Il Soft Play e' quel luogo di perdizione dove prima o poi ogni mamma finisce, vuoi perché invasa dai sensi di colpa di una mattinata in cui i bambini sono stati trascinati a fare la spesa, alle poste, dal dottore ed alla banca. Oppure semplicemente per sfuggire alle intemperie atmosferiche, che, ahimè qui nella piovosa terra di albione, colpiscono inesorabili 12 mesi all'anno.
Il Soft Play rievoca memorie di infanzia: lo stesso odore di chiuso e di piedi che c'era nella palestrina sotterranea dove ti portavano a fare ginnastica il martedì sera. Soprattutto di piedi.
Il Soft Play e' un luogo malefico dove non puoi lasciare da soli quelli più grandi perché finiscono a darsele di santa ragione o ad annegarsi vicendevolmente nella piscina di palline colorate. E non puoi lasciare da soli quelli più piccoli perché si incastreranno in punti irraggiungibili, non riusciranno più a tornare indietro, avranno paura dello scivolo troppo alto o cadranno di testa dagli scalini, imbottiti, per carità, ma ripidissimi e scivolosi.
Il Soft Play e' quel luogo che fa impallidire ogni prova costume: se superi la taglia 46 non riuscirai mai ad infilarti fra i pertugi e passaggi studiati ed architettati con grande probabilità da un uomo vagamente sadico e senza figli. E proprio mentre ti isserai fra un livello e l'altro e rimarrai incastrata in un buco decisamente più piccolo del tuo deretano, deciderai irrevocabilmente di iniziare quella dieta che postponi da Natale.
Il Soft Play e' un labirinto diabolico di griglie e reti da pesca, dove vedi tuo figlio ingarbugliato nel ponte tibetano, ma non riesci a raggiungerlo nel dedalo di micropassaggi, saliscendi e trabocchetti, e proprio quando sara' incastrato nel punto più alto e meno accessibile, inizierà a piangere perché gli scappa la pipi. E lui la farà li', fra il ponte sospeso e lo scivolo a tubo turbinante.
Al Soft Play dovrai iniziare a fare i preparativi per il ritorno a casa circa mezz'ora prima dell'orario previsto, perché quello e' il tempo che impiegherai a raggiungere il bambino, ad acchiapparlo ed a ripercorrere il labirinto infernale all'indietro. Perché no, tu ed il tuo di dietro, nello scivolo a tubo turbinante non entrerete mai, nemmeno sotto tortura, perché sai già che ti ci incastrerai dentro, verrai presa da un attacco di claustrofobia e per tornare a casa ti dovranno stappare come una bottiglia di champagne. Solo che tu sarai solo il tappo di sughero.
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Tuesday, 9 June 2015
Friday, 22 May 2015
Metti un Giovedì Mattina ai Giardinetti
E' la valvola di sfogo, il luogo dove si incontra sempre qualche faccia amica, dive e' possibile scrutare il mondo da dietro l'altalena. C'e' il laghetto tondo tondo dove convivono oche e papere e palloni lanciati con troppa foga e mai recuperati. Ci sono alberi, fiori e cespugli dove giocare a nascondino per ore.
La prima tappa e' nel piccolo slargo dove dare il pane alle papere. Proprio li' di fianco al cartello che dice "vietato dar da mangiare alle papere", ma pure gli inglesi, così ligi e doverosi, eliminano il problema con un "never mind".
C'e' il nonno, che ha controllato su internet tutti i nomi delle papere del laghetto, così le può spiegare alla nipotina. Per la mammaInSe sono solo papere, o anche amichevolmente "qua qua". Per il nonno sono gallinelle d'acqua, oche egiziane appena emigrate, morette, fistioni cileni e ciuffate. Cammina lento, un po' ondulante, e racconta alla nipotina delle oche, di quel laghetto che un tempo apparteneva ad un avvocato importante, delle case intorno al parco costruite negli anni '20 per i reduci di guerra, "houses for heroes", così le ha chiamate.
C'e' il sentiero che circonda il laghetto tondo tondo, e la mammaInSe ed il Bibo si incamminano.
C'e' la babysitter, ha 20 anni, forse. Ha i capelli un po' rosa, un po' castani, un po' argentati. Ha un piercing sul labbro ed un sorriso sfacciato e luminoso. Lei parla al telefono, e parla, parla, perche' domani ha un colloquio "in town" ed e' fiduciosa, con tutto quel futuro davanti, e quel sorriso tondo che diventa ancor più grande. Parla al telefono ed insegue un mostrino di un paio di anni, lo lancia in aria, gli fa il solletico. E non perde il filo del discorso, non perde quella risata cristallina, non perde nemmeno di vista quel diavoletto che scappa. E ride.
Dopo il grande albero abbattuto, sul cui tronco sono stati intagliati scalini per piedi piccoli ed intorno al quale si formano le pozzanghere di fango più' grosse d'Inghilterra, c'e' l'ingresso del parco giochi. Vieni Bibo che le altalene sono libere.
C'e' il papa', nel suo "day off". Perché qui funziona spesso così: sia mamma che papa' lavorano 4 giorni alla settimana, così il bambino va all'asilo solo 3 giorni e costa molto, molto meno! Un po' goffo, come solo certi papa' riescono ad essere quando si trovano alle prese con bambini troppo piccoli per giocare a pallone, o per parlare...E scattava foto. Sull'altalena, sullo scivolo, davanti alle papere (oche egiziane volevo dire). Chissà forse voleva mostrarle alla mamma:" ehi mamma, tu che mi critichi sempre, guarda qui, guarda come ci divertiamo, guarda quante cose impariamo a fare insieme! Dammi fiducia una volta tanto! Sono bravo, lo amo quanto te, anche se gli cambio il pannolino 10 minuti più tardi"
Facciamo una pausa sulla panchina Bibo, raccontami una storia, raccontami di quella volta che hai dato un bacino a Molly.
C'e' anche lei. O meglio c'e', ma non veramente. Una bimba di 3 anni, l'altra forse uno. Gli auricolari ben piantati nelle orecchie. Uno scivolo, un "Wiiiiiii ", la bimba che le tira la giacchetta e lei alle auricolari:" We really need you on board on this project, Abbiamo davvero bisogno della tua collaborazione in questo progetto, il CEO della compagnia conta su dite, abbiamo bisogno di organizzare un meeting al più presto con il cliente....bla bla bla". E' stanca, e' nervosa, cambia pannolini senza averne voglia, le occhiaie di chi non ha dormito un gran che ed un fare rabbioso e scostante con le figlie.
Ed alla mammaInSe si stringe un po' il cuore, perché e' l'unica, in quel grande campionario umano, ad essere chiaramente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non veste panni comodi quella mamma con glia auricolari, non ha alcuna voglia di passare la mattinata a spingere l'altalena, a saltare sul pampano o fare collane di margherite.
E la mammaInSe le vorrebbe dire:" ehi, va bene così, se ti pesa allora non farlo. Non sei costretta. Torna dalle tue figlie quando il meeting e' finito, quando sarai con loro, anche con la testa. Sarete più felici tutti e tre. Segui le tue ambizioni e la tua strada, non devi rinunciare, devi solo trovare una soluzione diversa. Non vestire panni che non ti appartengono o finirai per strapparli."
Ma e' tardi ora, ognuno per la sua strada, uscendo lentamente dai cancelli. E che sia una buona giornata.
La prima tappa e' nel piccolo slargo dove dare il pane alle papere. Proprio li' di fianco al cartello che dice "vietato dar da mangiare alle papere", ma pure gli inglesi, così ligi e doverosi, eliminano il problema con un "never mind".
C'e' il nonno, che ha controllato su internet tutti i nomi delle papere del laghetto, così le può spiegare alla nipotina. Per la mammaInSe sono solo papere, o anche amichevolmente "qua qua". Per il nonno sono gallinelle d'acqua, oche egiziane appena emigrate, morette, fistioni cileni e ciuffate. Cammina lento, un po' ondulante, e racconta alla nipotina delle oche, di quel laghetto che un tempo apparteneva ad un avvocato importante, delle case intorno al parco costruite negli anni '20 per i reduci di guerra, "houses for heroes", così le ha chiamate.
C'e' il sentiero che circonda il laghetto tondo tondo, e la mammaInSe ed il Bibo si incamminano.
C'e' la babysitter, ha 20 anni, forse. Ha i capelli un po' rosa, un po' castani, un po' argentati. Ha un piercing sul labbro ed un sorriso sfacciato e luminoso. Lei parla al telefono, e parla, parla, perche' domani ha un colloquio "in town" ed e' fiduciosa, con tutto quel futuro davanti, e quel sorriso tondo che diventa ancor più grande. Parla al telefono ed insegue un mostrino di un paio di anni, lo lancia in aria, gli fa il solletico. E non perde il filo del discorso, non perde quella risata cristallina, non perde nemmeno di vista quel diavoletto che scappa. E ride.
Dopo il grande albero abbattuto, sul cui tronco sono stati intagliati scalini per piedi piccoli ed intorno al quale si formano le pozzanghere di fango più' grosse d'Inghilterra, c'e' l'ingresso del parco giochi. Vieni Bibo che le altalene sono libere.
