraglio di vita d'azione, la mammaInSe ha avuto a che fare con finestre rigate, lavandini rovinati, caloriferi spaccati, bidet persi fra le consegne (ma mi viene il dubbio che l'abbiano usato come vaso per i fiori che qui non hanno proprio un'idea precisa di cosa sia il bidet), camini montati alla rovescia, tanto da causarle una sorta di ansia da pacco: ogni volta che arriva una consegna la mammaInSe viene presa da ansia terribile, palpitazioni, occhio che batte da stress, respiro accelerato, disturbi del sonno (pare l'unica cosa invariata rimanga sempre e solo l'appetito). Ormai anche se mi arriva un libro da Amazon corro isterica a controllare che la copertina non c'abbia le orecchie.
Per dare l'ultima botta all'equilibrio instabile della mammaInSe, l'allarme della casa nuova ha deciso di andare in palla totale, giusto intorno a capodanno.
Per una settimana di fila, a diverse ore della notte, la mammaInSe e' stata svegliata da telefonate leggermente alterate dei vicini della casa nuova che le chiedevano se gentilmente poteva alzare il sedere dal letto, infilarsi in macchina ed andare a spegnere l'allarme. Questo chiaramente quando fuori impazzava la bufera!
Ora, per la cronaca abbiamo venduto la casa dove attualmente viviamo. Se Bob the Builder e tutta l'allegra brigata non finiscono "Maison Penelope" entro 2 mesi, noi rimarremo ufficialmente senza tetto.
Qualcuno si offre per adottare la famigliaInSe? Siamo simpatici, particolarmente rumorosi ma sporchiamo pochissimo!
Foto liberamente tratte dal "PIETOSO STATO ATTUALE DELLA CASAINSE"
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Monday, 25 November 2013
Le Paure dei Bibini
La Bibi e' un po' fifona. No parecchio fifona, anzi a dirla tutta ha ancora una paura blu di moltissime quanto inspiegabili cose.
Solo nell'ultimo anno, in cui i timori sono diventati un po' più ovvi ed un po' più "spiegabili", la mammainse ha fatto pienamente i conti con le paure e le fobie di una bambina.
La mammainse si e' accorta che la maggior parte delle PAURE sono totalmente irrazionali, non sono legate a nessun evento in particolare che le ha fatte scaturire. Sono innate, li', scritte nel codice genetico di quel personcina piccola. Ataviche.
La Bibi odia gli animali. Qulasiasi essere vivente con un numero di gambe superiore a due. Non importa la taglia, il colore, il grado di tenerezza e morbidosita' dell'esserino in genere. Lei ne e' terrorizzata.
Ha lasciato più volte basita la mammainSE quando, bambina minuscolissima in passeggino, iniziava a piangere e strillare quando vedeva una gatto/cane/topo/moscerino oltrepassare la distanza di sicurezza (stimata dalla mammainSE sui 15-20 metri).
Le passeggiate nei parchi diventavano una corsa ad ostacoli, cercando di evitare amici pennuti o pelosi, se poi avevamo la sfida di incrociare la dog-sitter di zona, erano i cani che scappavano per primi per evitare le strilla folli della Bibi.
Al suo primo Natale le e' stato regalato un cavallino a dondolo. Le avessimo tagliato due dita, secondo me, avrebbe pianto di meno. Senza parlare di bambole parlanti o, peggio ancora, semoventi e dell'orco più spaventoso di tutti: BABBO NATALE. E no, non sto parlando del classico padre di famiglia che si traveste e fa scoppiare in lacrime tutta la famiglia (Grandi e piccini, ma per ragioni diverse...), ma di un pupazzo a forma di Babbo Natale che canta(va) Jingle Bells.
Senza poi stare ad elencare i rumori forti (srotolare lo scotch da pacchi era catalogato come rumore forte tanto per dare un'idea), le maschere, cappelli troppo pelosi e via discorrendo.
La Bibi ha quasi quattro anni e la mammainSE vede come, giorno dopo giorno, cerchi di arginare i suoi timori, sforzandosi di mostrare reazioni sempre più controllate a cio' che le fa' paura.
E le paure cambiano, gli spauracchi crescono, i timori si modificano insieme a lei, che cerca di mettere in moto una complicata serie di difese.
Adesso i cani ed i gatti la fanno solo saltare, ma non provocano più le urla ed i pianti di un anno fa.
Le maschere sono accettabili, ma non quelle di Halloween (il che mi sembra piuttosto ragionevole)
I Classici Disney la fanno scappare a gambe levate: Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio…persino Cars. Credo che non sopporti la figura del "cattivo"(che in Cenerentola non e' rappresentato da quella babbiona della matrigna ma bensi' dal gatto Lucifero)
La mammainSE ogni volta spegne la televisione e chiede alla Bibi di raccontare quello che non le piaceva e perché ha avuto paura e spesso la osserva rovistare nel suo vocabolario di bambina per trovare un aggettivo, una parola che la aiutino a spiegare, finche' un po' sconfitta ed un po' infastidita risponde con un "perché' non mi piace".
Pero' poi i bambini ti sorprendono, specialmente quando credi di conoscerli e di averli ormai capiti ed inquadrati. La mammainSE, per sbaglio, ha acceso la televisione ieri sera mentre in onda c'era "L'era glaciale 3". Un dinosauro con una tripla fila di denti stava cercando di mangiarsi il bradipo con gli occchi a palla.
La mammainSe si e' subito girata preoccupata, aspettandosi di vedere una Bibi terrorizzata che tentava di coprirsi gli occhi con le mani. No tutto tranquillo, la Bibi guarda lo schermo con aria interessata.
"Bibi amore, hai paura del dinosauro? Vuoi che spenga?"
"No mamma, voglio vedere se lo mangia." e con aria vagamente malvagia ha aggiunto:
"Mi piace se lo mangia"
Pensavo che potrei lasciar perdere tutta sta storia delle principesse Disney e magari provare con Dario Argento, oppure portarla da uno bravo che me la psicanalizzi con cura. O magari lasciarla crescere con calma, cercando di aiutarla a dare una nome alle sensazioni negative che prova, senza sminuirle ma cercando il dialogo. Anche se lo sappiamo tutti che certe paure un nome non ce l'hanno - dice quella che e' cresciuta a pane e vampiri ma di notte ha bisogno dei neon accesi per scendere in cucina.
Per ora il Bibo e' terrorizato solo dai castelli gonfiabili. Anche quelli piccoli piccoli dove al massimo ci stanno due bambini. La Bibi ha appena chiesto se ne possiamo affittare uno per il suo compleanno.
Benissimo. Boh, magari chiedo al clown di IT se ci viene a fare da animatore alla festa.
Wednesday, 6 November 2013
La Liberta'
La mammainse stava rimuginando sul concetto di liberta'.
Le e' subito venuta in mente quella frase di Martin Luther King che si e' scritta e riscritta su ogni Smemoranda che ha posseduto dall'eta' di 12 anni in poi:
"La mia liberta' finisce dove comincia La Vostra"
Nel caso personalmente personale della mammainse, La Vostra, e' chiaramente da intendersi come la liberta' del Bibo e della Bibi, a cui tristemente si deve aggiungere quella dei muratori tutti che le stanno rifacendo la casa nuova e chescassano i mar hanno giornaliere richieste alle ore piu' disparate richiedendo continua attenzione, peggio di un neonato alle prese con le coliche.
Facendo una riassunto veloce della situazione, la liberta' della mammainse va dalle 13.15. alle 14.15 del lunedi e del martedì (che la Bibi mangia a scuola e il Bibo dorme) e dalle 22 alle 23 c.ca dal lunedi al venerdì. Ma non e' detto! Dipende dai muratori e dai vicini a caso che potrebbero suonare alla porta mentre il Bibo dorme.
In qualsiasi altro meomento della giornata (e quando le va particolarmente di culo anche della notte), la mammainse e' a totale disponibilita' di qualcun altro: di quelle vocine che si impongono con quel "MAMMAMAMMAMAMMAMAAAAAMMAAAAA"
Tipo adesso sto cercando di scrivere, sto giocando con il dido', sto rispondendo alle domande esistenziali e difficilissime di una treenne, ho la minestra sul fuoco e fra 10 minuti devo svegliare quello piccolo che dobbiamo uscire.
Tipo che un'ora e mezza fa mi scappava tantissimo la pipi, ma stavo cercando di addormentare il Bibo. Ce l'avevo quasi fatta, occhi chiusi, respiro pesante. E poi "DING DONG": il campanello, sono quelli che mi portano la spesa a domicilio. Il Bibo si sveglia e strilla, corro giù a prendere i mille mila pacchi della spesa, ritorno su in camera del Bibo, mi riassetto in posizione addormentamento. Oddio come mi scappa la pipi. Finalmente si riaddormenta.
La vocina dal piano di sotto :"Maaammaa voglio fare i disegni per Babbo Natale"
Enno' bambina mia, Babbo Natale e' ancora pigiamato al Polo Nord che se la dorme di brutto che a Natale son due mesi. Adesso la mamma fa la pipi!
E cosi via.
Che poi uno quando fa i figli lo sa che e' cosi' (o forse non lo sa ed e' per questo che li mette al mondo felice e nella beata ignoranza). Solo che a volte mi manca quella mezzora in piu', per leggere, per pensare, per scrivere, per riorganizzarmi, respirare a fondo e ricordarmi che in fondo esisto anche io come entita' separata dai miei figli (e separatissima dai muratori), senza sentirmi impigliata in questo mulinello che gira e gira senza fermarsi mai. (in questo momento siamo passati ai puzzle:" guarda me guarda me mamma. fai tu fai tu fai tu""mamma perche' non giochi con me?????").
Vorrei la liberta' di qualche minuto di silenzio, in cui mi sia concesso ascoltare i miei pensieri. Rielaborarli e trasformarli in parole. C'e' troppa confusione, li' dentro la mia testa. Una cacofonia di esigenze non mie che non riesco a riordinare!
Riguardando indietro, valutando la mia vita fino a qui, forse mi accorgo di non aver mai avuto grossa liberta'. Sono saltata da un dovere all'altro: scuola, universita', dottorato, lavoro, famiglia, figli. Una corsa senza pause che mi ha lasciato senza fiato. Mi sono concessa poca liberta', poco tempo per pensare! Gli obblighi ed i doveri di figlia si sono immediatamente tramutati in obblighi e doveri di moglie e di madre. E non capitemi male, non cambierei nulla di cio' che ho oggi (ok, no, i muratori li cambierei tutti che sono un disastro e mi stanno facendo venire un paio di esaurimenti nervosi), e rifarei tutto di nuovo, con la stessa corsa senza fiato e saltando anche qualche ostacolo se sapessi che questo e' l'unico modo per avere i miei figli, mio marito e tutti i connessi!
Pero', dico pero', se potessi fare un rewind, forse cambierei marcia, almeno per un po'. Una terza comoda, senza andare su di giri, guidare lungo le tappe della vita godendomi il paesaggio, magari perdendo di vista anche la meta, solo per un attimo. Con la liberta' di fermarmi per un sosta un po' piu' lunga e prendere appunti sul percorso.
Il famoso sabbatico, che qui va tanto di moda e da noi viene visto come la perdita di tempo per eccellenza. Zaino in spalla, un quaderno vuoto ed una matita con una punta affilata. Un anno a disposizione, per viaggiare nel mondo, o dentro se stessi.
Si, se tornassi indietro, mi prenderei proprio la liberta' di una sabbatico!
Le e' subito venuta in mente quella frase di Martin Luther King che si e' scritta e riscritta su ogni Smemoranda che ha posseduto dall'eta' di 12 anni in poi:
"La mia liberta' finisce dove comincia La Vostra"
Nel caso personalmente personale della mammainse, La Vostra, e' chiaramente da intendersi come la liberta' del Bibo e della Bibi, a cui tristemente si deve aggiungere quella dei muratori tutti che le stanno rifacendo la casa nuova e che
Facendo una riassunto veloce della situazione, la liberta' della mammainse va dalle 13.15. alle 14.15 del lunedi e del martedì (che la Bibi mangia a scuola e il Bibo dorme) e dalle 22 alle 23 c.ca dal lunedi al venerdì. Ma non e' detto! Dipende dai muratori e dai vicini a caso che potrebbero suonare alla porta mentre il Bibo dorme.
In qualsiasi altro meomento della giornata (e quando le va particolarmente di culo anche della notte), la mammainse e' a totale disponibilita' di qualcun altro: di quelle vocine che si impongono con quel "MAMMAMAMMAMAMMAMAAAAAMMAAAAA"
Tipo adesso sto cercando di scrivere, sto giocando con il dido', sto rispondendo alle domande esistenziali e difficilissime di una treenne, ho la minestra sul fuoco e fra 10 minuti devo svegliare quello piccolo che dobbiamo uscire.
Tipo che un'ora e mezza fa mi scappava tantissimo la pipi, ma stavo cercando di addormentare il Bibo. Ce l'avevo quasi fatta, occhi chiusi, respiro pesante. E poi "DING DONG": il campanello, sono quelli che mi portano la spesa a domicilio. Il Bibo si sveglia e strilla, corro giù a prendere i mille mila pacchi della spesa, ritorno su in camera del Bibo, mi riassetto in posizione addormentamento. Oddio come mi scappa la pipi. Finalmente si riaddormenta.