C'e' il papa', nel suo "day off". Perché qui funziona spesso così: sia mamma che papa' lavorano 4 giorni alla settimana, così il bambino va all'asilo solo 3 giorni e costa molto, molto meno! Un po' goffo, come solo certi papa' riescono ad essere quando si trovano alle prese con bambini troppo piccoli per giocare a pallone, o per parlare...E scattava foto. Sull'altalena, sullo scivolo, davanti alle papere (oche egiziane volevo dire). Chissà forse voleva mostrarle alla mamma:" ehi mamma, tu che mi critichi sempre, guarda qui, guarda come ci divertiamo, guarda quante cose impariamo a fare insieme! Dammi fiducia una volta tanto! Sono bravo, lo amo quanto te, anche se gli cambio il pannolino 10 minuti più tardi"
Facciamo una pausa sulla panchina Bibo, raccontami una storia, raccontami di quella volta che hai dato un bacino a Molly.
C'e' anche lei. O meglio c'e', ma non veramente. Una bimba di 3 anni, l'altra forse uno. Gli auricolari ben piantati nelle orecchie. Uno scivolo, un "Wiiiiiii ", la bimba che le tira la giacchetta e lei alle auricolari:" We really need you on board on this project, Abbiamo davvero bisogno della tua collaborazione in questo progetto, il CEO della compagnia conta su dite, abbiamo bisogno di organizzare un meeting al più presto con il cliente....bla bla bla". E' stanca, e' nervosa, cambia pannolini senza averne voglia, le occhiaie di chi non ha dormito un gran che ed un fare rabbioso e scostante con le figlie.
Ed alla mammaInSe si stringe un po' il cuore, perché e' l'unica, in quel grande campionario umano, ad essere chiaramente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non veste panni comodi quella mamma con glia auricolari, non ha alcuna voglia di passare la mattinata a spingere l'altalena, a saltare sul pampano o fare collane di margherite.
E la mammaInSe le vorrebbe dire:" ehi, va bene così, se ti pesa allora non farlo. Non sei costretta. Torna dalle tue figlie quando il meeting e' finito, quando sarai con loro, anche con la testa. Sarete più felici tutti e tre. Segui le tue ambizioni e la tua strada, non devi rinunciare, devi solo trovare una soluzione diversa. Non vestire panni che non ti appartengono o finirai per strapparli."
Ma e' tardi ora, ognuno per la sua strada, uscendo lentamente dai cancelli. E che sia una buona giornata.
Wednesday, 20 May 2015
Il Colloquio
C'e' sempre questa cosa che la mammaInSe chiama il Limbo della Casalinga, che e' quel non saper che fare di se quando all'improvviso figli e marito chiudono la porta di casa, in uno sventolio di giacche e cartelle, risate e singhiozzi. C'e' quel silenzio inframmezzato dal ticchettare di orologi rumorosi, che, invece che incitarla all'azione, la paralizzano un pochino.
Sono state vagliate molte idee sul cosa la mammaInSe dovrebbe fare da grande, perché e' vero che un lavoro ed un'educazione ce li aveva, ma tutto sembra così remoto e così passato, così stinto e dimenticato, che a volte le viene pure il dubbio di essere stata proprio lei la protagonista di quella vita passata e senza figli.
Aveva alcuni progetti, accozzati disordinatamente sul comodino, perché il comodino, per la mammaInSe, e' la traccia dei pensieri, il famoso specchio dell'anima, dove si accumulano desideri ed idee e poi si lasciano li' a prendere la polvere.
Se uno guardasse con attenzione su quel comodino, troverebbe manuali di scrittura creativa, libri di fisica cosmologica e sussidiari di algebra per le scuole secondarie, tutti progetti un po' sbiaditi, che aspettano quel tempo che non arriva, quella decisione che proprio non sa prendere, quella ricerca spasmodica di quell'equilibrio che non esiste, fra figli e lavoro, carriera ed amore, realizzazioni personali e senso del dovere.
Ma forse, se la mammaInSe si guardasse dentro dentro, con un po' di onesta' intellettuale, capirebbe che per ora non c'e' nessuna decisione da prendere, che non ce la fa a mollare tutto per inseguire qualcos'altro, che quelli piccoli sono ancora piccoli e lei proprio non ce la fa a lasciarli alle cure di qualcun altro, non ancora. I suoi bisogni possono ancora coincidere con i loro, ancora per un po'.
Allora ha trovato un compromesso, un lavoro che non e' un lavoro perché non e' pagato.
E' per una delle mille charity che convivono in Inghilterra, quindi da noi si chiama volontariato, ma e' necessario impegnarsi per un anno, sottoporsi ad un paio di colloqui ed un paio di giorni di corso. Ed alla mammaInSe e' piaciuta molto questa iniziativa, perché si parla di bambini, e di scuole e di libri, e dell'importanza della lettura.
E chissà, si potrebbe forse un giorno anche trasformare in un lavoro, ma ci vuole esperienza, e l'esperienza si guadagna sul campo.
Per ora e' una cosa piccola, piccolissima, talmente piccola che, messa sul comodino, andrebbe persa in mezzo alla polvere. Ma e' il mio compromesso, e' il mio crearmi uno spazio senza disturbare gli equilibri conquistati. E' il mio equilibrio fra ME e NOI.
Sono state vagliate molte idee sul cosa la mammaInSe dovrebbe fare da grande, perché e' vero che un lavoro ed un'educazione ce li aveva, ma tutto sembra così remoto e così passato, così stinto e dimenticato, che a volte le viene pure il dubbio di essere stata proprio lei la protagonista di quella vita passata e senza figli.
Aveva alcuni progetti, accozzati disordinatamente sul comodino, perché il comodino, per la mammaInSe, e' la traccia dei pensieri, il famoso specchio dell'anima, dove si accumulano desideri ed idee e poi si lasciano li' a prendere la polvere.
Se uno guardasse con attenzione su quel comodino, troverebbe manuali di scrittura creativa, libri di fisica cosmologica e sussidiari di algebra per le scuole secondarie, tutti progetti un po' sbiaditi, che aspettano quel tempo che non arriva, quella decisione che proprio non sa prendere, quella ricerca spasmodica di quell'equilibrio che non esiste, fra figli e lavoro, carriera ed amore, realizzazioni personali e senso del dovere.
Ma forse, se la mammaInSe si guardasse dentro dentro, con un po' di onesta' intellettuale, capirebbe che per ora non c'e' nessuna decisione da prendere, che non ce la fa a mollare tutto per inseguire qualcos'altro, che quelli piccoli sono ancora piccoli e lei proprio non ce la fa a lasciarli alle cure di qualcun altro, non ancora. I suoi bisogni possono ancora coincidere con i loro, ancora per un po'.
Allora ha trovato un compromesso, un lavoro che non e' un lavoro perché non e' pagato.
E' per una delle mille charity che convivono in Inghilterra, quindi da noi si chiama volontariato, ma e' necessario impegnarsi per un anno, sottoporsi ad un paio di colloqui ed un paio di giorni di corso. Ed alla mammaInSe e' piaciuta molto questa iniziativa, perché si parla di bambini, e di scuole e di libri, e dell'importanza della lettura.
E chissà, si potrebbe forse un giorno anche trasformare in un lavoro, ma ci vuole esperienza, e l'esperienza si guadagna sul campo.
Per ora e' una cosa piccola, piccolissima, talmente piccola che, messa sul comodino, andrebbe persa in mezzo alla polvere. Ma e' il mio compromesso, e' il mio crearmi uno spazio senza disturbare gli equilibri conquistati. E' il mio equilibrio fra ME e NOI.
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Monday, 18 May 2015
Tremendamente Civile
"Bambini, forza, di corsa, presto che e' tardi! Perché uscire di casa deve essere questa fatica epica? C'e' la fiera giu' al villaggio, l'evento mondano del nostro quartiere dimenticato dal consumismo. C'e' il sole che brilla e la mamma ha controllato su tutte le app di questo mondo: da domani torna l'inverno, 10 gradi secchi, pioggia a secchiate, vento turbinante. L'estate e' oggi e forse un paio di giorni a luglio se ci dice culo, quindi forza, fuori di casa all'istante che sono già le 2.30 che lo sapete che alle 5 in punto chiude tutto, puntuali come la morte"
"Allora siete pronti? Bibo, amore piccolo e matto, cosa ci fai con i pantaloncini corti e gli stivali da pioggia? Bibi, principessa di mamma, vai sempre in giro nuda e oggi ti sei messa il vestito a costine di velluto di due inverni fa che ci sono 30 gradi? No amore, non ha le maniche corte, quando l'ho comprato due anni fa erano lunghe.
Bambini sembrate fuggiti da un orfanotrofio in fiamme, se fossimo in Italia ci manderebbero la buoncostume. Vabbe' pazienza, e' tardi, tutti in macchina e ricordiamoci di non fare foto per non serbare ricordi di come vi mando in giro che se le vedono i nonni ci fanno rimpatriare"
Dopo svariati strilli, minacce, bronci e capricci, la famigliaInSe e' uscita di casa ed e' miracolosamente riuscita ad arrivare al parco prima che la fiera Vittoriana (Victorian Fun Fair) chiudesse battenti, baracche e burattini. Certo, nel frattempo l'estate e' finita ed il tepore dei 25 gradi ha lasciato spazio ai 10 gradi autunnali, così, senza avvertire, giusto il tempo di pensare "mi sono dimenticata le giacche". Ma per fortuna siamo a Londra, la Bibi aveva il suo vestito di velluto di 3 taglie troppo piccolo, il Bibo, i piedi al caldo negli stivali, ed il parco era pieno di bambini mezzi nudi ed adulti vestiti da cretini.
La Bibi ha affondato tutta la faccia nel suo primo zucchero filato di cui la mammaInSe ha trovato le ultime tracce stamattina sottoforma di un gigantesco ed inestricabile nodo nei capelli. Si e' appiccicata dita, guance e naso con quel grosso nuvolone rosa e mai musino sporco e' stato più felice e zuccheroso.
E poi ci sono stati trenini a vapore e ruote panoramiche, tiro al bersaglio e pesca miracolosa, in un'atmosfera vagamente decadente e senza tempo.
Fino alle 5 si intende, 5 in punto e non un minuto in più che alle 5.30 c'e' da mettere la cena in tavola.
Ed alla mammaInSe, oramai, tutto cio' sembra tremendamente civile e normale.
"Allora siete pronti? Bibo, amore piccolo e matto, cosa ci fai con i pantaloncini corti e gli stivali da pioggia? Bibi, principessa di mamma, vai sempre in giro nuda e oggi ti sei messa il vestito a costine di velluto di due inverni fa che ci sono 30 gradi? No amore, non ha le maniche corte, quando l'ho comprato due anni fa erano lunghe.
Bambini sembrate fuggiti da un orfanotrofio in fiamme, se fossimo in Italia ci manderebbero la buoncostume. Vabbe' pazienza, e' tardi, tutti in macchina e ricordiamoci di non fare foto per non serbare ricordi di come vi mando in giro che se le vedono i nonni ci fanno rimpatriare"
Dopo svariati strilli, minacce, bronci e capricci, la famigliaInSe e' uscita di casa ed e' miracolosamente riuscita ad arrivare al parco prima che la fiera Vittoriana (Victorian Fun Fair) chiudesse battenti, baracche e burattini. Certo, nel frattempo l'estate e' finita ed il tepore dei 25 gradi ha lasciato spazio ai 10 gradi autunnali, così, senza avvertire, giusto il tempo di pensare "mi sono dimenticata le giacche". Ma per fortuna siamo a Londra, la Bibi aveva il suo vestito di velluto di 3 taglie troppo piccolo, il Bibo, i piedi al caldo negli stivali, ed il parco era pieno di bambini mezzi nudi ed adulti vestiti da cretini.
La Bibi ha affondato tutta la faccia nel suo primo zucchero filato di cui la mammaInSe ha trovato le ultime tracce stamattina sottoforma di un gigantesco ed inestricabile nodo nei capelli. Si e' appiccicata dita, guance e naso con quel grosso nuvolone rosa e mai musino sporco e' stato più felice e zuccheroso.
E poi ci sono stati trenini a vapore e ruote panoramiche, tiro al bersaglio e pesca miracolosa, in un'atmosfera vagamente decadente e senza tempo.
Fino alle 5 si intende, 5 in punto e non un minuto in più che alle 5.30 c'e' da mettere la cena in tavola.
Ed alla mammaInSe, oramai, tutto cio' sembra tremendamente civile e normale.
Wednesday, 13 May 2015
Piccolo e Carino
E' stata una di quelle giornate che iniziano con entusiasmo ed energia, si intramezzano con un paio di capricci e l'occhio disperato del "ma chi me l'ha fatto fare", ma finiscono solitamente con una stanchezza totale ma serena, gambe molli ma rilassate.
E' cosi' che la mammaInSe ha visto due occhioni annoiati che la imploravano di inventarsi qualche intrattenimento eccezionale per la giornata e, conscia del fatto che con quello piccolo non ha mai fatto troppi sforzi perche' era sempre troppo impegnata ad arrivare alla fine della giornata con la testa ancora attaccata al collo, ha deciso:
"Ma si Bibo, prendiamoci il treno e la metropolitana, immergiamoci in un bagno di folla cittadino ed andiamo a vederci i dinosauri al museo di storia naturale".
E cosi quello piccolo ha infilato la merenda nello zainetto rosa delle principesse, ha porto la manina speranzosa alla mamma, ed e' partito all'avventura, concentrato e consapevole.
Sulla via si e' dimostrato un compagno di viaggio mielose e bacioso, esternando sentimenti, baci e abbracci, senza pudore in mezzo alla folla:
" Mammina ti vollio tanto."
"Mi vuoi tanto cosa piccolo orsetto del cuore appiccicoso?"
"Ti vollio tanto e basta" Mentre con fare approccioso appoggiava la guancia sulla mano della mammaInSe.
La mammaInSe e quellopiccolo hanno scoperto un meraviglioso tendone nel giardino nel Natural History Museum, con centinaia di farfalle che svolazzano di fiore in fiore e di bambino in bambino. Ed anche quellopiccolo si e' ammutolito per 10 miracolosi minuti.
Hanno poi visto i dinosauri, compreso un Tirannosaurus Rex, a dimensioni reali, che si muove ed emette grugniti terrificanti ed ha causato una crisi di pianto isterico del Bibo, ed anche un po' della mammaInSe.
"Ma Bibo era finto, era come un giocattolone spaventoso ma fintissimo"
"Ma io lo sapevo mamma, fazevo solo un po' finta"
"Allora vuoi tornare indietro a vederlo"
"NUooooooo, vollio andale a casa"
Hanno poi visto balene, giraffe, ippopotami, moffette, cavalli, zebre, pitoni e fringuelli. Donnole, orsi bianchi, bruni e grizzly (Mammina gualda, c'e' olso, ma dove e' Masha????), secuoie giganti, gufi e falchi. Hanno scoperto i nomi in inglese di animali che non sapevano neppure esistessero. Hanno anche scoperto che la CHEETAH non e' un tipo di scimmia, come distrattamente credeva quell'ignorante della mammaInSe, ma e' nientemeno che il ghepardo.
Hanno mangiato flapjacks, gelati e caramelle.
Si sono seduti sulla grande scalinata del museo ed hanno chiacchierato, come due compagni di viaggio, a proprio agio nella reciproca compagnia. Hanno chiacchierato per davvero, guardandosi negli occhi ed ascoltando ogni parola, come accade di raro, che di solito le parole si confondono al sottofondo della televisione, o della lavastoviglie o al tintinnio dei piatti che vengono messi sul tavolo.
All'uscita dal museo il Bibo si e' pure riappacificato con i dinosauri. Ne ha trovato uno, di peluche, minuscolo:
" Mammina gualda, questo e' piccolo e molbidino molbidino. Questo qui si' che e' calino"
E del resto come dargli torto?
E' cosi' che la mammaInSe ha visto due occhioni annoiati che la imploravano di inventarsi qualche intrattenimento eccezionale per la giornata e, conscia del fatto che con quello piccolo non ha mai fatto troppi sforzi perche' era sempre troppo impegnata ad arrivare alla fine della giornata con la testa ancora attaccata al collo, ha deciso:
"Ma si Bibo, prendiamoci il treno e la metropolitana, immergiamoci in un bagno di folla cittadino ed andiamo a vederci i dinosauri al museo di storia naturale".
E cosi quello piccolo ha infilato la merenda nello zainetto rosa delle principesse, ha porto la manina speranzosa alla mamma, ed e' partito all'avventura, concentrato e consapevole.
Sulla via si e' dimostrato un compagno di viaggio mielose e bacioso, esternando sentimenti, baci e abbracci, senza pudore in mezzo alla folla:
" Mammina ti vollio tanto."
"Mi vuoi tanto cosa piccolo orsetto del cuore appiccicoso?"
"Ti vollio tanto e basta" Mentre con fare approccioso appoggiava la guancia sulla mano della mammaInSe.
La mammaInSe e quellopiccolo hanno scoperto un meraviglioso tendone nel giardino nel Natural History Museum, con centinaia di farfalle che svolazzano di fiore in fiore e di bambino in bambino. Ed anche quellopiccolo si e' ammutolito per 10 miracolosi minuti.
Hanno poi visto i dinosauri, compreso un Tirannosaurus Rex, a dimensioni reali, che si muove ed emette grugniti terrificanti ed ha causato una crisi di pianto isterico del Bibo, ed anche un po' della mammaInSe.
"Ma Bibo era finto, era come un giocattolone spaventoso ma fintissimo"
"Ma io lo sapevo mamma, fazevo solo un po' finta"
"Allora vuoi tornare indietro a vederlo"
"NUooooooo, vollio andale a casa"
Hanno poi visto balene, giraffe, ippopotami, moffette, cavalli, zebre, pitoni e fringuelli. Donnole, orsi bianchi, bruni e grizzly (Mammina gualda, c'e' olso, ma dove e' Masha????), secuoie giganti, gufi e falchi. Hanno scoperto i nomi in inglese di animali che non sapevano neppure esistessero. Hanno anche scoperto che la CHEETAH non e' un tipo di scimmia, come distrattamente credeva quell'ignorante della mammaInSe, ma e' nientemeno che il ghepardo.
Hanno mangiato flapjacks, gelati e caramelle.
Si sono seduti sulla grande scalinata del museo ed hanno chiacchierato, come due compagni di viaggio, a proprio agio nella reciproca compagnia. Hanno chiacchierato per davvero, guardandosi negli occhi ed ascoltando ogni parola, come accade di raro, che di solito le parole si confondono al sottofondo della televisione, o della lavastoviglie o al tintinnio dei piatti che vengono messi sul tavolo.