La vocina dal piano di sotto :"Maaammaa voglio fare i disegni per Babbo Natale"
Enno' bambina mia, Babbo Natale e' ancora pigiamato al Polo Nord che se la dorme di brutto che a Natale son due mesi. Adesso la mamma fa la pipi!
E cosi via.
Che poi uno quando fa i figli lo sa che e' cosi' (o forse non lo sa ed e' per questo che li mette al mondo felice e nella beata ignoranza). Solo che a volte mi manca quella mezzora in piu', per leggere, per pensare, per scrivere, per riorganizzarmi, respirare a fondo e ricordarmi che in fondo esisto anche io come entita' separata dai miei figli (e separatissima dai muratori), senza sentirmi impigliata in questo mulinello che gira e gira senza fermarsi mai. (in questo momento siamo passati ai puzzle:" guarda me guarda me mamma. fai tu fai tu fai tu""mamma perche' non giochi con me?????").
Vorrei la liberta' di qualche minuto di silenzio, in cui mi sia concesso ascoltare i miei pensieri. Rielaborarli e trasformarli in parole. C'e' troppa confusione, li' dentro la mia testa. Una cacofonia di esigenze non mie che non riesco a riordinare!
Riguardando indietro, valutando la mia vita fino a qui, forse mi accorgo di non aver mai avuto grossa liberta'. Sono saltata da un dovere all'altro: scuola, universita', dottorato, lavoro, famiglia, figli. Una corsa senza pause che mi ha lasciato senza fiato. Mi sono concessa poca liberta', poco tempo per pensare! Gli obblighi ed i doveri di figlia si sono immediatamente tramutati in obblighi e doveri di moglie e di madre. E non capitemi male, non cambierei nulla di cio' che ho oggi (ok, no, i muratori li cambierei tutti che sono un disastro e mi stanno facendo venire un paio di esaurimenti nervosi), e rifarei tutto di nuovo, con la stessa corsa senza fiato e saltando anche qualche ostacolo se sapessi che questo e' l'unico modo per avere i miei figli, mio marito e tutti i connessi!
Pero', dico pero', se potessi fare un rewind, forse cambierei marcia, almeno per un po'. Una terza comoda, senza andare su di giri, guidare lungo le tappe della vita godendomi il paesaggio, magari perdendo di vista anche la meta, solo per un attimo. Con la liberta' di fermarmi per un sosta un po' piu' lunga e prendere appunti sul percorso.
Il famoso sabbatico, che qui va tanto di moda e da noi viene visto come la perdita di tempo per eccellenza. Zaino in spalla, un quaderno vuoto ed una matita con una punta affilata. Un anno a disposizione, per viaggiare nel mondo, o dentro se stessi.
Si, se tornassi indietro, mi prenderei proprio la liberta' di una sabbatico!
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Friday, 4 October 2013
InDivenire: l"Equilibrio del Disordine
I bambini sono entropici. Vediamola così. Ve la ricordate l'entropia? quella roba strana che si studia in fisica? Proprio lei, l'entropia, la misura del disordine.
I bambini sono entropici, non c'e' altro modo di metterla giu'. Qualunque gioco finisce per aumentare il totale livello entropico dell'universo (o semplicemente di casa tua) che solo il faticosissimo ma invisibile lavoro di mamma, puo' riportare ai valori iniziali.
I sistemi tendono all'equilibrio, alla massima entropia, al massimo disordine: le palline sono piu' felici quando vengono rovesciate per terra, sparpagliate sotto il tavolo e sotto il divano. L'equilibrio finale, per ogni oggetto, e' la dispersione sul pavimento, occupando piu' spazio possibile. Anche l'equilibrio finale di mamma e' per terra, sdraiata, dopo aver messo un piede sulle palline colorate gia' rovesciate e gia' in equilibrio.
I bambini lo sanno. E' la fisica che lo chiede: l'universo e' in divenire, un lento divenire fino all'equilibrio, passando per il disordine totale.
Anche noi ne abbiamo bisogno, di quell'equilibrio finale intendo dire, ma per arrivare a tale desiderabile stato, c'e' bisogno di aumentarne il livello entropico del sistema: scaraventolare fuori tutte le cose che ci girano in testa, buttarle fuori, prenderle a calci, farle rotolare sotto il tavolo, sotto il divano, dietro al comodino. Un disordine di pensieri, di idee, di ambizioni, da far cadere per terra per vedere dove vanno a finire. Tutte le cose che credevamo importanti e che ci ostinavamo tutte le sere a riordinare nelle nostre esistenze, con un gran lavoro, con una gran fatica a rimetterle tutte in fila, i progetti, le proiezioni di quello che saremmo dovuti essere, di quello che gli altri credevano che saremmo dovuti diventare.
E cosi' succede che un giorno, per caso, vedi spuntare dietro ad un'altra donna, l'immagine di quella che saresti potuta essere, e ti odi un po' per averci rinunciato. Perche' li' nella tua testa, in tutto quell'ordine che cerchi di mettere tutte le sere fra i vecchi pensieri, le vecchie ambizioni che puzzano un po' di stantio, le vecchie immagini che stanno a poco a poco sbiadendo, c'e' ancora quella vecchia te che credevi saresti diventata. E lei ha capelli lunghi, puliti e pettinati, e' truccata, veste bene, ha un lavoro in cui e' brava ed apprezzata, manda email dai titoli importanti e domani salira' su un volo per Dubai per presenziare la riunione su quel progetto che senza di lei non si sarebbe mai realizzato.
Allora oggi voglio buttare a terra tutte le palline colorate, per ritrovare l'equilibrio. Lasciar rotolare via, sotto al tappeto, tutto cio' che non mi appartiene piu'. Perche' la vita e' un divenire e per divenire dobbiamo essere disposti a cambiare. Ogni cambiamento porta una bella fetta di casino, a no, disordine lo volevo chiamare, ed e' il momento per lasciar andare cio' che credevamo importante, ma non lo e' piu'. E' il momento di stendersi per terra, insieme alle palline, ai pezzi di lego e di puzzle rimescolati a cui manca sempre un pezzo. Stendersi per terra con le braccia e le gambe aperte, perche' cosi' l'equilibrio e' totale, non si scivola piu' e si pensa meglio.
E' li', quando anche l'ultima pallina ha smesso di rotolare trovando la sua finale posizione nell'universo, e' arrivato il momento per rivolersi bene, per riamare la te stessa che non ha da spuntare da dietro le spalle di nessuno, che e' quello che e' perche' forse non sarebbe stata felice diversamente.
I bambini sono entropici, non c'e' altro modo di metterla giu'. Qualunque gioco finisce per aumentare il totale livello entropico dell'universo (o semplicemente di casa tua) che solo il faticosissimo ma invisibile lavoro di mamma, puo' riportare ai valori iniziali.
I sistemi tendono all'equilibrio, alla massima entropia, al massimo disordine: le palline sono piu' felici quando vengono rovesciate per terra, sparpagliate sotto il tavolo e sotto il divano. L'equilibrio finale, per ogni oggetto, e' la dispersione sul pavimento, occupando piu' spazio possibile. Anche l'equilibrio finale di mamma e' per terra, sdraiata, dopo aver messo un piede sulle palline colorate gia' rovesciate e gia' in equilibrio.
I bambini lo sanno. E' la fisica che lo chiede: l'universo e' in divenire, un lento divenire fino all'equilibrio, passando per il disordine totale.
Anche noi ne abbiamo bisogno, di quell'equilibrio finale intendo dire, ma per arrivare a tale desiderabile stato, c'e' bisogno di aumentarne il livello entropico del sistema: scaraventolare fuori tutte le cose che ci girano in testa, buttarle fuori, prenderle a calci, farle rotolare sotto il tavolo, sotto il divano, dietro al comodino. Un disordine di pensieri, di idee, di ambizioni, da far cadere per terra per vedere dove vanno a finire. Tutte le cose che credevamo importanti e che ci ostinavamo tutte le sere a riordinare nelle nostre esistenze, con un gran lavoro, con una gran fatica a rimetterle tutte in fila, i progetti, le proiezioni di quello che saremmo dovuti essere, di quello che gli altri credevano che saremmo dovuti diventare.
E cosi' succede che un giorno, per caso, vedi spuntare dietro ad un'altra donna, l'immagine di quella che saresti potuta essere, e ti odi un po' per averci rinunciato. Perche' li' nella tua testa, in tutto quell'ordine che cerchi di mettere tutte le sere fra i vecchi pensieri, le vecchie ambizioni che puzzano un po' di stantio, le vecchie immagini che stanno a poco a poco sbiadendo, c'e' ancora quella vecchia te che credevi saresti diventata. E lei ha capelli lunghi, puliti e pettinati, e' truccata, veste bene, ha un lavoro in cui e' brava ed apprezzata, manda email dai titoli importanti e domani salira' su un volo per Dubai per presenziare la riunione su quel progetto che senza di lei non si sarebbe mai realizzato.
Allora oggi voglio buttare a terra tutte le palline colorate, per ritrovare l'equilibrio. Lasciar rotolare via, sotto al tappeto, tutto cio' che non mi appartiene piu'. Perche' la vita e' un divenire e per divenire dobbiamo essere disposti a cambiare. Ogni cambiamento porta una bella fetta di casino, a no, disordine lo volevo chiamare, ed e' il momento per lasciar andare cio' che credevamo importante, ma non lo e' piu'. E' il momento di stendersi per terra, insieme alle palline, ai pezzi di lego e di puzzle rimescolati a cui manca sempre un pezzo. Stendersi per terra con le braccia e le gambe aperte, perche' cosi' l'equilibrio e' totale, non si scivola piu' e si pensa meglio.
E' li', quando anche l'ultima pallina ha smesso di rotolare trovando la sua finale posizione nell'universo, e' arrivato il momento per rivolersi bene, per riamare la te stessa che non ha da spuntare da dietro le spalle di nessuno, che e' quello che e' perche' forse non sarebbe stata felice diversamente.
Monday, 24 June 2013
Che Dio ce la Mandi Buona: una Storia di Traslochi
La famigliaInSe ha iniziato a traslocare molto prima di diventare faigliaInSe.
Da quando mammaInSe e BabboInSe si sono conosciuti e' stata tutta una gran storia di valigie e scatoloni.
Quando finalmente gli InSe hanno deciso che si piacevano e che volevano uscire insieme, la mammaInSe ha fatto le valigie e se ne e' tornata in Italia per un annetto.
Dopo aver fatto avanti ed indietro un numero indefinito di volte, la mammaInSe e' riapprodata in Inghilterra con una valigia, un trolley ed una borsa, ha occupato un armadio della casa del BabboInSe (allora a Cambridge) ed ha iniziato a fare colloqui di lavoro.
E col primo lavoro e' arrivato il primo vero e proprio trasloco.
Abbiamo affittato un furgoncino malandato che abbiamo stipato dei nostri possedimenti che annoveravano: un'orribile libreria verde, rotta, un paio di comodini di plastica, un servizio di piatti e bicchieri spaiati fregati a diversi College durante diverse cene, una scrivania ed una sedia.
I nostri vestiti stavano tutti in un paio di valigie.
La scrivania ha subito un incidente mortale ancora prima di arrivare nella casa nuova.
L'orribile libreria verde, nonostante aver perso un paio di pezzi, stava ancora in piedi, ed abbiamo deciso di tenerla per emergenza.
In mezza giornata abbiamo svuotato le quattro scatole che ci eravamo portati dietro ed abbiamo preso possesso della nostra prima residenza londinese: una scatola da scarpe che non arrivava a 40mq, dove non c'era un forno e dove il freezer risiedeva sopra la lavatrice dentro all'unico sgabuzzino. Purtroppo il freezer si apriva ad ogni centrifuga allagando l'elegante moquette verde marcio che decorava tutti i 40mq.
Le pareti erano verdi, gialle e viola e dietro al nostro letto si ergeva una gigantografia a tutta parete del lago di Como. Sono costernata dal non possedere nemmeno una foto che ritragga la bruttezza rara di quella casa.
Dopo un anno abbiamo deciso di spostarci in una casa che ci restituisse un po' di dignita' e dove fosse possibile invitare amici a cena senza farli sedere dentro la doccia.
Abbiamo riaffittato un camioncino sfigato, lo abbiamo riempito delle nostre cianfrusaglie rendendoci conto che ci voleva una valigia in piu' per i nostri vestiti, un'altra per le mie scarpe ed un paio di scatoloni extra per cio' che avevamo accumulato in giro per casa.
Abbiamo rinfilato l'orrida libreria verde nel camioncino che-non-si-sa-mai-puo-sempre-fare-comodo, riincartato tutti i nostri piatti spaiati e, dopo aver scaricato il camioncino, ci siamo infilati all'ikea per comprarci un letto, una scrivania ed una libreria Billy che rimpiazzasse l'orrida libreria verde.
Solo che li per li abbiamo deciso di non buttare via l'orrida libreria verde, ma di trasferirla nel cucinotto per metterci preziosi beni alimentari, giusto per qualche tempo, prima che ci comprassimo un mobile piu' adatto.