All'uscita dal museo il Bibo si e' pure riappacificato con i dinosauri. Ne ha trovato uno, di peluche, minuscolo:
" Mammina gualda, questo e' piccolo e molbidino molbidino. Questo qui si' che e' calino"
E del resto come dargli torto?
Thursday, 24 July 2014
A British Summer
Lo dico piano, a fil di voce, lo dico stasera, anche se ho un occhio che si chiude e l'altro pure, perché' temo che da domani la magia svanirà', il sole tornerà' al fare il prezioso dietro nuvoloni capricciosi e mi toccherà' rimettere a posto la piscinetta gonfiabile e tirare fuori l'impermeabile.
Londra tutta ha vissuto alcune settimane in stato di grazia e gli ultimi giorni da miracolata: il cielo si e' aperto, il sole si e' vestito a festa ed invece del solito teporino da mezza manica e pantaloni lunghi, ci ha regalato un caldo vero da infradito e vestito di garza. Potremmo aprire un lungo discorso su come gli inglesi si mettano le infradito già a marzo quando intravedono qualche raggio primaverile, ma non voglio rovinare la poesia di questi giorni!
Un caldo, vero, che mi schianta indietro ne tempo, quando dopo pranzo mi sdraiavo per terra, braccia e gambe aperti, sul pavimento di graniglia di mia nonna, per aderire ogni centimetro di pelle alla superficie più' fresca della casa.
Quel caldo vero, quando le persiane rimangono sempre socchiuse e le tende di cotone danzano nella penombra annunciando un refolo di vento.
Quel caldo vero che ci faceva fuggire al mare o in montagna, che la citta' diventava un inferno di strade roventi e deserte e la fontanella dei giardinetti non vedeva l'acqua per settimane!
Un caldo vero che ha decisamente dato alla testa dei Bibi di casa, non abituati a queste temperature mediterranee. Nonstante io tenti di idratarli in continuazione, temo che tutto cio' sia troppo per loro che stanno mostrando segni di incipiente follia: quello piccolo si e' trasformato in una specie di strano elfo hippie. Si adorna di bracciali, anelli ed orologi, non si toglie mai il cappello, e quando dico mai intendo nemmeno per dormire o fare il bagno; ed oggi, oltre al cappello, siamo stati costretti a fargli fare il bagno pure con le scarpe. Insomma, nel periodo dei "terrible twos" e dei capricci a gogo, devi scegliere le tue battaglie, ed ho deciso che infilarlo nella vasca con cappello e con le crocs era meno deleterio che un'ora di urla giusto prima della nanna. La Bibi invece ha una moderata ossessione per le Loom Bands (avete presente i braccialetti fatti con gli elastici) e per il ghiaccio; da quando ha scoperto che il nostro freezer produce cubetti di ghiaccio, se li metterebbe pure nella pasta al pomodoro. Nei momenti più' inaspettati della giornata (tipo a colazione) la si può vedere avvicinarsi circospetta al freezer ed infilarsi cubetti di ghiaccio in bocca o, se colta in flagrante, ad infilarne una manciata nel bicchiere con giusto mezzo dito d'acqua per fare la finta.
In questi giorni ho anche scoperto una Londra diversa, una metropoli che nonostante il caldo soffocante, riesce ad essere a misura di bambino e di famiglia. Parchi e giardini pensati per bambini di ogni eta'. Minuscoli parchi acquatici costruiti nei giardinetti sotto casa. Zone d'ombra curate e pulite per picnic e piccole pause.
E li dovreste vedere questi inglesi come sono attrezzati, partono per i giardinetti carichi come non mai, fra costumi, creme solari, snack per i bambini e magari pure la seggiolina pieghevole per la mamma che veglia da lontano. Sono i re e le regine indiscussi del picnic: riescono ad organizzarne ovunque, in continuazione,sotto ogni condizione atmosferica. Li ho visti pure decorare gli alberi dei giardinetti con i "BUNTING" portati da casa (ma si, avete presente le bandierine colorate?). Immaginate quindi l'estasi di un popolo che ama follemente stare all'aperto, quando gli e' concesso farlo senza gli stivaloni da pioggia ed il poncho sulle spalle!
E la sera, quando i bimbi sono a nanna, c'e' il via al barbecue, oppure la rincorsa al locale con i tavoli all'aperto, o perche' no, un altro picnic in notturna dove al succo di frutta viene sostituita una buona (ma spesso anche no)bottiglia di vino rigorosamente servito in calici portati da casa.
Guardandomi intorno vedo un impegno vero a godere ogni istante di questo caldo inaspettato, con la determinazione di chi sa che domani probabilmente pioverà a dirotto e che non c'e' tempo da perdere!
E probabilmente domani rivedro' le stesse mamme che oggi spalmavano protezione totale e calzavano i cappellini sulle teste pelate, nello stesso parco, rivestite di stivaloni ed impermeabili, a far saltare i bambini di pozzanghera in pozzanghera.
Insomma, tutto questo entusiasmo va ricompensato! Un paio di settimane d'estate all'anno ce li meritiamo pure noi no?
Tuesday, 1 July 2014
Occhio Malocchio Prezzemolo e Finocchio
La famigliainSe s'e' impacchettata, semi spacchettata, ha preso possesso della nuova dimora e si adatta giornalmente a spazi nuovi, pavimenti perennemente sporchi e disastri in continuo divenire.
Se proprio doveva esserci l'elemento di disturbo, speravo almeno in un poltergeist, uno buffo, che sferraglia un po' di catene e ti fa due dispetti, chesso' che ti scambia il sale con lo zucchero o il caffè' con il cacao, che ti annoda i lacci delle scarpe o al massimo ti allenta il freno della bicicletta.
Ora, io non so se quello che c'e' in casa e' il fratello incazzato di Casper il fantasmino bianco o una nube tossica di sfiga, devo ancora capire se abbiamo bisogno dell'esorcista, dei ghostbusters o di una tradizionale benedizione, o magari di tutte queste cose combinate ed una corona d'aglio alla porta.
Fatto sta' che dopo pochi giorni dal trasloco, mentre mi godevo una meritatissima doccia-scaccia-polvere, mi si e' allgato completamente il bagno. Guarda guarda che i mutatori si erano dimenticati di attaccare lo scarico delle acque del bagno alle fognature, o forse no, non possono essere stati così imbecilli, e' stato il poltergeist!
Mentre rifacevamo i lavori per attaccare sto benedetto bagno alle fogne, abbiamo scoperto che il tubo che passa sotto il giardino e va alle fogne era completamente bloccato dal cemento. E ridaje, scava il giardino, togli il tubo, metti il tubo. Adesso il tutto funziona, peccato pare che nel giardino siano esplose un paio di granate.
Un venerdì sera, mentre mi pregustavo di svenire sul divano davanti alla televisione ronzante, ho aperto il frigo per affondare la stanchezza in un barilotto di gelato e… tadahhhhhh frigo e freezer completamente spenti, morti, kaputt ed un gelato liquefatto che mi chiedeva di dargli una morte migliore.
Poi e' finalmente arrivato il divano del soggiorno, che guardare la televisione stravaccati sui teli da pic nic stava producendo danni irreversibili a schiena e cervicale.
"Signora il divano e' nel camion qua fuori, ora ci paghi fino all'ultimo penny e poi lo scarchiamo"
"Senta ma io c'ho un po' sfiga di questi tempi, non e' che prima posso vederlo il divano, così' per assicurarmi che sia tutto a posto, e poi vi pago?"
"Non se ne parla neppure, se non ci paga immediatamente noi ce ne andiamo, ci portiamo via il divano e lei sarà' costretta a sdraiarsi sul pavimento tutte le mattine alle 5.30 quando quello piccolo si sveglia e vuole vedere la PIMPA"
La mammainse si guarda in tasca, paga e aspetta.
Non avevano nemmeno tolto il cellophane che lei l'aveva già' vista e si era già' messa le mani nei capelli ed aveva iniziato a perdere la sua serafica calma.
"Ma, ma, ma c'e' una macchia, una MACCHIA ENORME sul mio divano nuovo che vi ho appena pagato fino all'ultimo penny"
"Togliete la macchia, cancellate immediatamente quella tragica macchia dal mio divanooooooo" (ndr, la macchia e' ancora li', che mi guarda beffarda)
A questo aggiungiamo i danni Bibo-relati, tipo scrivere a penna sul muro appena imbiancato e lavare via tutto il colore dal muro tentando di pulirlo (ehm questo l'ha fatto la mammainse pero'..)
Che qui con penne e pennarelli sembra la storia del fuso della bella addormentata: tu credi di averli fatti sparire TUTTI, ma in qualche angolo recondito di casa lui riuscira' sempre a trovarne uno ed a scrivere sul primo muro a portata di zampa.
Ah, poi la Bibi ha attaccato lo scotch sulla carta da parati appena messa in camera sua. Ho bisogno di specificare che tentando di staccare lo scotch abbiamo staccato anche un pezzo della carta da parati?
Se proprio doveva esserci l'elemento di disturbo, speravo almeno in un poltergeist, uno buffo, che sferraglia un po' di catene e ti fa due dispetti, chesso' che ti scambia il sale con lo zucchero o il caffè' con il cacao, che ti annoda i lacci delle scarpe o al massimo ti allenta il freno della bicicletta.
Ora, io non so se quello che c'e' in casa e' il fratello incazzato di Casper il fantasmino bianco o una nube tossica di sfiga, devo ancora capire se abbiamo bisogno dell'esorcista, dei ghostbusters o di una tradizionale benedizione, o magari di tutte queste cose combinate ed una corona d'aglio alla porta.
Fatto sta' che dopo pochi giorni dal trasloco, mentre mi godevo una meritatissima doccia-scaccia-polvere, mi si e' allgato completamente il bagno. Guarda guarda che i mutatori si erano dimenticati di attaccare lo scarico delle acque del bagno alle fognature, o forse no, non possono essere stati così imbecilli, e' stato il poltergeist!
Mentre rifacevamo i lavori per attaccare sto benedetto bagno alle fogne, abbiamo scoperto che il tubo che passa sotto il giardino e va alle fogne era completamente bloccato dal cemento. E ridaje, scava il giardino, togli il tubo, metti il tubo. Adesso il tutto funziona, peccato pare che nel giardino siano esplose un paio di granate.
Un venerdì sera, mentre mi pregustavo di svenire sul divano davanti alla televisione ronzante, ho aperto il frigo per affondare la stanchezza in un barilotto di gelato e… tadahhhhhh frigo e freezer completamente spenti, morti, kaputt ed un gelato liquefatto che mi chiedeva di dargli una morte migliore.
Poi e' finalmente arrivato il divano del soggiorno, che guardare la televisione stravaccati sui teli da pic nic stava producendo danni irreversibili a schiena e cervicale.
"Signora il divano e' nel camion qua fuori, ora ci paghi fino all'ultimo penny e poi lo scarchiamo"
"Senta ma io c'ho un po' sfiga di questi tempi, non e' che prima posso vederlo il divano, così' per assicurarmi che sia tutto a posto, e poi vi pago?"
"Non se ne parla neppure, se non ci paga immediatamente noi ce ne andiamo, ci portiamo via il divano e lei sarà' costretta a sdraiarsi sul pavimento tutte le mattine alle 5.30 quando quello piccolo si sveglia e vuole vedere la PIMPA"
La mammainse si guarda in tasca, paga e aspetta.
Non avevano nemmeno tolto il cellophane che lei l'aveva già' vista e si era già' messa le mani nei capelli ed aveva iniziato a perdere la sua serafica calma.
"Ma, ma, ma c'e' una macchia, una MACCHIA ENORME sul mio divano nuovo che vi ho appena pagato fino all'ultimo penny"
"Togliete la macchia, cancellate immediatamente quella tragica macchia dal mio divanooooooo" (ndr, la macchia e' ancora li', che mi guarda beffarda)
A questo aggiungiamo i danni Bibo-relati, tipo scrivere a penna sul muro appena imbiancato e lavare via tutto il colore dal muro tentando di pulirlo (ehm questo l'ha fatto la mammainse pero'..)
Che qui con penne e pennarelli sembra la storia del fuso della bella addormentata: tu credi di averli fatti sparire TUTTI, ma in qualche angolo recondito di casa lui riuscira' sempre a trovarne uno ed a scrivere sul primo muro a portata di zampa.
Ah, poi la Bibi ha attaccato lo scotch sulla carta da parati appena messa in camera sua. Ho bisogno di specificare che tentando di staccare lo scotch abbiamo staccato anche un pezzo della carta da parati?
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Wednesday, 19 February 2014
L'Ansia da Pacco
Mi sento la madre indegna di un povero blog abbandonato, lui che non ha mai fatto nulla di male, che e' sempre stato fedele compagno delle avventure di mammainse e compagnia.
Mi aggiro in punta di piedi fra vecchi post come se stessi spiando di nascosto la casa di qualcun'altro.
Ho passato gli ultimi mesi in apnea, immersa nella vita di mamma che non dorme (o almeno sempre MOOOOLTO meno di quanto avrebbe bisogno), che trascina bambini recalcitranti da un impegno all'altro e che nel "tempo libero" segue i lavori di una casa a cui verra' presto infissa la targa "villa Penelope" che ogni lavoro va fatto, disfatto, rifatto, possibilmente ripagato e rifatto un'altra volta.
L'ormai odiata dimora ci ha creato qualsiasi problema, gettando la famiglia INSE in un inferno edilizio a cui Dante si e' dimenticato di assegnare un girone, ma potendo farlo io lo metterei direttamente nel sedere di Lucifero, altro che ombelico!
Ormai sogno muratori, imbianchini, elettricisti ed idraulici che mi inseguono urlando "Devo farti una domanda, hai 5 minuti, potresti correre immediatamente alla casa nuova, questo non si può fare, questo non si può fare, questo non si può fare…."
E' successo tutto cio' che poteva succedere: sono entrati i ladri che hanno rovesciato una tanica di 300Litri giù dalle scale, hanno rubato la tanica, hanno allagato la casa, ma hanno lasciato i televisori al plasma.
A questo e' seguito una specie di episodio CSI in cui la polizia ha mandato la squadra di investigazione (si, per una tanica da 100euro), che di domenica sera alle 8 ha preso, davanti agli occhi stupefatti ed eccitatissimi della mammaInSe, impronte digitali con polverine e pennellini, ha trovato una traccia di sangue, ha rilevato il DNA ed un mese dopo ha arrestato il manigoldo. E si, avete capito bene, aveva rubato una tanica di metallo del valore di forse 100euro!
A parte questo spiraglio di vita d'azione, la mammaInSe ha avuto a che fare con finestre rigate, lavandini rovinati, caloriferi spaccati, bidet persi fra le consegne (ma mi viene il dubbio che l'abbiano usato come vaso per i fiori che qui non hanno proprio un'idea precisa di cosa sia il bidet), camini montati alla rovescia, tanto da causarle una sorta di ansia da pacco: ogni volta che arriva una consegna la mammaInSe viene presa da ansia terribile, palpitazioni, occhio che batte da stress, respiro accelerato, disturbi del sonno (pare l'unica cosa invariata rimanga sempre e solo l'appetito). Ormai anche se mi arriva un libro da Amazon corro isterica a controllare che la copertina non c'abbia le orecchie.
Per dare l'ultima botta all'equilibrio instabile della mammaInSe, l'allarme della casa nuova ha deciso di andare in palla totale, giusto intorno a capodanno.
Per una settimana di fila, a diverse ore della notte, la mammaInSe e' stata svegliata da telefonate leggermente alterate dei vicini della casa nuova che le chiedevano se gentilmente poteva alzare il sedere dal letto, infilarsi in macchina ed andare a spegnere l'allarme. Questo chiaramente quando fuori impazzava la bufera!
Ora, per la cronaca abbiamo venduto la casa dove attualmente viviamo. Se Bob the Builder e tutta l'allegra brigata non finiscono "Maison Penelope" entro 2 mesi, noi rimarremo ufficialmente senza tetto.
Qualcuno si offre per adottare la famigliaInSe? Siamo simpatici, particolarmente rumorosi ma sporchiamo pochissimo!
Foto liberamente tratte dal "PIETOSO STATO ATTUALE DELLA CASAINSE"
Mi aggiro in punta di piedi fra vecchi post come se stessi spiando di nascosto la casa di qualcun'altro.
Ho passato gli ultimi mesi in apnea, immersa nella vita di mamma che non dorme (o almeno sempre MOOOOLTO meno di quanto avrebbe bisogno), che trascina bambini recalcitranti da un impegno all'altro e che nel "tempo libero" segue i lavori di una casa a cui verra' presto infissa la targa "villa Penelope" che ogni lavoro va fatto, disfatto, rifatto, possibilmente ripagato e rifatto un'altra volta.
L'ormai odiata dimora ci ha creato qualsiasi problema, gettando la famiglia INSE in un inferno edilizio a cui Dante si e' dimenticato di assegnare un girone, ma potendo farlo io lo metterei direttamente nel sedere di Lucifero, altro che ombelico!
Ormai sogno muratori, imbianchini, elettricisti ed idraulici che mi inseguono urlando "Devo farti una domanda, hai 5 minuti, potresti correre immediatamente alla casa nuova, questo non si può fare, questo non si può fare, questo non si può fare…."
E' successo tutto cio' che poteva succedere: sono entrati i ladri che hanno rovesciato una tanica di 300Litri giù dalle scale, hanno rubato la tanica, hanno allagato la casa, ma hanno lasciato i televisori al plasma.
A questo e' seguito una specie di episodio CSI in cui la polizia ha mandato la squadra di investigazione (si, per una tanica da 100euro), che di domenica sera alle 8 ha preso, davanti agli occhi stupefatti ed eccitatissimi della mammaInSe, impronte digitali con polverine e pennellini, ha trovato una traccia di sangue, ha rilevato il DNA ed un mese dopo ha arrestato il manigoldo. E si, avete capito bene, aveva rubato una tanica di metallo del valore di forse 100euro!
A parte questo spiraglio di vita d'azione, la mammaInSe ha avuto a che fare con finestre rigate, lavandini rovinati, caloriferi spaccati, bidet persi fra le consegne (ma mi viene il dubbio che l'abbiano usato come vaso per i fiori che qui non hanno proprio un'idea precisa di cosa sia il bidet), camini montati alla rovescia, tanto da causarle una sorta di ansia da pacco: ogni volta che arriva una consegna la mammaInSe viene presa da ansia terribile, palpitazioni, occhio che batte da stress, respiro accelerato, disturbi del sonno (pare l'unica cosa invariata rimanga sempre e solo l'appetito). Ormai anche se mi arriva un libro da Amazon corro isterica a controllare che la copertina non c'abbia le orecchie.