Ci siamo anche comprati un servizio di piatti, ma quelli spaiati rubacchiati qua e la a Cambridge si sono nascosti dietro una pila di altre cose e tant'e' sono rimasti li.
La seconda casa londinese era piccola ma figa. Aveva un bellissimo open space mansardato il cui soffitto era tutto vetri. E c'era sembrata una cosa meravigliosa a febbraio, quando abbiamo visto la casa per la prima volta.
Quando a maggio abbiamo preso possesso della casa ed abbiamo realizzato che dovevamo fare colazione indossando gli occhiali da sole e che quando eminenti scienziato anni addietro avevano definito l'effetto serra, avevano probabilmente passato un pomeriggio in casa nostra, ci siamo resi conto del terribile errore fantozziano.
Quando, pochi giorni dopo, abbiamo trovato una candela completamente sciolta nel piano "mezzanino" sopra l'open space/crematorio, ci siamo armati di pazienza e coraggio, siamo saliti sul tetto ed abbiamo dipinto tutti i vetri esposti a sud, rischiando la vita una paio di volte.
Poi ci siamo sposati, io sono rimasta incinta della Bibi ed abbiamo deciso di fare le persone serie: Muoverci dal centro (prima abitavamo a Victoria), e comprare una casettina a schiera in Wisteria Lane, insieme a tutte le altre Desperate Housewives, dove i bambini nascono a mazzetti sotto i cavoli.
Questa volta abbiamo chiamato una ditta di trasporti che consisteva in un camion grosso e due loschi individuinche non parlavano una parola di inglese, che non possedevano nemmeno un cacciavite e che non erano decisamente in grado di smontare e rimontare un mobile.
Sfortunamente l'orribile libreria verde era talmente piccola e malridotta che passava tranquillamente dalla porta senza essere smontata, ed anche senza un cacciavite, i due omoni dei traslochi sono riusciti a farla arrivare nella casa nuova.
La libreria verde si trova attualmente nel mio sgabuzzino.
La famigliaInSe ha comprato una casa nuova in Westiria Lane.
Degli omaccioni dall'aria poco raccomandabile, hanno preso oggi possesso della nuova casa ed hanno iniziato a tirare giù muri e tetti ed a costruirne di nuovi in un lungo processo di ristrutturazione che vedra' la famigliaInSe sull'orlo di una crisi di nervi per almeno i prossimi 6 mesi.
Temo che il prossimo trasloco necessitera' qalcosina in piu' delle iniziali due valigie e quattro scatoloni.
Mi chiedo se riusciro' finalmente a liberarmi dell'orrida libreria verde, o se forse non sia il caso che ci faccia pace, che non la chiami piu' orrida e magari la ridipinga di un lilla calmante e gradevole.
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Wednesday, 17 April 2013
Un Anno Di Blog: Tutta la Verita'
Un anno fa, ad un mese dalla nascita del mio secondo bimbo, nasceva Comesenonbastasse. Un esercizio catartico per affrontare le ansie e le preoccupazioni di diventare mamma una seconda volta.
Ho deciso di affrontare questo secondo percorso con ironia ed un pizzichino di cinismo per esorcizzare fatiche, notti insonni e solitudine.
Ma perche' l'ho voluto fare?
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
E cosi' per una volta voglio regalarMI la verita', per questo piccolo anniversario voglio dire ad alta voce e senza fronzoli, quello che cerco di non ripetermi mai.
I primi quattro, cinque mesi di vita di mia figlia, sono stati fra i più bui e duri della mia vita.
Credevo di essere pronta e di essere forte. Non ero una ragazzina a cui era capitata una gravidanza non desiderata. Ero una donna di 31 anni, sposata, che aveva cercato con tutto il cuore quella bambina con suo marito.
Eppure non ce la facevo, e non riuscivo a perdonarmelo.
Diventare mamme per la prima volta può essere un percorso difficile e tortuoso.
Per me, nella mia vita da Expat, diventare mamma e' stato un percorso fatto di tante lacrime e tanta solitudine.
E' iniziato ad andare tutto storto all'ospedale, quando, dopo aver fatto nascere la bambina con la ventosa ed essere ancora sotto l'effetto della spinale, sono stata mollata da sola, incapace di muovermi, ma con una bimba di poche ora da accudire, cambiare, allattare, consolare.
Una volta a casa non c'erano amici e parenti a fare la coda per venire a trovarti, per vedere la bambina, per portarti orsacchiotti troppo grandi e cioccolatini troppo calorici.
C'eravamo io, lei ed il divano, dove passavo ore ad allattarla, ed una televisione silenziosa che continuava a ripetere immagini mute e prive di significato.
Ricordo quell'ombra che ogni mattina si infilava sotto le coperte, mi copriva i piedi, mi stringeva lo stomaco per poi attanagliarmi la gola.
Mi ricordo quell'angoscia che mi rendeva pesanti le gambe e rendeva lento e difficile ogni movimento.
Ricordo il magone ogni volta che Mr.M. si chiudeva la porta dietro di se per andare a lavorare.
Avevo un disperato bisogno che qualcuno si prendesse cura di me, di essere figlia ancora per un po', ma quell'esserino dallo sguardo impertinente non me lo permetteva.
Richiedeva le mie attenzioni ed il mio tempo, in continuazione. Ed io le davo tutto quello che potevo: tempo, attenzione ed amore fino allo sfinimento e fino a quando per me stessa non rimaneva piu' nulla.
MI ero sempre immaginata matrona divanata, che ammira la sua creatura dormire nella culla.
Invece mi sentivo gatto senza pelo, appallottolata su un divano ed incapace di muovermi, incapace di dormire, incapace di organizzare la mia vita e la sua.
E lei strillava. Ohhhh come strillava. Strillava alla mattina, al pomeriggio, alla sera. Era un'urlatrice di professione,un'ugola d'oro della culla. Ed io ne ero atterrita.
Ogni attivita' giornaliera era accompagnata da panico: panico perché dovevo fare la spesa, panico perché dovevo comprarle dei bodini nuovi, panico perché se la mettevo giù era disperata ma io avevo un altrettanto disperato bisogno di farmi una doccia.
E non ero capace a condividere questo urgano di emozioni che mi travolgeva ogni giorno, una pioggia battente di panico, ansia, stanchezza e felicita', certo, perché c'era anche quella in quel gran casino che avevo in testa.
Se mi veniva chiesto come stavo, sapevo solo dire "bene grazie, un po' stanca forse"
Oppure piangere, torrenzialmente, singhiozzando e facendomi venire occhi grandi e gonfi, ma le parole, le spiegazioni per tutte quelle lacrime, proprio non riuscivo a tirarle fuori. E no, non sono una persona facile da aiutare, perché trovo così difficile parlare!
Poi ho trovato modi per stare meglio, anche se non ero ancora riuscita a fare pace con me stessa.
Dovevo uscire, stare fuori, camminare. Sola, sempre. Sotto la pioggia, il vento e nel buio di un Gennaio londinese.
Mi sono trovata sotto la grandine in St.James.Park. a camminare senza ombrello, a pranzare in piedi dentro la stazione Victoria pur di non tornare a casa.
L'ho allattata nei parchi, in chiesa, da Starbucks, OVUNQUE, pur di essere fuori, vedere altre facce, sentire altre voci.
E mi ha aiutato.
Lei e' rimasta una piccola urlatrice indefessa, ma a poco a poco, con il passare dei mesi, io mi sentivo più sicura sulle mie gambe.
La mattina era sempre il momento più duro, accettare di mettere i piedi giù' dal letto ed affrontare la giornata era la battaglia più grande, ma i momenti di felicita' e di cieco amore verso mia figlia stavano decisamente prendendo il sopravvento ed ogni sera il bilancio era un po' più positivo del giorno precedente.
Fino a quando ho iniziato a divertirmi con lei, a fare cose CON lei e non solo per lei.
Ed e' arrivata una mattina in cui mi sono svegliata, e quell'ombra non c'era più ed ero solo la madre fortunata di una bimba bellissima, sana e vispa. Avevo di nuovo le forze per affrontare tutto il resto.
Ho ricominciato a leggere. Riuscivo a concentrarmi sulle pagine di un libro, esercizio che mi era stato impossibile fino al giorno precedente. Strano, banale, ma per me la prova che stavo bene.
Qunado si e' avvicinato il momento di partorire il mio secondo Bimbo, mi sono spesso chiesta:" ed ora? Se si ripete di nuovo tutto? Se sto male di nuovo? Adesso e' un casino, non me lo posso permettere!"
Ma quel percorso, tre anni fa, mi aveva cambiata, mi aveva fatta crescere e mi aveva permesso di diventare una madre felice e consapevole. Una madre capace di apprezzare solitudine e silenzio. Soprattutto mi aveva insegnato che l'inizio puo' essere durissimo e faticosissimo, ma la', in fondo al tunnel di allattamento e sbalzi ormonali, c'e' la promessa di una famiglia chiassosa e felice che sarà la tua ragione di vita.
P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.
P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.
Tuesday, 16 April 2013
Il Progetto "Everyday Sexism"
Un anno fa, Laura Bates, ha dato vita ad un progetto che ha chiamato "Everyday Sexism".
Laura Bates ha aperto una pagina su internet per invitare donne di ogni eta', provenienza ed estrazione sociale, a condividere episodi in cui sono state messe in difficolta' perche' donne, sono state insultate, sono state trattate in modo osceno, sono state fatte sentire inferiori o sono state semplicemente messe a tacere.
Il progetto e' nato senza fondi, senza pubblicita' e con scarsissima visibilita'.
Laura voleva solo provare a raccogliere un centinaio di storie per dimostrare che la discriminazione di genere esiste ancora e che vale la pena parlarne, e parlarne ancora, per fare in modo che qualcosa cambi e che le nostre figlie non ne debbano essere vittime.
Dopo un anno, il sito di Laura ha raccolto piu' di 25.000 storie di donne che sentivano la necessita' di condividere la loro esperienza, forse per sentirsi meno sole, per sentirsi parte di una comunita' o semplicemente per il puro bisogno di sfogarsi o forse di trovare una soluzione.
E' da tempo che seguo Laura sul suo sito
http://www.everydaysexism.com
e attraverso i twitt su @EverydaySexism
Oggi Laura ha raccontato la storia del suo progetto qui al "The Guardian", ed a un anno dal lancio del sito ha deciso di rendere questo progetto internazionale.
Mi ha contattata e contagiata con tutto il suo entusiasmo quando ha deciso di inaugurare la sezione in italiano del sito.
Potete trovare il link cliccando qui.
Vogliamo tapparci gli occhi e far finta che non ce ne sia bisogno?
L'Italia e' il paese del machismo dove un Berlusconi qualunque si puo' permettere siparietti come questo qui ai danni dell'impiegata di GreenPower. Ed e' solo uno fra mille.
Ne aveva gia' parlato Chiara di Ma Che Davvero, che raccoglie le sue riflessioni su italiani e "sexual harassment".
A voi non e' mai capitato di essere giudicate, additate e prese di mira solo perche' donne?
A volte sono episodi stupidi e banali, ai quali siamo talmente abituate da non farci piu' caso.
Al primo anno di universita' di Ingegneria Meccanica, commisi l'errore di indossare un paio di pantaloni corti durante l'orale di chimica. Presi 30. I commenti furono "facile prendere 30 mostrando le gambe".
Per tutti i 29 esami successivi mi presentai con pantaloni lunghi e vestiti al ginocchio.
Mi laureai con 110 e lode indossando un bel paio di pantaloni.
A volte invece sono episodi che ci mettono a rischio e ci fanno sentire vulnerabili.
Avevo 13 o 14 anni, ero in anticipo alla mia lezione di pianoforte e decisi di andare a fare due passi in corso Italia, per vedere il tramonto sul mare. Ero sola.
Sull'autobus un tipo di mezza eta' inizio' a fissarmi. Pazienza, capita.
Scesi dall'autobus, mi diressi alla passeggiata mare. Era Gennaio e con quel gran vento di tramontana, vicino al mare, non c'era nessuno.
Mi sedetti su una panchina e mi accorsi che il tipo dell'autobus era li', mi aveva seguita e continuava a fissarmi.
Mi alzai in fretta e furia e me ne andai, sapendo di averlo ancora dietro, ancora li' che mi seguiva.
E poi svani' nel nulla.
Il giorno dopo presi lo stesso autobus, alla stessa ora, per un'altra lezione di pianoforte.
Lo trovai li' ad aspettarmi alla fermata, ancora a fissarmi, e di nuovo inizio' a seguirmi per poi svanire.
Non dissi nulla, in fondo non mi aveva fatto niente no? Mi dava i brividi ma non mi aveva fatto niente no?
Dalla settimana successiva semplicemente cambiai autobus per andare alla mia lezione di pianoforte e per moltissimo tempo non andai piu' da sola ad ammirare il sole tramontare dietro al mare.
Se avete storie da raccontare e condividere, seguite Laura e la sua iniziativa.
Se pensate che possa essere utile, fate conoscere questo progetto, divulgate l'idea di una donna che sta cercando di fare qualcosa per altre donne.
Laura Bates ha aperto una pagina su internet per invitare donne di ogni eta', provenienza ed estrazione sociale, a condividere episodi in cui sono state messe in difficolta' perche' donne, sono state insultate, sono state trattate in modo osceno, sono state fatte sentire inferiori o sono state semplicemente messe a tacere.
Il progetto e' nato senza fondi, senza pubblicita' e con scarsissima visibilita'.
Laura voleva solo provare a raccogliere un centinaio di storie per dimostrare che la discriminazione di genere esiste ancora e che vale la pena parlarne, e parlarne ancora, per fare in modo che qualcosa cambi e che le nostre figlie non ne debbano essere vittime.
Dopo un anno, il sito di Laura ha raccolto piu' di 25.000 storie di donne che sentivano la necessita' di condividere la loro esperienza, forse per sentirsi meno sole, per sentirsi parte di una comunita' o semplicemente per il puro bisogno di sfogarsi o forse di trovare una soluzione.
E' da tempo che seguo Laura sul suo sito
http://www.everydaysexism.com
e attraverso i twitt su @EverydaySexism
Oggi Laura ha raccontato la storia del suo progetto qui al "The Guardian", ed a un anno dal lancio del sito ha deciso di rendere questo progetto internazionale.
Mi ha contattata e contagiata con tutto il suo entusiasmo quando ha deciso di inaugurare la sezione in italiano del sito.
Potete trovare il link cliccando qui.
Vogliamo tapparci gli occhi e far finta che non ce ne sia bisogno?
L'Italia e' il paese del machismo dove un Berlusconi qualunque si puo' permettere siparietti come questo qui ai danni dell'impiegata di GreenPower. Ed e' solo uno fra mille.
Ne aveva gia' parlato Chiara di Ma Che Davvero, che raccoglie le sue riflessioni su italiani e "sexual harassment".
A voi non e' mai capitato di essere giudicate, additate e prese di mira solo perche' donne?
A volte sono episodi stupidi e banali, ai quali siamo talmente abituate da non farci piu' caso.
Al primo anno di universita' di Ingegneria Meccanica, commisi l'errore di indossare un paio di pantaloni corti durante l'orale di chimica. Presi 30. I commenti furono "facile prendere 30 mostrando le gambe".
Per tutti i 29 esami successivi mi presentai con pantaloni lunghi e vestiti al ginocchio.
Mi laureai con 110 e lode indossando un bel paio di pantaloni.
A volte invece sono episodi che ci mettono a rischio e ci fanno sentire vulnerabili.
Avevo 13 o 14 anni, ero in anticipo alla mia lezione di pianoforte e decisi di andare a fare due passi in corso Italia, per vedere il tramonto sul mare. Ero sola.
Sull'autobus un tipo di mezza eta' inizio' a fissarmi. Pazienza, capita.
Scesi dall'autobus, mi diressi alla passeggiata mare. Era Gennaio e con quel gran vento di tramontana, vicino al mare, non c'era nessuno.
Mi sedetti su una panchina e mi accorsi che il tipo dell'autobus era li', mi aveva seguita e continuava a fissarmi.
Mi alzai in fretta e furia e me ne andai, sapendo di averlo ancora dietro, ancora li' che mi seguiva.
E poi svani' nel nulla.
Il giorno dopo presi lo stesso autobus, alla stessa ora, per un'altra lezione di pianoforte.
Lo trovai li' ad aspettarmi alla fermata, ancora a fissarmi, e di nuovo inizio' a seguirmi per poi svanire.
Non dissi nulla, in fondo non mi aveva fatto niente no? Mi dava i brividi ma non mi aveva fatto niente no?
Dalla settimana successiva semplicemente cambiai autobus per andare alla mia lezione di pianoforte e per moltissimo tempo non andai piu' da sola ad ammirare il sole tramontare dietro al mare.
Se avete storie da raccontare e condividere, seguite Laura e la sua iniziativa.
Se pensate che possa essere utile, fate conoscere questo progetto, divulgate l'idea di una donna che sta cercando di fare qualcosa per altre donne.
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Sunday, 14 April 2013
A Mom's work Never Ends
Ve l'ho gia' messo si feisssbuc, l'ho gia twitttato (Si, trovate la mammaInSe anche sui social e se non ci credete guardate le iconcine glitterose che con enorme fatica sono riuscita a mettervi qui di fianco), l'ho ascoltato 20 volte l'ho sparato a tutto volume per fare ballare Bibi e Bibo stamattina, visto che tanto dormire quei 5 minuti in piu' non era contemplato nel programma domenicale dei miei Bibi.
Comunque, per te mamma, che pensi che un giorno passera', che domani andra' meglio, che cresceranno, che capiranno, che ti apprezzeranno, che ti lasceranno dormire:
Lascia ogni speranza, guardati sto video e canta che ti passa:
P.S.: questo e' un piccolo contributo ironico per il Comitato Liberazione Mamma di 50 sfumature di mamma: Bellissima iniziativa per chi si chiede se tutto sto casino con i figli e' normale i se a noi hanno dato il modello difettoso (o se siamo difettose noi...). Tranquille, tutto normalissimo, ed arriveranno post piu' seri a confermarvelo!
Certo, capisco che se la domenica mattina non mi svegliate alle 6.30 vi levano subito il patentino di figli rompiballe e poi la mammaInSe cosa potrebbe scrivere nel blog se si ritrovasse due figlioli modello??
Lascia ogni speranza, guardati sto video e canta che ti passa:
Monday, 18 March 2013
MeNtereopatica
Ci sono quei giorno che nascono neri, bui, uggiosi tristi.
Ci sono quei giorni in cui uno si sveglia incazzato, l'altra si sveglia esagitata, quell'altro ancora non si sveglia proprio perche' non c'e' stato verso di farlo dormire.
Inizi la giornata cercando solo una scappatoia per stare un po' meglio, qualcosa, anche piccolo, che ti faccia intravedere il lato bello della vita, allenti un po' quel nodo allo stomaco che non va ne' in su ne' in giu'.
Sara' il tempo, questa maledetta primavera che si fa corteggiare e sospirare e non accenna ad arrivare.
Sara' questo cielo bianco, come la Cecita' di Saramago. Una Cecita' bianca che nasconde i colorie che soffoca il buonumore e stringe ancora un po' quel nodo allo stomaco che, mannaggia alla miseria, e' sempre li' nonostante tutti i miei tentativi di sbarazzarmene.
In questi casi c'e' solo una cosa che mi salva. Uscire. Camminare.
'fanculo la pioggia attaccata ai capelli. Si esce Bibo amore di mamma, si lo so che piove, fa freddo e ti si gela il nasino, ma la mamma oggi soffoca. Oggi si cammina.
Ecco adesso va meglio. Ho scovato una passeggiata nel verde e senza macchine che mi porta da casa al mio mega supermercato e nel mega supermercato c'e' Starbuck con il Chai latte che mi aspetta e che sicuramente mi migliorera' la giornata.
Sono cosi', sono strana.
Quando sto bene e sono felice ho voglia di starmene a casa, fra le mie cose, possibilmente da sola.
Ma quando quel bianco apatico non se ne vuole andare, allora vuol dire che ho bisogno di aria, di suole sull'asfalto e cuore perso altrove.
Fra uno scossone e l'altro, quello piccolo si e' addormentato ed io mi sono fermata. Solo per guardarlo un po'. Ed ho sentito il primo click. Il primo interruttore che si accendeva, il primo nodo che si scioglieva.
Con l'anima molto piu' sollevata ed i capelli molto più bagnati (ecco bravi, provate un po' a tenere l'ombrello mentre spingete un passeggino!), sono rientrata a casa dove la ragazza che mi aiuta con le pulizie stava finendo di rassettare e si preparava per andare.
Lavora qui da pochissimo, non ci conosciamo quasi perche' non c'e' lingua in comune.
Lei arriva alla mattina, con la sua fascia in testa, il suo sorriso pulito, ed un quadernino con tutte le frasi in inglese che le potrebbero servire.
Oggi aveva l'aria un po' triste. Ha preso in braccio il Bibo e se lo e' baciato. Ed aveva gli occhi umidi.
Anche io ho una figlia, mi dice, un po' a gesti e con qualche parola rubata a lingue diverse.
Ha cinque anni. E mi mostra orgogliosa la foto di una biondina sorridente.
Dove e' la tua bimba mentre lavori? Le chiedo io in qualche modo.
In Moldova, risponde lei, con la nonna. La rivedro' forse a Settembre.
Come OSO essere di cattivo umore e con il magone?
Come OSO dare la mia buona sorte per scontata?
Come OSO dimenticare quanto questa vita mi dia ogni giorno.
A volte pensiamo che quel che abbiamo sia dovuto e meritato. Perche' siamo delle brave persone, perche' non facciamo male a nessuno, perche' ci prendiamo cura dei nostri cari ed abbiamo sempre fatto il nostro dovere.
Be' no, non e' cosi! E sarebbe bene ripetercelo ogni giorno. Usare un po' di piu' la mente per riorganizzare le emozioni, soprattutto quelle negative. Usare un po' di prospettiva per giudicare la nostra vita.
Smettere di buttare via sorrisi preziosi per problemi di carta.
Ci sono quei giorni in cui uno si sveglia incazzato, l'altra si sveglia esagitata, quell'altro ancora non si sveglia proprio perche' non c'e' stato verso di farlo dormire.
Inizi la giornata cercando solo una scappatoia per stare un po' meglio, qualcosa, anche piccolo, che ti faccia intravedere il lato bello della vita, allenti un po' quel nodo allo stomaco che non va ne' in su ne' in giu'.
Sara' il tempo, questa maledetta primavera che si fa corteggiare e sospirare e non accenna ad arrivare.
Sara' questo cielo bianco, come la Cecita' di Saramago. Una Cecita' bianca che nasconde i colorie che soffoca il buonumore e stringe ancora un po' quel nodo allo stomaco che, mannaggia alla miseria, e' sempre li' nonostante tutti i miei tentativi di sbarazzarmene.
In questi casi c'e' solo una cosa che mi salva. Uscire. Camminare.
'fanculo la pioggia attaccata ai capelli. Si esce Bibo amore di mamma, si lo so che piove, fa freddo e ti si gela il nasino, ma la mamma oggi soffoca. Oggi si cammina.
Ecco adesso va meglio. Ho scovato una passeggiata nel verde e senza macchine che mi porta da casa al mio mega supermercato e nel mega supermercato c'e' Starbuck con il Chai latte che mi aspetta e che sicuramente mi migliorera' la giornata.
Sono cosi', sono strana.
Quando sto bene e sono felice ho voglia di starmene a casa, fra le mie cose, possibilmente da sola.
Ma quando quel bianco apatico non se ne vuole andare, allora vuol dire che ho bisogno di aria, di suole sull'asfalto e cuore perso altrove.
Fra uno scossone e l'altro, quello piccolo si e' addormentato ed io mi sono fermata. Solo per guardarlo un po'. Ed ho sentito il primo click. Il primo interruttore che si accendeva, il primo nodo che si scioglieva.
Con l'anima molto piu' sollevata ed i capelli molto più bagnati (ecco bravi, provate un po' a tenere l'ombrello mentre spingete un passeggino!), sono rientrata a casa dove la ragazza che mi aiuta con le pulizie stava finendo di rassettare e si preparava per andare.
Lavora qui da pochissimo, non ci conosciamo quasi perche' non c'e' lingua in comune.
Lei arriva alla mattina, con la sua fascia in testa, il suo sorriso pulito, ed un quadernino con tutte le frasi in inglese che le potrebbero servire.
Oggi aveva l'aria un po' triste. Ha preso in braccio il Bibo e se lo e' baciato. Ed aveva gli occhi umidi.
Anche io ho una figlia, mi dice, un po' a gesti e con qualche parola rubata a lingue diverse.
Ha cinque anni. E mi mostra orgogliosa la foto di una biondina sorridente.
Dove e' la tua bimba mentre lavori? Le chiedo io in qualche modo.
In Moldova, risponde lei, con la nonna. La rivedro' forse a Settembre.
Come OSO essere di cattivo umore e con il magone?
Come OSO dare la mia buona sorte per scontata?
Come OSO dimenticare quanto questa vita mi dia ogni giorno.
A volte pensiamo che quel che abbiamo sia dovuto e meritato. Perche' siamo delle brave persone, perche' non facciamo male a nessuno, perche' ci prendiamo cura dei nostri cari ed abbiamo sempre fatto il nostro dovere.
Be' no, non e' cosi! E sarebbe bene ripetercelo ogni giorno. Usare un po' di piu' la mente per riorganizzare le emozioni, soprattutto quelle negative. Usare un po' di prospettiva per giudicare la nostra vita.
Smettere di buttare via sorrisi preziosi per problemi di carta.
Monday, 14 January 2013
Tre di Tre
Mentre il blog prendeva la polvere, noi ci siamo presi qualche chilo di troppo da riportarci a casa dopo le feste. Fra festeggiamenti, gordi e bagordi, c'e' stato anche il compleanno della Bibi, che ormai dall'alto dei suo tre anni regala perle di saggezza a destra e a manca e mette in riga chiunque le capiti a tiro.