Per dare l'ultima botta all'equilibrio instabile della mammaInSe, l'allarme della casa nuova ha deciso di andare in palla totale, giusto intorno a capodanno.
Per una settimana di fila, a diverse ore della notte, la mammaInSe e' stata svegliata da telefonate leggermente alterate dei vicini della casa nuova che le chiedevano se gentilmente poteva alzare il sedere dal letto, infilarsi in macchina ed andare a spegnere l'allarme. Questo chiaramente quando fuori impazzava la bufera!
Ora, per la cronaca abbiamo venduto la casa dove attualmente viviamo. Se Bob the Builder e tutta l'allegra brigata non finiscono "Maison Penelope" entro 2 mesi, noi rimarremo ufficialmente senza tetto.
Qualcuno si offre per adottare la famigliaInSe? Siamo simpatici, particolarmente rumorosi ma sporchiamo pochissimo!
Foto liberamente tratte dal "PIETOSO STATO ATTUALE DELLA CASAINSE"
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Saturday, 6 July 2013
Una. Idea. Brillante. .
Dopo l'ultimo post c'ho un po' il blocco dello scrittore (o forse dovrei dire il "bloggo dello scrittore", vabbe' lasciamo stare...), nel senso che per una volta ho scritto qualcosa a cui mi sono affezionata davvero. Non tanto per come e' scritto ( che c'avrei un paio di problemi di punteggiatura da risolvere), ma perche' mi ha fatto rivivere due persone che ho amato profondamente.
E invece...'gnente, oggi si ritorna alle quattro cazzate della mamma expat, della mammaInSe con il Comesenonbastasse cucito sulle labbra, che c'ho bisogno di veicolare la malasorte da qualche parte che non siano le 4 mura di casa mia!
Ultimamente la famigliaInSe ha qualche problema nell'organizzazione delle gite fuoriporta, anzi, a dire la verita' la famigliaInSe ha qualche problema anche quando decide di rimanersene a casa.
Fondamentalmente il Bibo sta passando una fase (fase vuol dire che e' passggera no? Che ad un certo punto migliora noooo???) di, ehm, scoperte. Solo che per lui le scoperte partono tutte dalla bocca o dalla testa, nel senso che ogni cosa nuova o se la magna o ci batte sopra una crapata da paura.
Allora era domenica, il sole, come un ufo giallo sconosciuto, ha deciso finalmente di degnarci della sua presenza e regalarci una giornata estiva degna di essere chiamata tale. Il BabboInSe come un fulmine, raccatta un paio di cuscini, li butta sulle sedie del giardino, e si spaparanza. Come se spaparanzarsi fosse un verbo conosciuto a genitori di bibi piccoli e dispettosi.
La mammaInSe, furba come una faina, sgattaiola via nella speranza di una doccia in solitudine, invece che del solito teatrino in cui lei e' sotto la doccia e due bambini rompiscatole bussano incessantemente sul pannello di vetro della doccia per tutta la durata (brevissima) di questultima!
Credo che i 10 minuti di doccia della mammaInSe abbiano messo a dura prova la pazienza e l'animo apprensivo di Mr.M.
Dopo varie urla di diversa intensita', la mammaInSe si ripresenta in giardino, Mr.M. con i capelli dritti e vicino alle lacrime.
"Ma che succede??"
"No, e' che il Bibo non si tiene"
"Ma che ha fatto?"
"E' che non cammina manco per niente ma si arrampica sullo scivolo e poi si butta giu di testa, e poi...."
"..."
"E poi succhia le lumache!!"
"??"
"Si insomma, l'ho perso di vista un secondo (ehm..) e l'ho beccato che succhiava una lumaca (viva n.d.r.) e poi morsicava anche un po' il guscio e faceva scrunch scrunch con i dentini"
Insomma, vedendo lo sconforto (ed anche un po' di disgusto se devo essere sincera), negli occhi di quel pover uomo che dopo una settimana di lavoro ancora crede di potersi rilassare il weekend, alla mammaInSe viene un'idea brillante:
"FamigliaInSe, c'e' il sole, fa' caldo: andiamo nel ridente paesino di Brighton a fare la puccia a piedini e piedoni nelle gelide acque della manica"
E poi Brighton e' a 50km da Londra, con 50min di treno di togli anche il problema del traffico e via!
Allora la decisione e' stata presa, ci siamo messi i nostri abitini estivi, abbiamo messo in borsa creme solari ed asciugamani per la spiaggia e via, alla volta di Brighton.
Ora, la famigliaInSe era pronta a tutto: ai treni che ti vengono cancellati all'ultimo secondo, alla ressa di carni bianche e flaccide che ci avrebbero spintonato sul nostro metro quadrato di spiaggia, a fare code di ore ed ore per aggiudicarsi un frittissimo e maleodorante fish and chips.
La famigliaInSe in questa gita si era mentalmente preparata alle peggio cose che un'unica giornata di sole puo' provocare su un intero popolo il cui sport nazionale e' lamentarsi della pioggia.
La famigliaInSe, partita da un'assolata Londra con il termometro che segnava 25 gradi, pero', non era pronta a trovarne 14, di gradi, a Brighton ( e che gli venisse a Brighton!!), non era nemmeno pronta a trovare la nebbia di Milano a farsi la vacanza studio sul mare di Brighton.
Cosi', dopo essermi legata la Bibi a mo' di sciarpa intorno al collo nel vano tentativo di non morire assiderata, dopo essermi presa tutti gli insulti di Mr.M. per la mia idea brillante, dopo lunghe disquisizioni su quale membro della famigliaInSe sia esattamente il responsabile delle carrettate di sfiga che c'arrivano, ci siamo mangiati un puzzolentissimo fish and chips e siamo rimontati di corsa sul treno a farci una merenda a base di gelato e lumache nel giardino di casa nostra!
E invece...'gnente, oggi si ritorna alle quattro cazzate della mamma expat, della mammaInSe con il Comesenonbastasse cucito sulle labbra, che c'ho bisogno di veicolare la malasorte da qualche parte che non siano le 4 mura di casa mia!
Ultimamente la famigliaInSe ha qualche problema nell'organizzazione delle gite fuoriporta, anzi, a dire la verita' la famigliaInSe ha qualche problema anche quando decide di rimanersene a casa.
Fondamentalmente il Bibo sta passando una fase (fase vuol dire che e' passggera no? Che ad un certo punto migliora noooo???) di, ehm, scoperte. Solo che per lui le scoperte partono tutte dalla bocca o dalla testa, nel senso che ogni cosa nuova o se la magna o ci batte sopra una crapata da paura.
Allora era domenica, il sole, come un ufo giallo sconosciuto, ha deciso finalmente di degnarci della sua presenza e regalarci una giornata estiva degna di essere chiamata tale. Il BabboInSe come un fulmine, raccatta un paio di cuscini, li butta sulle sedie del giardino, e si spaparanza. Come se spaparanzarsi fosse un verbo conosciuto a genitori di bibi piccoli e dispettosi.
La mammaInSe, furba come una faina, sgattaiola via nella speranza di una doccia in solitudine, invece che del solito teatrino in cui lei e' sotto la doccia e due bambini rompiscatole bussano incessantemente sul pannello di vetro della doccia per tutta la durata (brevissima) di questultima!
Credo che i 10 minuti di doccia della mammaInSe abbiano messo a dura prova la pazienza e l'animo apprensivo di Mr.M.
Dopo varie urla di diversa intensita', la mammaInSe si ripresenta in giardino, Mr.M. con i capelli dritti e vicino alle lacrime.
"Ma che succede??"
"No, e' che il Bibo non si tiene"
"Ma che ha fatto?"
"E' che non cammina manco per niente ma si arrampica sullo scivolo e poi si butta giu di testa, e poi...."
"..."
"E poi succhia le lumache!!"
"??"
"Si insomma, l'ho perso di vista un secondo (ehm..) e l'ho beccato che succhiava una lumaca (viva n.d.r.) e poi morsicava anche un po' il guscio e faceva scrunch scrunch con i dentini"
Insomma, vedendo lo sconforto (ed anche un po' di disgusto se devo essere sincera), negli occhi di quel pover uomo che dopo una settimana di lavoro ancora crede di potersi rilassare il weekend, alla mammaInSe viene un'idea brillante:
"FamigliaInSe, c'e' il sole, fa' caldo: andiamo nel ridente paesino di Brighton a fare la puccia a piedini e piedoni nelle gelide acque della manica"
E poi Brighton e' a 50km da Londra, con 50min di treno di togli anche il problema del traffico e via!
Allora la decisione e' stata presa, ci siamo messi i nostri abitini estivi, abbiamo messo in borsa creme solari ed asciugamani per la spiaggia e via, alla volta di Brighton.
Ora, la famigliaInSe era pronta a tutto: ai treni che ti vengono cancellati all'ultimo secondo, alla ressa di carni bianche e flaccide che ci avrebbero spintonato sul nostro metro quadrato di spiaggia, a fare code di ore ed ore per aggiudicarsi un frittissimo e maleodorante fish and chips.