E gia' che fra Natale, Capodanno e Feste comandate non ne avevamo abbastanza, quest'anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno della Bibi non una, non due, ma ben tre volte!
E quando a panettone e pandori aggiungi pure l'importo calorico di tre torte di compleanno e' meglio che ti metti il cuore in pace: cara mammainse, smetti di andare in giro in tuta aspettando di rientrare in quei meravigliosi jeans di Moschino. Potresti rimanere in tuta per il resto dei tuoi giorni e, credimi cara, non e' dignitoso e NON aiuta l'autostima (a dire la verita' non aiuta nemmeno a tenersi il marito ma questa e' un'altra storia...)
Ma ritornando al compleanno, dopo la festa in Italia, dopo la festa all'asilo, mi sono sentita in dovere di organizzarle la festa anche a casa. Forse per farmi perdonare di averla fatta nascere durante le vacanze di Natale, fra Capodanno e la Befana, costringendola ad un futuro di "regali unici" e torte di compleanno detox ai 5 cereali.
Allora per iniziare a scontare i sensi di colpa per tale data di nascita, ho invitato le sue amichette del cuore a devastarmi la casa.
Tempo fa da qualche parte ho letto che il numero giusto di bambini per una festa di compleanno e' il numero di anni del festeggiato piu' uno: quindi per i tre anni si dovrebbero avere 4 bambini.
Ho subito fato mio questo concetto di altissima pedagogia:
" No scusa cara vicina di casa con tre pargoli indemoniati, non ti posso invitare, mi manderai i bambini ad imbrattarmi i muri l'anno prossimo"
Cosi, con un numero limitato di donzelline treenni, sono riuscita ad organizzare qualcosa di un po' piu' strutturato del solito "lasciale correre impazzite per casa finche' non si accasciano dalla stanchezza".
Mi sentivo in vena di farfalle, e cosi i festeggiamenti della Bibi sono stati tutto uno sfarfallio di cartavelina rosa che ho pazientemente tagliato, incollato ed appeso
Ho poi approfittato del fatto che carnevale sia alle porte ed ho comprato nastrini, colla glitterata, paillette ed adesivi per creare delle maschere farfallose per le signorinelle invitate. Ora, l'attivita' di decorazione delle maschere era pensata per le bambine, la verita' e' che le mamme sono impazzite e non riuscivo piu' a staccare loro dalle mani i millemila tubetti di colla glitterata!!!
E poi chiaramente non poteva mancare la torta di compleanno!
Altre farfalle, altri brillantini, lo so, si e' trasformata nella saga del trashic, ma grazie a Dio ha solo tre anni ed un gusto particolare per il pacchiano! Avra' tempo per rinfacciami tutto questo negli anni dell'adolescenza, sperando che non mi costi anche mesi di stipendio dall'analista!
Le e' anche arrivata la sua prima Barbie con tanto di borse, scarpe tacco 12 ed un armadio di vestiti che Paris Hilton le fa un baffo! Non mi ricordavo che il guardaroba di Barbie tendesse inequivocabilmente allo stile Ilona-Staller-Anni-80.
Una Bibi vagamente perplessa mi ha chiesto:" Mamma, ma io posso giocare con questa signora?"
Si, amore di mamma, certo che ci puoi giocare! Diventera' amica e modello, ti provochera' complessi con quelle sue gambe troppo lunghe e tette troppo grosse e ti fara' rasentare l'anoressia almeno una volta nella vita. Pero' per ora gioca amore, gioca!!
E gia' che fra Natale, Capodanno e Feste comandate non ne avevamo abbastanza, quest'anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno della Bibi non una, non due, ma ben tre volte!
E quando a panettone e pandori aggiungi pure l'importo calorico di tre torte di compleanno e' meglio che ti metti il cuore in pace: cara mammainse, smetti di andare in giro in tuta aspettando di rientrare in quei meravigliosi jeans di Moschino. Potresti rimanere in tuta per il resto dei tuoi giorni e, credimi cara, non e' dignitoso e NON aiuta l'autostima (a dire la verita' non aiuta nemmeno a tenersi il marito ma questa e' un'altra storia...)
Ma ritornando al compleanno, dopo la festa in Italia, dopo la festa all'asilo, mi sono sentita in dovere di organizzarle la festa anche a casa. Forse per farmi perdonare di averla fatta nascere durante le vacanze di Natale, fra Capodanno e la Befana, costringendola ad un futuro di "regali unici" e torte di compleanno detox ai 5 cereali.
Allora per iniziare a scontare i sensi di colpa per tale data di nascita, ho invitato le sue amichette del cuore a devastarmi la casa.
Tempo fa da qualche parte ho letto che il numero giusto di bambini per una festa di compleanno e' il numero di anni del festeggiato piu' uno: quindi per i tre anni si dovrebbero avere 4 bambini.
Ho subito fato mio questo concetto di altissima pedagogia:
" No scusa cara vicina di casa con tre pargoli indemoniati, non ti posso invitare, mi manderai i bambini ad imbrattarmi i muri l'anno prossimo"
Cosi, con un numero limitato di donzelline treenni, sono riuscita ad organizzare qualcosa di un po' piu' strutturato del solito "lasciale correre impazzite per casa finche' non si accasciano dalla stanchezza".
Mi sentivo in vena di farfalle, e cosi i festeggiamenti della Bibi sono stati tutto uno sfarfallio di cartavelina rosa che ho pazientemente tagliato, incollato ed appeso
Qui sotto c'e' la maschera della Bibi, per asciugare i 4 cm di glitters che ci ha versato sopra ci sono voluti un paio di giorni, ma adesso e' finalmente pronta!!
E poi chiaramente non poteva mancare la torta di compleanno!
Altre farfalle, altri brillantini, lo so, si e' trasformata nella saga del trashic, ma grazie a Dio ha solo tre anni ed un gusto particolare per il pacchiano! Avra' tempo per rinfacciami tutto questo negli anni dell'adolescenza, sperando che non mi costi anche mesi di stipendio dall'analista!
Le e' anche arrivata la sua prima Barbie con tanto di borse, scarpe tacco 12 ed un armadio di vestiti che Paris Hilton le fa un baffo! Non mi ricordavo che il guardaroba di Barbie tendesse inequivocabilmente allo stile Ilona-Staller-Anni-80.
Una Bibi vagamente perplessa mi ha chiesto:" Mamma, ma io posso giocare con questa signora?"
Si, amore di mamma, certo che ci puoi giocare! Diventera' amica e modello, ti provochera' complessi con quelle sue gambe troppo lunghe e tette troppo grosse e ti fara' rasentare l'anoressia almeno una volta nella vita. Pero' per ora gioca amore, gioca!!
Tuesday, 11 December 2012
Futili Divagazioni su Mamme e Mezzi Pubblici
E' tutto iniziato con un tweet di lamentele su mamme che al mattino usano mezzi pubblici e non piegano i passeggini. Che i passeggini sull'autobus vanno chiusi, che se i bambini sono piccoli allora bisogna usare il marsupio, che allora mamme con passeggini dovrebbero uscire alle 11 e non alle 8 del mattino durante l'ora di punta di "chi lavora" (questo l'ho sottointeso io).
Credo i toni siano stati dettati dallo stress mattutino di chi si ritrova a scavalcare orde di umanita' per riuscire a salire su un benedettissimo autobus, ma il concetto era abbastanza chiaro.
Ed allora io che devo mollare il bambino al nido o ai nonni, o alla tata, o devo andare dal dottore cosa devo fare? Chiedere l'ombrello a Mary Poppins e muovermi volando? Oppure devo provare con i pattini a rotelle mentre spingo il passeggino? Se sono da sola con un bimbo che non ha ancora raggiunto la fase "bipede" che faccio? Con un braccio tengo il bimbo, con l'altro chiudo il passeggino ed alla prima curva spacco la rotula della vecchietta davanti dopo esserle rovinosamente caduta addosso? Se poi di bambini ne ho due che fate? Mi mettete il veto di muovermi di casa se non auto-munita fatta eccezione per il fine settimana?
Forse dopo anni di vita all'estero mi sono "assuefatta" ai miei diritti e mi scoccia enormemente farmeli togliere. Sono abituata a delle regole che, guarda caso, funzionano e che le persone tendono ad accettare.
Sugli autobus c'e' una piccola zona riservata a due passeggini o ad una carrozzella per disabili. Chiunque stazioni in quest'area ha il dovere di spostarsi se salgono mamme con passeggini, a prescindere da quanto il resto dell'autobus sia pieno.
Se e' occupata da altri passeggini devi aspettare l'autobus successivo (o piegare il tuo passeggino se puoi).
Se alla fermata successiva un disabile con carrozzella vuole salire, le mamme con i passeggini scendono e lasciano il posto a chi ha la precedenza.
Il tutto (di solito) accade senza sbuffi, senza lamenti e senza crisi isteriche.
Continuo a chiedermi esterefatta perche' da noi certe cose non debbano funzionare. Perche' il diritto di una minoranza debba essere necessariamente visto come un danno alla maggioranza. E no, non sto solo parlando di mamme e passeggini!
Perche' da noi un disabile non puo' avere la possibilita' di muoversi da solo da casa, di prendere un autobus ed andare al lavoro? Ci sono realta' piu' illuminate in Italia che io non conosco?
Ho visto un autista negare la corsa ad un ragazzo in carrozzella perche' l'autobus era pieno e non aveva il tempo di fare manovra per accostarsi al marciapiedi ed estrarre la pedana. Veramente ci costa cosi tanto?
E' solo un problema di disgraziata organizzazione del sistema di trasporto pubblico, o siamo anche noi cittadini a non semplificare le cose?
Ho imparato a convivere con i difetti del mondo anglosassone, con il cieco rispetto delle regole e delle code e la totale incapacita' di saper "chiudere un occhio" anche quando semplificherebbe la vita a tutti quanti. Allo stesso modo devo pero' apprezzare e condividere un rispetto della pluralità e del pubblico che da noi va a discrezione della persona e che qui e' riconosciuta come regola del vivere civile in una comunita'. Dove in metropolitana ho sempre trovato qualcuno che mi aiutasse a portare il passeggino su e giu per le scale, dove mi e' sempre stato offerto il posto quando ero incinta, dove sono stata aiutata a salire sul treno dei pendolari all'ora di punta nonstante passeggino e bambina urlante.
E scusate per i rantolamenti, ma la mia sensibilita' non eccessivamente permalosa, si sente dolorosamente chiamata in causa al concetto del:" se procreate e' un problema vostro e non degli altri utenti dei mezzi di trasporto", che potrebbe rovinosamente traslarsi nel "se dovete muovervi in carrozzella all'ora di punta e' un problema vostro...." etc..etc..etc..
Credo i toni siano stati dettati dallo stress mattutino di chi si ritrova a scavalcare orde di umanita' per riuscire a salire su un benedettissimo autobus, ma il concetto era abbastanza chiaro.
Ed allora io che devo mollare il bambino al nido o ai nonni, o alla tata, o devo andare dal dottore cosa devo fare? Chiedere l'ombrello a Mary Poppins e muovermi volando? Oppure devo provare con i pattini a rotelle mentre spingo il passeggino? Se sono da sola con un bimbo che non ha ancora raggiunto la fase "bipede" che faccio? Con un braccio tengo il bimbo, con l'altro chiudo il passeggino ed alla prima curva spacco la rotula della vecchietta davanti dopo esserle rovinosamente caduta addosso? Se poi di bambini ne ho due che fate? Mi mettete il veto di muovermi di casa se non auto-munita fatta eccezione per il fine settimana?
Forse dopo anni di vita all'estero mi sono "assuefatta" ai miei diritti e mi scoccia enormemente farmeli togliere. Sono abituata a delle regole che, guarda caso, funzionano e che le persone tendono ad accettare.
Sugli autobus c'e' una piccola zona riservata a due passeggini o ad una carrozzella per disabili. Chiunque stazioni in quest'area ha il dovere di spostarsi se salgono mamme con passeggini, a prescindere da quanto il resto dell'autobus sia pieno.
Se e' occupata da altri passeggini devi aspettare l'autobus successivo (o piegare il tuo passeggino se puoi).
Se alla fermata successiva un disabile con carrozzella vuole salire, le mamme con i passeggini scendono e lasciano il posto a chi ha la precedenza.
Il tutto (di solito) accade senza sbuffi, senza lamenti e senza crisi isteriche.
Continuo a chiedermi esterefatta perche' da noi certe cose non debbano funzionare. Perche' il diritto di una minoranza debba essere necessariamente visto come un danno alla maggioranza. E no, non sto solo parlando di mamme e passeggini!
Perche' da noi un disabile non puo' avere la possibilita' di muoversi da solo da casa, di prendere un autobus ed andare al lavoro? Ci sono realta' piu' illuminate in Italia che io non conosco?
Ho visto un autista negare la corsa ad un ragazzo in carrozzella perche' l'autobus era pieno e non aveva il tempo di fare manovra per accostarsi al marciapiedi ed estrarre la pedana. Veramente ci costa cosi tanto?
E' solo un problema di disgraziata organizzazione del sistema di trasporto pubblico, o siamo anche noi cittadini a non semplificare le cose?
Ho imparato a convivere con i difetti del mondo anglosassone, con il cieco rispetto delle regole e delle code e la totale incapacita' di saper "chiudere un occhio" anche quando semplificherebbe la vita a tutti quanti. Allo stesso modo devo pero' apprezzare e condividere un rispetto della pluralità e del pubblico che da noi va a discrezione della persona e che qui e' riconosciuta come regola del vivere civile in una comunita'. Dove in metropolitana ho sempre trovato qualcuno che mi aiutasse a portare il passeggino su e giu per le scale, dove mi e' sempre stato offerto il posto quando ero incinta, dove sono stata aiutata a salire sul treno dei pendolari all'ora di punta nonstante passeggino e bambina urlante.
E scusate per i rantolamenti, ma la mia sensibilita' non eccessivamente permalosa, si sente dolorosamente chiamata in causa al concetto del:" se procreate e' un problema vostro e non degli altri utenti dei mezzi di trasporto", che potrebbe rovinosamente traslarsi nel "se dovete muovervi in carrozzella all'ora di punta e' un problema vostro...." etc..etc..etc..
Monday, 3 December 2012
Proprio Ora, Proprio in Questo Istante
E no, non avevo programmato di scrivere questo post, anzi a dire la verita' avrei un migliaio di cose da fare in questa pausa-pisolino-Bibo, ma so che se non lo scrivo adesso, poi passa la magia e mi ritrovo con la solita cinica-ironica-me. Ed invece mi voglio ricordare di come mi sento ora, in questo precisissimo momento.
Perche' proprio ora, proprio in questo istante, non vorrei essere in nessun altro luogo se non qui, non vorrei essere nessun altro se non me stessa e non vorrei avere nulla in piu' di quel che ho gia'.
Ed allora per una volta, per questo Natale, non voglio chiedere, ma voglio ringraziare.
Voglio ringraziare per quella pieghina nel collo del Bibo dove infilo il naso tutte le volte che mi sento un po' giu'.
Perche' in quella pieghina del collo c'e' la sicurezza delle cose importanti.
Voglio ringraziare per gli occhi di mia figlia, che sono furbi e magnetici e preziosi. E quando guardo qei suoi occhi vedo il mare e tutto cio' che di bello la vita ha da offrire.
Voglio ringraziare per le mattine in cui sento dei piedini piccoli che attraversano il corridoio, per un musino che spunta dalla porta per annunciare che e' mattina, ma che tutto sommato avrebbe voglia di venire ad accoccolarsi ancora per dieci minuti vicino a mamma e babbo.
Voglio ringraziare per i sorrisi sdentati che il Bibo regala felice a chiunque abbia il tempo di dargli un po' di attenzione.
Voglio ringraziare per avere il tempo di far crescere i miei figli e di non perdermi nemmeno un istante della loro vita.
E lo so che domani saro' qui a lamentarmi perche' sono stanca, perche' vorrei un po' di liberta', perche' vorrei avere il tempo di farmi un doccia, perche' i capricci io proprio non li sopporto piu' perche', perche' perche'....
Ma oggi no, oggi va tutto bene. Anche quei chili che mi si sono amorevolmente appiccicati al giro vita, anche le pappine che mi vengono sputacchiate sui vestiti puliti, anche la pioggia che mi fa venire freddo ai piedi.
Oggi voglio solo farmi una "mental note" per ricordarmi di quanto sia speciale avere dei bambini piccini in casa, dell'affetto incontaminato di cui solo loro sanno avvolgerti. Del privilegio di essere il loro punto fermo, la loro bussola, l'amore di cui nessuno potra' mai privarli.
Perche' ragazza mia, ricordatelo bene, stanotte vai a dormire e domani avrai gia' per casa una ragazzina con la frangia troppo lunga e la gonna troppo corta ed un ragazzino con i pantaloni a sigaretta e la pettinatura alla OASIS. Ed a quel punto saranno troppo orgogliosi per infilarsi nel lettone a chiedere le coccole e si vergogneranno della mamma attempatella che cerca di baciarli ogni volta che escono di casa!
Perche' proprio ora, proprio in questo istante, non vorrei essere in nessun altro luogo se non qui, non vorrei essere nessun altro se non me stessa e non vorrei avere nulla in piu' di quel che ho gia'.
Ed allora per una volta, per questo Natale, non voglio chiedere, ma voglio ringraziare.
Voglio ringraziare per quella pieghina nel collo del Bibo dove infilo il naso tutte le volte che mi sento un po' giu'.
Perche' in quella pieghina del collo c'e' la sicurezza delle cose importanti.
Voglio ringraziare per gli occhi di mia figlia, che sono furbi e magnetici e preziosi. E quando guardo qei suoi occhi vedo il mare e tutto cio' che di bello la vita ha da offrire.
Voglio ringraziare per le mattine in cui sento dei piedini piccoli che attraversano il corridoio, per un musino che spunta dalla porta per annunciare che e' mattina, ma che tutto sommato avrebbe voglia di venire ad accoccolarsi ancora per dieci minuti vicino a mamma e babbo.
Voglio ringraziare per i sorrisi sdentati che il Bibo regala felice a chiunque abbia il tempo di dargli un po' di attenzione.
Voglio ringraziare per avere il tempo di far crescere i miei figli e di non perdermi nemmeno un istante della loro vita.
E lo so che domani saro' qui a lamentarmi perche' sono stanca, perche' vorrei un po' di liberta', perche' vorrei avere il tempo di farmi un doccia, perche' i capricci io proprio non li sopporto piu' perche', perche' perche'....
Ma oggi no, oggi va tutto bene. Anche quei chili che mi si sono amorevolmente appiccicati al giro vita, anche le pappine che mi vengono sputacchiate sui vestiti puliti, anche la pioggia che mi fa venire freddo ai piedi.
Oggi voglio solo farmi una "mental note" per ricordarmi di quanto sia speciale avere dei bambini piccini in casa, dell'affetto incontaminato di cui solo loro sanno avvolgerti. Del privilegio di essere il loro punto fermo, la loro bussola, l'amore di cui nessuno potra' mai privarli.
Perche' ragazza mia, ricordatelo bene, stanotte vai a dormire e domani avrai gia' per casa una ragazzina con la frangia troppo lunga e la gonna troppo corta ed un ragazzino con i pantaloni a sigaretta e la pettinatura alla OASIS. Ed a quel punto saranno troppo orgogliosi per infilarsi nel lettone a chiedere le coccole e si vergogneranno della mamma attempatella che cerca di baciarli ogni volta che escono di casa!
Monday, 19 November 2012
Conciliare Famiglia e Lavoro?
Uh come scotta. Fa male solo a parlarne, eppure se non se ne parla e non si fa brainstorming tutte insieme, e' impossibile trovare una soluzione.
La conciliazione fra donne a lavoro e' un tema che scotta, e' una rete in cui tutte rimaniamo impigliate e da cui nessuno e' in grado di liberarci.
Ci trasformiamo in acrobate, con tabelle di marcia rigorosissime; buttiamo in macchina bambini assonnati e ci tuffiamo senza paura in mezzo al traffico piu' terribile per raggiungere asili/nonni/babysitters, pacheggiare, timbrare il cartellino, sedersi alla scrivania, lavorare....
Tutto piu' o meno sembra funzionare fino a quando non arriva l'imprevisto.
Perche' diciamocelo, prima o poi l'imprevisto arriva, e magari piu' di uno, e magari nella stessa settimana in cui avevamo quel meeting importantissimo, o in cui la nostra collega non c'e' e noi non possiamo proprio mancare.
Potrebbe essere un bimbo ammalato, la babysitter con il gomito che le fa contatto con il piede o la nonna che e' rimasta chiusa in ascensore e no, il bimbo oggi proprio non ce lo puo' tenere.
Senza parlare di vacanze estive, invernali, pasquali, tutte situazioni di estrema gioia per un bambino, e di stress indicibile per la mamma lavoratrice.
In questi casi se esistesse un "asilo aziendale", la vita di tante mamme e di tanti bimbi potrebbe migliorare notevolmente.
Sono realta' che ho visto funzionare qui in Inghilterra e che ho provato con mano.
L'asilo e' a disposizione delle famiglie gratuitamente per un numero limitato di giorni all'anno, in modo da coprire le emergenze. In caso di necessita' straordinarie (che ne so', la babysitter e' fuggita in Brasile a ballare la Samba) e' possibile prenotare per periodi piu' lunghi, pagando una tariffa concordata.
OK, questo e' chiedere molto, ma a volte si potrebbe risolvere con molto meno: ad esempio rendere disponibili spazi all'interno dell'azienda dove i bambini possano essere accuditi da una babysitter pagata in comune da piu' mamme. I costi verrebbero ridotti, senza contare gli spostamenti funamboleschi in una citta' piegata a costante traffico. Una soluzione di questo genere potrebbe risolvere le ore del doposcuola, o parte delle vacanze estive.
Ci vuole organizzazione da parte dell'azienda in questione, certo! Ci vogliono anche investimenti! Soprattutto pero' e' necessaria la volonta' di andare incontro alle persone, tenendo conto che la famiglia e' la base del nostro tessuto sociale ed andrebbe difesa, non continuamente penalizzata!
Questo post partecipa al BlogTank di Donna Moderna Bambino.
Qui il post originale
La conciliazione fra donne a lavoro e' un tema che scotta, e' una rete in cui tutte rimaniamo impigliate e da cui nessuno e' in grado di liberarci.
Ci trasformiamo in acrobate, con tabelle di marcia rigorosissime; buttiamo in macchina bambini assonnati e ci tuffiamo senza paura in mezzo al traffico piu' terribile per raggiungere asili/nonni/babysitters, pacheggiare, timbrare il cartellino, sedersi alla scrivania, lavorare....
Tutto piu' o meno sembra funzionare fino a quando non arriva l'imprevisto.
Perche' diciamocelo, prima o poi l'imprevisto arriva, e magari piu' di uno, e magari nella stessa settimana in cui avevamo quel meeting importantissimo, o in cui la nostra collega non c'e' e noi non possiamo proprio mancare.
Potrebbe essere un bimbo ammalato, la babysitter con il gomito che le fa contatto con il piede o la nonna che e' rimasta chiusa in ascensore e no, il bimbo oggi proprio non ce lo puo' tenere.
Senza parlare di vacanze estive, invernali, pasquali, tutte situazioni di estrema gioia per un bambino, e di stress indicibile per la mamma lavoratrice.
In questi casi se esistesse un "asilo aziendale", la vita di tante mamme e di tanti bimbi potrebbe migliorare notevolmente.
Sono realta' che ho visto funzionare qui in Inghilterra e che ho provato con mano.
L'asilo e' a disposizione delle famiglie gratuitamente per un numero limitato di giorni all'anno, in modo da coprire le emergenze. In caso di necessita' straordinarie (che ne so', la babysitter e' fuggita in Brasile a ballare la Samba) e' possibile prenotare per periodi piu' lunghi, pagando una tariffa concordata.
OK, questo e' chiedere molto, ma a volte si potrebbe risolvere con molto meno: ad esempio rendere disponibili spazi all'interno dell'azienda dove i bambini possano essere accuditi da una babysitter pagata in comune da piu' mamme. I costi verrebbero ridotti, senza contare gli spostamenti funamboleschi in una citta' piegata a costante traffico. Una soluzione di questo genere potrebbe risolvere le ore del doposcuola, o parte delle vacanze estive.
Ci vuole organizzazione da parte dell'azienda in questione, certo! Ci vogliono anche investimenti! Soprattutto pero' e' necessaria la volonta' di andare incontro alle persone, tenendo conto che la famiglia e' la base del nostro tessuto sociale ed andrebbe difesa, non continuamente penalizzata!
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Friday, 2 November 2012
The Men's Flu
E' arrivato l'inverno. Maledizione.
No, l'autunno non l'abbiamo visto, un giorno c'erano le foglie verdi, il giorno dopo quelle gialle e rosse erano già tutte per terra ed il termometro segnava 8 gradi. Ecco. E' arrivato l'inverno. Ri-maledizione.
E con l'inverno sono arrivati i virus e le magagne di casainSe sono esponenzialmente aumentate.
La prima caduta in battaglia e' stata La Bibi, che si e' fatta una settimana di febbre alta alternando stati di euforia compulsiva a botte di roncoglionimento totale. Poveranima.
Il problema di una quasi-treenne con la febbre e' che non se la sa ancora godere. Vuoi mettere quando stai malino ma non malissimo, hai un'ottima scusa per non andare a scuola e non studiare e te ne puoi stare a letto a sonnecchiare tutto il giorno o a guardare "junk-tv" rincantucciata sul divano avvolta dalla vestaglia a pois rosa (no, ma che, mica ce l'ho...)? Una quasi-treenne queste cose non le sa ancora apprezzare, sa solo che non la porti al parco, che a casa si rompe e che lo sciroppo per la tosse le fa veramente schifo!
Il bersaglio successivo del virus e' stata la quiscrivente mammainSE che se l'e' vista bruttina da domenica scorsa e che da ieri ha ricominciato a vedere la luce della salute che torna.