La famigliaInSe in questa gita si era mentalmente preparata alle peggio cose che un'unica giornata di sole puo' provocare su un intero popolo il cui sport nazionale e' lamentarsi della pioggia.
La famigliaInSe, partita da un'assolata Londra con il termometro che segnava 25 gradi, pero', non era pronta a trovarne 14, di gradi, a Brighton ( e che gli venisse a Brighton!!), non era nemmeno pronta a trovare la nebbia di Milano a farsi la vacanza studio sul mare di Brighton.
Cosi', dopo essermi legata la Bibi a mo' di sciarpa intorno al collo nel vano tentativo di non morire assiderata, dopo essermi presa tutti gli insulti di Mr.M. per la mia idea brillante, dopo lunghe disquisizioni su quale membro della famigliaInSe sia esattamente il responsabile delle carrettate di sfiga che c'arrivano, ci siamo mangiati un puzzolentissimo fish and chips e siamo rimontati di corsa sul treno a farci una merenda a base di gelato e lumache nel giardino di casa nostra!
Monday, 24 June 2013
Che Dio ce la Mandi Buona: una Storia di Traslochi
La famigliaInSe ha iniziato a traslocare molto prima di diventare faigliaInSe.
Da quando mammaInSe e BabboInSe si sono conosciuti e' stata tutta una gran storia di valigie e scatoloni.
Quando finalmente gli InSe hanno deciso che si piacevano e che volevano uscire insieme, la mammaInSe ha fatto le valigie e se ne e' tornata in Italia per un annetto.
Dopo aver fatto avanti ed indietro un numero indefinito di volte, la mammaInSe e' riapprodata in Inghilterra con una valigia, un trolley ed una borsa, ha occupato un armadio della casa del BabboInSe (allora a Cambridge) ed ha iniziato a fare colloqui di lavoro.
E col primo lavoro e' arrivato il primo vero e proprio trasloco.
Abbiamo affittato un furgoncino malandato che abbiamo stipato dei nostri possedimenti che annoveravano: un'orribile libreria verde, rotta, un paio di comodini di plastica, un servizio di piatti e bicchieri spaiati fregati a diversi College durante diverse cene, una scrivania ed una sedia.
I nostri vestiti stavano tutti in un paio di valigie.
La scrivania ha subito un incidente mortale ancora prima di arrivare nella casa nuova.
L'orribile libreria verde, nonostante aver perso un paio di pezzi, stava ancora in piedi, ed abbiamo deciso di tenerla per emergenza.
In mezza giornata abbiamo svuotato le quattro scatole che ci eravamo portati dietro ed abbiamo preso possesso della nostra prima residenza londinese: una scatola da scarpe che non arrivava a 40mq, dove non c'era un forno e dove il freezer risiedeva sopra la lavatrice dentro all'unico sgabuzzino. Purtroppo il freezer si apriva ad ogni centrifuga allagando l'elegante moquette verde marcio che decorava tutti i 40mq.
Le pareti erano verdi, gialle e viola e dietro al nostro letto si ergeva una gigantografia a tutta parete del lago di Como. Sono costernata dal non possedere nemmeno una foto che ritragga la bruttezza rara di quella casa.
Dopo un anno abbiamo deciso di spostarci in una casa che ci restituisse un po' di dignita' e dove fosse possibile invitare amici a cena senza farli sedere dentro la doccia.
Abbiamo riaffittato un camioncino sfigato, lo abbiamo riempito delle nostre cianfrusaglie rendendoci conto che ci voleva una valigia in piu' per i nostri vestiti, un'altra per le mie scarpe ed un paio di scatoloni extra per cio' che avevamo accumulato in giro per casa.
Abbiamo rinfilato l'orrida libreria verde nel camioncino che-non-si-sa-mai-puo-sempre-fare-comodo, riincartato tutti i nostri piatti spaiati e, dopo aver scaricato il camioncino, ci siamo infilati all'ikea per comprarci un letto, una scrivania ed una libreria Billy che rimpiazzasse l'orrida libreria verde.
Solo che li per li abbiamo deciso di non buttare via l'orrida libreria verde, ma di trasferirla nel cucinotto per metterci preziosi beni alimentari, giusto per qualche tempo, prima che ci comprassimo un mobile piu' adatto.
Ci siamo anche comprati un servizio di piatti, ma quelli spaiati rubacchiati qua e la a Cambridge si sono nascosti dietro una pila di altre cose e tant'e' sono rimasti li.
La seconda casa londinese era piccola ma figa. Aveva un bellissimo open space mansardato il cui soffitto era tutto vetri. E c'era sembrata una cosa meravigliosa a febbraio, quando abbiamo visto la casa per la prima volta.
Quando a maggio abbiamo preso possesso della casa ed abbiamo realizzato che dovevamo fare colazione indossando gli occhiali da sole e che quando eminenti scienziato anni addietro avevano definito l'effetto serra, avevano probabilmente passato un pomeriggio in casa nostra, ci siamo resi conto del terribile errore fantozziano.
Quando, pochi giorni dopo, abbiamo trovato una candela completamente sciolta nel piano "mezzanino" sopra l'open space/crematorio, ci siamo armati di pazienza e coraggio, siamo saliti sul tetto ed abbiamo dipinto tutti i vetri esposti a sud, rischiando la vita una paio di volte.
Poi ci siamo sposati, io sono rimasta incinta della Bibi ed abbiamo deciso di fare le persone serie: Muoverci dal centro (prima abitavamo a Victoria), e comprare una casettina a schiera in Wisteria Lane, insieme a tutte le altre Desperate Housewives, dove i bambini nascono a mazzetti sotto i cavoli.
Questa volta abbiamo chiamato una ditta di trasporti che consisteva in un camion grosso e due loschi individuinche non parlavano una parola di inglese, che non possedevano nemmeno un cacciavite e che non erano decisamente in grado di smontare e rimontare un mobile.
Sfortunamente l'orribile libreria verde era talmente piccola e malridotta che passava tranquillamente dalla porta senza essere smontata, ed anche senza un cacciavite, i due omoni dei traslochi sono riusciti a farla arrivare nella casa nuova.
La libreria verde si trova attualmente nel mio sgabuzzino.
La famigliaInSe ha comprato una casa nuova in Westiria Lane.
Degli omaccioni dall'aria poco raccomandabile, hanno preso oggi possesso della nuova casa ed hanno iniziato a tirare giù muri e tetti ed a costruirne di nuovi in un lungo processo di ristrutturazione che vedra' la famigliaInSe sull'orlo di una crisi di nervi per almeno i prossimi 6 mesi.
Temo che il prossimo trasloco necessitera' qalcosina in piu' delle iniziali due valigie e quattro scatoloni.
Mi chiedo se riusciro' finalmente a liberarmi dell'orrida libreria verde, o se forse non sia il caso che ci faccia pace, che non la chiami piu' orrida e magari la ridipinga di un lilla calmante e gradevole.
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Wednesday, 19 June 2013
Il Mio (quasi) Middle-Eastern Lunch
Giusto per dare una botta alla nostra (non brillantissima) vita sociale, la settimana scorsa abbiamo deciso di invitare per il pranzo domenicale i nostri inglesissimi vicini di casa.
La mammaInSe non e' una foodie perche' non ne ha ne' le capacita', ne' la voglia, ne' la pazienza, senza poi parlare della cronica mancanza di tempo e di organizzazione.
Pero' alla mammaInSe piacciono i libri di cucina, li colleziona e li sfoglia, per poi rimetterli a posto soddisfatta e cucinare una bella pasta aglio e olio.
La mammaInSe ha anche almeno un centinaio di riviste di cucina ed un paio di libri sul cake design, ma questo non vuol dire nulla. Fondamentalmente alla mammaInSe piace guardare le figure ed immaginare che un giorno avra' il tempo, la pazienza e la bravura di rimpinzare tutta la sua famiglia con leccornie squisite, anche se per stasera scongelera' (di nuovo) il ragu' della santissima nonna corta.
Per una volta pero' mi sono messa a sfogliare i miei libretti con l'efferata intenzione di tirarne fuori qualcosa di buono, gradevole sia alla vista che al palato. E nel pianificare il pranzo mi sono resa conto di un fatto vagamente allarmante: non posseggo nemmeno un libro di cucina italiana (c'ho un paio di libri di Jamie Oliver ma mi hanno detto che non conta...)
La verita' e' che ho imparato a cucinare in questo paese (noto per moltissime cose ma non esattamente per la superba tradizione culinaria), e dai primi esperimenti culinari che andassero aldila' della pasta al pesto o di un uovo al tegamino, i gusti e le tradizioni mi si sono incasinati parecchio!
Nel mio frigo il parmigiano si mischia ai semi di cumino e la mozzarella alla pasta di curry. Il prezzemolo e' stato sostituito dal coriandolo ed il mango ha preso il posto delle pesche.
Per una volta ho infilato il naso in due dei miei libri di cucina preferiti ed invece che tirarne fuori un sorriso ed un sospiro, ne ho tirato fuori un pranzo.
I libri in questione sono Ottolenghi the Cookbook, e Tamarind and Saffron di Claudia Roden.
Sono innamorata dei sapori della cucina medio orientale, di quei profumi di limone e di rose che parlano di calde nottate a Marrakech e mattinate assolate a Gerusalemme.
Ed allora se gli aromi ed i profumi di una qualsiasi medina nord africana vi incantano, vi consiglio di fare come me e sfogliare questi libri!