La mammainSE ha scoperto che gestire due pupi dalla mattina alla sera e' dura, ma gestire due pupi dalla mattina alla sera con 38.5 di febbre, senza voce ed un maldigola che ti porta via e' un vero e proprio inferno.
Spiegalo alla pupa che no, le canzoncine dalla mattina alla sera non le puoi cantare perche' la voce ti e' scesa di un paio di ottave e che appena provi a proferire parola ti parte l'attacco di tosse killer e ti perdi un polmone per casa.
Se non altro non sono incinta ed ho smesso di allattare il che vuol dire che posso prendere tutte le medicine che il mio stomaco si sente di digerire. E cosi, per sopravvivere a lunghe giornate con i nani, mi sono letteralmente drogata di medicine: paracetamolo, ibuprofene, fenilefrina, guaifenesina, caffeina, losanghe lenitive antibiotiche, spray nasali e confezione famiglia di fazzolettini mentolati.
E cosi la mammainSE e' sopravvissuta, i nani pure e la casa non e' andata in malora.
E poi. E' Successo.
La Tragedia.
La Calamita'.
Lui. L'uomo (grande) e forte di casa.
Proprio lui, Mr.M. ha annunciato: ho maldigola, mi sto ammalando.
Posso sopravvivere ad orde di bambini dal naso moccicoso che urlano e mi impestano casa, posso sopravvivere ad una settimana rinchiusa in casa da sola con due nani ammalati, posso sopravvivere a due nani bisognosi e lamentosi mentre io sono ammalatissima, ma no, la Men's Flu e' troppo anche per me.
Si sa che qualunque forma influenzale possa colpire donne e bambini, non sara' mai grave, dolorosa e di lenta guarigione come la Men's Flu. Perche' la Men's Flu non e' un mero virus. E' uno stato mentale oltre che fisico. E' il guerriero di casa messo K.O. da una manciata di germi e bacilli che sfuggono al suo minuzioso controllo.
La Men's Flu sgretola anche le piu' grandi personalita', li toglie dal timone del comando e li fa ritornare bambini.
Bisognosi, con gli occhioni umidicci e le orecchie basse e depresse, alla continua ricerca di supporto e comprensione.
Non camminano. Strascicano.
Non parlano. Gemono.
Non chiedono. Implorano.
Deambulano stancamente dal letto al divano e dal divano al letto, lasciando scie di fazzolettini e di stick per il naso.
E si lamentano. O. Come. Si. Lamentano.
Speriamo che Santo Paracetamolo ache questa volta compia il miracolo, ci restituisca l'uomo di casa con tutte le sue virtu' e ci conceda una weekend lontano da fazzolettini moccicosi !
No, l'autunno non l'abbiamo visto, un giorno c'erano le foglie verdi, il giorno dopo quelle gialle e rosse erano già tutte per terra ed il termometro segnava 8 gradi. Ecco. E' arrivato l'inverno. Ri-maledizione.
E con l'inverno sono arrivati i virus e le magagne di casainSe sono esponenzialmente aumentate.
La prima caduta in battaglia e' stata La Bibi, che si e' fatta una settimana di febbre alta alternando stati di euforia compulsiva a botte di roncoglionimento totale. Poveranima.
Il problema di una quasi-treenne con la febbre e' che non se la sa ancora godere. Vuoi mettere quando stai malino ma non malissimo, hai un'ottima scusa per non andare a scuola e non studiare e te ne puoi stare a letto a sonnecchiare tutto il giorno o a guardare "junk-tv" rincantucciata sul divano avvolta dalla vestaglia a pois rosa (no, ma che, mica ce l'ho...)? Una quasi-treenne queste cose non le sa ancora apprezzare, sa solo che non la porti al parco, che a casa si rompe e che lo sciroppo per la tosse le fa veramente schifo!
Il bersaglio successivo del virus e' stata la quiscrivente mammainSE che se l'e' vista bruttina da domenica scorsa e che da ieri ha ricominciato a vedere la luce della salute che torna.
La mammainSE ha scoperto che gestire due pupi dalla mattina alla sera e' dura, ma gestire due pupi dalla mattina alla sera con 38.5 di febbre, senza voce ed un maldigola che ti porta via e' un vero e proprio inferno.
Spiegalo alla pupa che no, le canzoncine dalla mattina alla sera non le puoi cantare perche' la voce ti e' scesa di un paio di ottave e che appena provi a proferire parola ti parte l'attacco di tosse killer e ti perdi un polmone per casa.
Se non altro non sono incinta ed ho smesso di allattare il che vuol dire che posso prendere tutte le medicine che il mio stomaco si sente di digerire. E cosi, per sopravvivere a lunghe giornate con i nani, mi sono letteralmente drogata di medicine: paracetamolo, ibuprofene, fenilefrina, guaifenesina, caffeina, losanghe lenitive antibiotiche, spray nasali e confezione famiglia di fazzolettini mentolati.
E cosi la mammainSE e' sopravvissuta, i nani pure e la casa non e' andata in malora.
E poi. E' Successo.
La Tragedia.
La Calamita'.
Lui. L'uomo (grande) e forte di casa.
Proprio lui, Mr.M. ha annunciato: ho maldigola, mi sto ammalando.
Posso sopravvivere ad orde di bambini dal naso moccicoso che urlano e mi impestano casa, posso sopravvivere ad una settimana rinchiusa in casa da sola con due nani ammalati, posso sopravvivere a due nani bisognosi e lamentosi mentre io sono ammalatissima, ma no, la Men's Flu e' troppo anche per me.
Si sa che qualunque forma influenzale possa colpire donne e bambini, non sara' mai grave, dolorosa e di lenta guarigione come la Men's Flu. Perche' la Men's Flu non e' un mero virus. E' uno stato mentale oltre che fisico. E' il guerriero di casa messo K.O. da una manciata di germi e bacilli che sfuggono al suo minuzioso controllo.
La Men's Flu sgretola anche le piu' grandi personalita', li toglie dal timone del comando e li fa ritornare bambini.
Bisognosi, con gli occhioni umidicci e le orecchie basse e depresse, alla continua ricerca di supporto e comprensione.
Non camminano. Strascicano.
Non parlano. Gemono.
Non chiedono. Implorano.
Deambulano stancamente dal letto al divano e dal divano al letto, lasciando scie di fazzolettini e di stick per il naso.
E si lamentano. O. Come. Si. Lamentano.
Speriamo che Santo Paracetamolo ache questa volta compia il miracolo, ci restituisca l'uomo di casa con tutte le sue virtu' e ci conceda una weekend lontano da fazzolettini moccicosi !
Friday, 19 October 2012
Da Dove Arrivano I Ricordi?
Ve lo siete mai chiesti? Cosa e' che li fa scaturire?
Abbiamo tutte queste informazioni, immagini, parole, sensazioni, che ci seguono ovunque andiamo. Sono una vecchia coperta, che a volte troviamo in qualche angolo di casa ed in cui decidiamo di avvolgerci e lasciarci coccolare e riscaldare, almeno per un po'!
Ma chi e' che lascia la coperta in giro per casa? Chi e' che ce la fa trovare proprio in quell'angolino, dove fino a ieri non c'era nulla se non un po' di polvere dimenticata?
Siete mai stati in montagna alla fine dell'estate? Quando a fine agosto devi metterti il maglione pesante, quando l'aria frizzante del mattino ti punge il naso e ti costringe a starnutire, quando chi e' al mare sta ancora soffrendo il caldo ma a te viene dato un piccolo preannuncio dell'autunno.
Ecco il cielo di Londra in questi giorni e' lo stesso cielo che a fine estate splende, freddo e sereno sopra le montagne. L'aria del mattino e' la stessa che in montagna ti spinge a stringerti un po' di piu' quel maglione addosso, a sfregarti le braccia con le mani alla ricerca del tepore che all'improvviso non c'e' più.
Ma perche' stavano riaffiorando tutti queste immagini di estati passate? Di profumo di funghi appena colti? Di terra umida e muschio? Di aghi di pino appiccicati alle superga sempre slacciate?
La mia casa nei sobborghi di Londra era all'improvviso impregnata dall'odore di ricordi lontani, da immagini di luoghi che mi hanno vista prima bambina, poi adolescente incompresa ed innamorata, poi ragazza alla ricerca di conferme.
Avevo in braccio il mio bambino, con quel profumo di bagnetto e di crema ed all'improvviso mi sono accorta che tutti quei ricordi, quelle nostalgie, quegli odori lontani e dimenticati, arrivavano da lui.
Quel profumo di pulito e di crema era lo stesso profumo che mia nonna lasciava per casa mentre si muoveva canticchiando fra una stanza e l'altra.
La casa in montagna che abbiamo condiviso per un mese ogni anno, per tanti anni quanti ne sono serviti a me per crescere e diventare indipendente, era impregnata dello stesso profumo di sapone e di crema di cui era inconsapevolmente ricoperto il mio bambino che avevo arrotolato fra le braccia.
E cosi' all'improvviso, mi sono lasciata travolgere da una cascata di ricordi, non ho opposto resistenza, mi sono seduta con il mio bambino profumato fra le braccia, ho chiuso gli occhi e per qualche minuto ero li' con lei, mentre, seduta al tavolo della casa in montagna, ascoltavo un po' annoiata ed un po' divertita l'ennesima predica riguardo al maglione che mi ero dimenticata a casa, che con l'aria di montagna si sa...non si scherza!!!
E lei stava bene, con quel suo cipiglio, i capelli folti perfettamente pettinati e quelle gonne colorate che aiutassero a nascondere quegli anni che proprio addosso non si sentiva.
Aveva ancora addosso le scarpe da ginnastica, dopo l'ennesima passeggiata in pineta, e per una volta non ero io la colpevole di tutti quegli aghi di pino sparsi per casa.
Ed allora e' cosi che la voglio ricordare, piena di vita ed anche un po' incazzata, fra le montagne che ha cosi tanto amato, nella casa che abbiamo condiviso per cosi tante estati.
Prima che una malattia bastarda le mangiasse tutti i ricordi e la lasciasse inerme e con lo sguardo assente a giacere su un letto bianco, troppo bianco per chi amava la vita ed i colori come lei.
Ma questa e' un'altra storia, ed oggi voglio solo stringere il mio bambino e lasciare che il profumo dei ricordi buoni mi culli ancora per un altro po'.
Abbiamo tutte queste informazioni, immagini, parole, sensazioni, che ci seguono ovunque andiamo. Sono una vecchia coperta, che a volte troviamo in qualche angolo di casa ed in cui decidiamo di avvolgerci e lasciarci coccolare e riscaldare, almeno per un po'!
Ma chi e' che lascia la coperta in giro per casa? Chi e' che ce la fa trovare proprio in quell'angolino, dove fino a ieri non c'era nulla se non un po' di polvere dimenticata?
Siete mai stati in montagna alla fine dell'estate? Quando a fine agosto devi metterti il maglione pesante, quando l'aria frizzante del mattino ti punge il naso e ti costringe a starnutire, quando chi e' al mare sta ancora soffrendo il caldo ma a te viene dato un piccolo preannuncio dell'autunno.
Ecco il cielo di Londra in questi giorni e' lo stesso cielo che a fine estate splende, freddo e sereno sopra le montagne. L'aria del mattino e' la stessa che in montagna ti spinge a stringerti un po' di piu' quel maglione addosso, a sfregarti le braccia con le mani alla ricerca del tepore che all'improvviso non c'e' più.
Ma perche' stavano riaffiorando tutti queste immagini di estati passate? Di profumo di funghi appena colti? Di terra umida e muschio? Di aghi di pino appiccicati alle superga sempre slacciate?
La mia casa nei sobborghi di Londra era all'improvviso impregnata dall'odore di ricordi lontani, da immagini di luoghi che mi hanno vista prima bambina, poi adolescente incompresa ed innamorata, poi ragazza alla ricerca di conferme.
Avevo in braccio il mio bambino, con quel profumo di bagnetto e di crema ed all'improvviso mi sono accorta che tutti quei ricordi, quelle nostalgie, quegli odori lontani e dimenticati, arrivavano da lui.
Quel profumo di pulito e di crema era lo stesso profumo che mia nonna lasciava per casa mentre si muoveva canticchiando fra una stanza e l'altra.
La casa in montagna che abbiamo condiviso per un mese ogni anno, per tanti anni quanti ne sono serviti a me per crescere e diventare indipendente, era impregnata dello stesso profumo di sapone e di crema di cui era inconsapevolmente ricoperto il mio bambino che avevo arrotolato fra le braccia.
E cosi' all'improvviso, mi sono lasciata travolgere da una cascata di ricordi, non ho opposto resistenza, mi sono seduta con il mio bambino profumato fra le braccia, ho chiuso gli occhi e per qualche minuto ero li' con lei, mentre, seduta al tavolo della casa in montagna, ascoltavo un po' annoiata ed un po' divertita l'ennesima predica riguardo al maglione che mi ero dimenticata a casa, che con l'aria di montagna si sa...non si scherza!!!
E lei stava bene, con quel suo cipiglio, i capelli folti perfettamente pettinati e quelle gonne colorate che aiutassero a nascondere quegli anni che proprio addosso non si sentiva.
Aveva ancora addosso le scarpe da ginnastica, dopo l'ennesima passeggiata in pineta, e per una volta non ero io la colpevole di tutti quegli aghi di pino sparsi per casa.
Ed allora e' cosi che la voglio ricordare, piena di vita ed anche un po' incazzata, fra le montagne che ha cosi tanto amato, nella casa che abbiamo condiviso per cosi tante estati.
Prima che una malattia bastarda le mangiasse tutti i ricordi e la lasciasse inerme e con lo sguardo assente a giacere su un letto bianco, troppo bianco per chi amava la vita ed i colori come lei.
Ma questa e' un'altra storia, ed oggi voglio solo stringere il mio bambino e lasciare che il profumo dei ricordi buoni mi culli ancora per un altro po'.
Wednesday, 17 October 2012
Vivo col Fuso
C'ho un problema.
No in verita' ne ho parecchissimi di problemi, ma ce n'e' uno in particolare che mi affligge da quando sono diventata una mamma expat in un paese nordico: vivo con un'ora abbondante di ritardo rispetto alle mie inglesissime amiche e con un'ora circa di anticipo rispetto alle mie italianissime amiche.
Ho scoperto che la stessa risposta può suscitare prediche diversissime (ma ugualmente snervanti) a seconda del luogo in cui ti trovi.
Domanda:
"A che ora metti a letto i nani"?
Risposta:
"Quello piccolo alle 7.30/8 di sera mi crolla dal sonno, la Bibi invece se la tira allegra fino alle 9!"
Reazione british:
"Cosi tardi? Ma tu sei pazza, darling!! I bambini alle 7 vanno imbustati e spediti a Morfeo in direttissima, altrimenti li metti a letto sovraeccitati e non dormono!"
Reazione italo/spagnola:
"Cosi presto? Ma tu sei pazza! E' chiaro che poi dorme male e ti si sveglia se la mandi a letto con le galline!!"
Ecco, ed io che pesci devo pigliare a questo punto??
E poi avete mai provato ad organizzare una "playdate" pomeridiana in britishland?
"Facciamo alle 4?"
"Alle 4, ma sei matta? Oh Darling, facciamo alle 3 cosi i terribili nani possono impantanarsi per bene nel giardino fangoso sotto la pioggia incessante per un paio di ore e poi abbiamo ancora tempo per fargli fare il "tea" insieme"
Ecco, non fatevi ingannare: l'english tea delle 5 non e' la merenda a base di the' e biscotti a cui una sprovveduta madre italoespatriata potrebbe pensare.
Alle 5 i bambini vengono messi a tavola e gli viene servita la CENA.
All'ultima playdate mi hanno chiesto se ci volevamo fermare per il tea, e dopo aver imbrattato tutti i muri della mamma ospite con kili di playdough, aver trasportato in cucina tutta la sabbia bagnata del sandpit (e come si chiama in italiano? sabbiera? sabbiaia? recinto con la sabbia? cosa simile alla lettiera del gatto ed ugualmente puzzolente ma per i bambini?) ed aver buttato vari pezzi del preziosissimo set del trenino dentro al water, sembrava brutto non rimanere a smantellare definitivamente anche la sala da pranzo. Cosi abbiamo cortesemente accettato l'invito e la Bibi si e' sparata 4 bastoncini di pesce frittissimi, piselli, carote, frutta e pure dolcetto finale. Alle 5. Con l'unica differenza che poi alle 8 lei si e' rifatta cena mentre i suoi amichetti se la ronfavano gia' da almeno un'oretta....
Ed in Italia, specialmente in estate come funziona?:
"Allora se vengo con i miei nani oggi verso le 4 e' ok?"
"Alle 4 ma sei matta?"
"(eccheccazz )"
"Alle 4 il mio nano sta ancora dormendo, facciamo le 5 che poi gli diamo merenda"
E cosi la povera Bibi un giorno cena alle 5 ed il giorno dopo fa merenda alle 5.30......per fortuna al momento la cosa non sembra turbarla piu' di tanto, la vive piu' con la filosofia del "basta che me date da magna'....."
No in verita' ne ho parecchissimi di problemi, ma ce n'e' uno in particolare che mi affligge da quando sono diventata una mamma expat in un paese nordico: vivo con un'ora abbondante di ritardo rispetto alle mie inglesissime amiche e con un'ora circa di anticipo rispetto alle mie italianissime amiche.
Ho scoperto che la stessa risposta può suscitare prediche diversissime (ma ugualmente snervanti) a seconda del luogo in cui ti trovi.
Domanda:
"A che ora metti a letto i nani"?
Risposta:
"Quello piccolo alle 7.30/8 di sera mi crolla dal sonno, la Bibi invece se la tira allegra fino alle 9!"
Reazione british:
"Cosi tardi? Ma tu sei pazza, darling!! I bambini alle 7 vanno imbustati e spediti a Morfeo in direttissima, altrimenti li metti a letto sovraeccitati e non dormono!"
Reazione italo/spagnola:
"Cosi presto? Ma tu sei pazza! E' chiaro che poi dorme male e ti si sveglia se la mandi a letto con le galline!!"
Ecco, ed io che pesci devo pigliare a questo punto??
E poi avete mai provato ad organizzare una "playdate" pomeridiana in britishland?
"Facciamo alle 4?"
"Alle 4, ma sei matta? Oh Darling, facciamo alle 3 cosi i terribili nani possono impantanarsi per bene nel giardino fangoso sotto la pioggia incessante per un paio di ore e poi abbiamo ancora tempo per fargli fare il "tea" insieme"
Ecco, non fatevi ingannare: l'english tea delle 5 non e' la merenda a base di the' e biscotti a cui una sprovveduta madre italoespatriata potrebbe pensare.
Alle 5 i bambini vengono messi a tavola e gli viene servita la CENA.
All'ultima playdate mi hanno chiesto se ci volevamo fermare per il tea, e dopo aver imbrattato tutti i muri della mamma ospite con kili di playdough, aver trasportato in cucina tutta la sabbia bagnata del sandpit (e come si chiama in italiano? sabbiera? sabbiaia? recinto con la sabbia? cosa simile alla lettiera del gatto ed ugualmente puzzolente ma per i bambini?) ed aver buttato vari pezzi del preziosissimo set del trenino dentro al water, sembrava brutto non rimanere a smantellare definitivamente anche la sala da pranzo. Cosi abbiamo cortesemente accettato l'invito e la Bibi si e' sparata 4 bastoncini di pesce frittissimi, piselli, carote, frutta e pure dolcetto finale. Alle 5. Con l'unica differenza che poi alle 8 lei si e' rifatta cena mentre i suoi amichetti se la ronfavano gia' da almeno un'oretta....
Ed in Italia, specialmente in estate come funziona?:
"Allora se vengo con i miei nani oggi verso le 4 e' ok?"
"Alle 4 ma sei matta?"
"(eccheccazz )"
"Alle 4 il mio nano sta ancora dormendo, facciamo le 5 che poi gli diamo merenda"
E cosi la povera Bibi un giorno cena alle 5 ed il giorno dopo fa merenda alle 5.30......per fortuna al momento la cosa non sembra turbarla piu' di tanto, la vive piu' con la filosofia del "basta che me date da magna'....."
Tuesday, 9 October 2012
Il Lavoro Nobilita.
Si, ma solo quello retribuito.
Si perche' se stai a casa a volte ti devi un po' giustificare e finisce che devi giustificarti anche davanti a te stessa.
Anche la Bibi l'ha capito e con aria candida ti dice:
"io da grande SCUOLA e poi LAVORO con Mr.M." E certo cara, che vuoi che ti paghiamo le scuole private per vent'anni e poi fai la casalinga?
Ecco appunto, perche' che dignita' c'e' nel fare la casalinga, nel badare ai figli 24 ore al giorno, organizzare casa e farti venire diversi tipi di depressione a secondo della diversa fase di crescita che la prole sta attraversando? Nel fare un lavoro che tutti si aspettano che tu faccia, e bene!!
Quarantanni fa ci si aspettava che la mamma stesse a casa a crescere i figli ed a "mandare avanti la baracca" e quando questo non succedeva era necessario giustificare la propria posizione.
Oggi la mamma e' quella che va al lavoro tutte le mattine e quando questo non succede e' nuovamente necessario giustificare la propria posizione.
E' questo che tocca sempre a noi donne? Giustificare le nostre scelte, perche' da noi ci si aspetta sempre qualcosa di piu' o qualcosa di diverso. Ci si aspetta il mettere i figli al primo posto, ma anche rispettare il nostro ruolo di donne nella societa' che se vai in giro a dire che fai la mamma (si, SOLO la mamma) mica ti prendono tutti sul serio.
A volte ho la sensazione che ci siamo costruite da sole una ragnatela in cui ci rigiriamo, ci incastriamo, ci impigliamo e finiamo sempre scomodamente insoddisfatte della posizione che abbiamo assunto.
Se posso azzardarmi a fare una considerazione probabilmente impopolare, la grossa differenza fra madre lavoratrice e casalinga, e' la dignita' che viene attribuita al ruolo.
Di solito le conversazioni vanno così:
"Ah sei a casa col bambino. Come mai? Sei in maternita'?"
"No, veramente mi sono licenziata per stare con i miei figli"
"OOOHHHH che peccatooooo!!"
che trova la variante nel:
"Oh che fortunataaaaa"
Ecco no, ne' l'uno ne' l'altro.
Oserei dire che non e' ne' un peccato ne' una fortuna.
E' una scelta. Che a volte viene fatta per necessita' e per amore.
E' una scelta. Che a volte ti fa sentire incredibilmente fortunata, ed altri giorni ti fa sbattere la testa contro il muro.
E' la scelta di fare un passo indietro per permettere ai propri figli di correre in avanti.
E no, non e' nemmeno una scelta facile, perche' a volte ti ritrovi a fare i conti con la ventenne che eri, che ti tira da dietro e ti fa notare che a ventanni i tuoi progetti non erano proprio di passare le giornate a costruire bruchi con la pasta da modellare e disegnare bamboline da ritagliare.
Il piu' delle volte pero' e sufficiente guardarla con affetto ed indulgenza e spiegarle che anche lei capira' quando diventera' mamma!
Si perche' se stai a casa a volte ti devi un po' giustificare e finisce che devi giustificarti anche davanti a te stessa.
Anche la Bibi l'ha capito e con aria candida ti dice:
"io da grande SCUOLA e poi LAVORO con Mr.M." E certo cara, che vuoi che ti paghiamo le scuole private per vent'anni e poi fai la casalinga?
Ecco appunto, perche' che dignita' c'e' nel fare la casalinga, nel badare ai figli 24 ore al giorno, organizzare casa e farti venire diversi tipi di depressione a secondo della diversa fase di crescita che la prole sta attraversando? Nel fare un lavoro che tutti si aspettano che tu faccia, e bene!!
Quarantanni fa ci si aspettava che la mamma stesse a casa a crescere i figli ed a "mandare avanti la baracca" e quando questo non succedeva era necessario giustificare la propria posizione.
Oggi la mamma e' quella che va al lavoro tutte le mattine e quando questo non succede e' nuovamente necessario giustificare la propria posizione.
E' questo che tocca sempre a noi donne? Giustificare le nostre scelte, perche' da noi ci si aspetta sempre qualcosa di piu' o qualcosa di diverso. Ci si aspetta il mettere i figli al primo posto, ma anche rispettare il nostro ruolo di donne nella societa' che se vai in giro a dire che fai la mamma (si, SOLO la mamma) mica ti prendono tutti sul serio.
A volte ho la sensazione che ci siamo costruite da sole una ragnatela in cui ci rigiriamo, ci incastriamo, ci impigliamo e finiamo sempre scomodamente insoddisfatte della posizione che abbiamo assunto.
Se posso azzardarmi a fare una considerazione probabilmente impopolare, la grossa differenza fra madre lavoratrice e casalinga, e' la dignita' che viene attribuita al ruolo.
Di solito le conversazioni vanno così:
"Ah sei a casa col bambino. Come mai? Sei in maternita'?"
"No, veramente mi sono licenziata per stare con i miei figli"
"OOOHHHH che peccatooooo!!"
che trova la variante nel:
"Oh che fortunataaaaa"
Ecco no, ne' l'uno ne' l'altro.
Oserei dire che non e' ne' un peccato ne' una fortuna.
E' una scelta. Che a volte viene fatta per necessita' e per amore.
E' una scelta. Che a volte ti fa sentire incredibilmente fortunata, ed altri giorni ti fa sbattere la testa contro il muro.
E' la scelta di fare un passo indietro per permettere ai propri figli di correre in avanti.
E no, non e' nemmeno una scelta facile, perche' a volte ti ritrovi a fare i conti con la ventenne che eri, che ti tira da dietro e ti fa notare che a ventanni i tuoi progetti non erano proprio di passare le giornate a costruire bruchi con la pasta da modellare e disegnare bamboline da ritagliare.
Il piu' delle volte pero' e sufficiente guardarla con affetto ed indulgenza e spiegarle che anche lei capira' quando diventera' mamma!
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