Ma tornando al mio pranzo, magari ve lo racconto e vi faccio venir voglia di provare qualche gusto un po' meno "italiano".
L'aperitivo mi ha vista alle prese con il cocktail inglese dell'estate, quello che se venite qui fra maggio e settembre dovete per forza ordinare al Pub:
Il Pimm's&Lemonade,
farcito di fragole, mentuccia e arance e accompagnato dal mio primissimo hummus
Hand Made Hummus
Per l'hummus basta frullare una scatola di ceci, due cucchiai di olio di oliva, due cucchiai di pasta di sesamo (tahini), sale e succo di limone. Et voilat, e' buonissimo!
Per antipasto sono stati preparati e successivamente avidamente sbafati
Gnocchi di ricotta alla Salvia
Che sono poi stati seguiti da un "Main Course" di
Tagine di Agnello con Preserved Lemon
In cui si cuoce l'agnello tagliato a piccoli pezzi con cipolla, zenzero, zafferano sale e pepe facendo sempre in modo che l'agnello sia coperto dall'acqua di cottura. Dopo circa 1h/1h30 si aggiungono piselli, olive e "preserved lemons" dove i preserved lemons non sono altro che limoni conservati in sale, succo di limone, foglie di alloro e anice stellata. Si cuoce per altri 15 minuti e si serve con cous cous.
Ed il dessert e' stato una semplicissima
Macedonia all'acqua di rose e sorbetto alla frutta
Basta aggiungere un cucchiaio di acqua di rose al solito limone e zucchero, chiamarla "Insalata di frutta al profumo di rosa" ed ecco a voi il dessert dello chef invece che la macedonia che mi rifilavano alla scuola materna! Per il sorbetto mi sono affidata all'amico Bimby (che se solo potessi portarmelo in vacanza....)
La mammaInSe non e' una foodie perche' non ne ha ne' le capacita', ne' la voglia, ne' la pazienza, senza poi parlare della cronica mancanza di tempo e di organizzazione.
Pero' alla mammaInSe piacciono i libri di cucina, li colleziona e li sfoglia, per poi rimetterli a posto soddisfatta e cucinare una bella pasta aglio e olio.
La mammaInSe ha anche almeno un centinaio di riviste di cucina ed un paio di libri sul cake design, ma questo non vuol dire nulla. Fondamentalmente alla mammaInSe piace guardare le figure ed immaginare che un giorno avra' il tempo, la pazienza e la bravura di rimpinzare tutta la sua famiglia con leccornie squisite, anche se per stasera scongelera' (di nuovo) il ragu' della santissima nonna corta.
Per una volta pero' mi sono messa a sfogliare i miei libretti con l'efferata intenzione di tirarne fuori qualcosa di buono, gradevole sia alla vista che al palato. E nel pianificare il pranzo mi sono resa conto di un fatto vagamente allarmante: non posseggo nemmeno un libro di cucina italiana (c'ho un paio di libri di Jamie Oliver ma mi hanno detto che non conta...)
La verita' e' che ho imparato a cucinare in questo paese (noto per moltissime cose ma non esattamente per la superba tradizione culinaria), e dai primi esperimenti culinari che andassero aldila' della pasta al pesto o di un uovo al tegamino, i gusti e le tradizioni mi si sono incasinati parecchio!
Nel mio frigo il parmigiano si mischia ai semi di cumino e la mozzarella alla pasta di curry. Il prezzemolo e' stato sostituito dal coriandolo ed il mango ha preso il posto delle pesche.
Per una volta ho infilato il naso in due dei miei libri di cucina preferiti ed invece che tirarne fuori un sorriso ed un sospiro, ne ho tirato fuori un pranzo.
I libri in questione sono Ottolenghi the Cookbook, e Tamarind and Saffron di Claudia Roden.
Sono innamorata dei sapori della cucina medio orientale, di quei profumi di limone e di rose che parlano di calde nottate a Marrakech e mattinate assolate a Gerusalemme.
Ed allora se gli aromi ed i profumi di una qualsiasi medina nord africana vi incantano, vi consiglio di fare come me e sfogliare questi libri!
Ma tornando al mio pranzo, magari ve lo racconto e vi faccio venir voglia di provare qualche gusto un po' meno "italiano".
L'aperitivo mi ha vista alle prese con il cocktail inglese dell'estate, quello che se venite qui fra maggio e settembre dovete per forza ordinare al Pub:
Il Pimm's&Lemonade,
farcito di fragole, mentuccia e arance e accompagnato dal mio primissimo hummus
Hand Made Hummus
Per l'hummus basta frullare una scatola di ceci, due cucchiai di olio di oliva, due cucchiai di pasta di sesamo (tahini), sale e succo di limone. Et voilat, e' buonissimo!
Per antipasto sono stati preparati e successivamente avidamente sbafati
Gnocchi di ricotta alla Salvia
Che sono poi stati seguiti da un "Main Course" di
Tagine di Agnello con Preserved Lemon
In cui si cuoce l'agnello tagliato a piccoli pezzi con cipolla, zenzero, zafferano sale e pepe facendo sempre in modo che l'agnello sia coperto dall'acqua di cottura. Dopo circa 1h/1h30 si aggiungono piselli, olive e "preserved lemons" dove i preserved lemons non sono altro che limoni conservati in sale, succo di limone, foglie di alloro e anice stellata. Si cuoce per altri 15 minuti e si serve con cous cous.
Ed il dessert e' stato una semplicissima
Macedonia all'acqua di rose e sorbetto alla frutta
Basta aggiungere un cucchiaio di acqua di rose al solito limone e zucchero, chiamarla "Insalata di frutta al profumo di rosa" ed ecco a voi il dessert dello chef invece che la macedonia che mi rifilavano alla scuola materna! Per il sorbetto mi sono affidata all'amico Bimby (che se solo potessi portarmelo in vacanza....)
Wednesday, 8 May 2013
La Bibi, Lo Scooter e Dulwich Park
E' successo. E' spuntato il sole. Quella palla gialla, caldina, portatrice di buon umore e piedi gnudi.
E noi abbiamo fatto gli inglesi in piena regola, ci siamo smanicati, sandalati, e siamo corsi al parco che qui a Londra e' così: appena vedi un raggio di sole ti ci butti a capofitto, massimizzi la pelle esposta, fai sovraccarico di vitaminaD, cerchi di fare le scorte, perche' non si sa mai, domani e per i prossimi 3 mesi potrebbe piovere a dirotto. Anzi lo so: da domani mi ridanno pioggia e 13 gradi. AMEN.
Che dire, se non altro salto a pie' pari la fase del cambio armadi e non tolgo mai il piumino invernale dal letto!
No vabbe' dicevo, che appena abbiamo visto sti due raggi e percepito un certo teporino, ci siamo fiondati fuori di casa arraffando creme solari e berrettini. Abbiamo impanato i bambini in una soluzione di protezione 50+, erba e terra e ci siamo diretti fieri e decisi al parco. Abbiamo finalmente dato senso al vivere nel regno di SE (leggasi South East), dove le scarpe te le devi comprare su internet perche' i negozi di abbigliamento non sono pervenuti, ma in compenso se vuoi farti un caffè od una passeggiata al parco sei in una botte di ferro.
La Bibi e' salita sullo scooter ed e' partita, veloce come un lampo. Per la prima volta si e' macinata un paio di km con piglio da rgazzina e capelli al vento, sgambettando entusiasta ed assaporando un po' di liberta' ed emancipazione dalla mano di mamma.
In compenso io e Mr.M. , con lo scatto tipico della lumaca da insalata, abbiamo corso ansimando dietro alla ragazzetta in fuga ed ancora ostentiamo camminata rigida tipica del maratoneta il giorno dopo la gara.
Una volta arrivata al parco ci siamo accorti che la Bibi non si fa piu' fregare come una volta. Sa esattamente dove va, cosa vuole e quando. E' inutile cercare di infinocchiarla per farsi una passeggiata (ma no amore le altalene ed il camioncino che vende i gelati sono chiusi a questora andiamo a farci una bella passeggiata in questa bella parte deserta e silenziosa del parco).
No lei vuole andare dritta al centro della movida, fra altalene, scivoli e bambini puzzolenti ed ululanti.
Ancora una volta mi sono fermata a guardarla mentre con le gambe un po' tremolanti, ma la testa di coccio di quella che e' decisa a farcela da sola, si e' arrampicata sui giochi piu' alti e pericolosi (con estremo cordoglio di mamma cuor di coniglio che la preferiva legata a quattro mandate sull'altalena dei piccoli). Prima esitante, poi a poco a poco, sicura e tronfia del nuovo successo, si e' infilata su ponti sospesi e percorsi da equilibrista che come al solito sono costati un paio di coronarie ai genitori.
Per fortuna, quando il Bibo si e' avventurato nel percorso per i piu' piccoli, la Bibi ha pensato bene di seguirlo, con buona pace dei genitori affaticati
Dulwich Park e' una vera perla nel Sud di Londra. E' al di fuori dei percorsi turistici convenzionali e per questo e' di solito meglio mantenuto, piu' pulito e meno affollato dei fratelli piu' conosciuti del centro di Londra (tipo Hyde Park, St.James etc..)
E' una distesa perfetta di prati, alberi e fiori, con tanto di laghetto e barchette.
Il parco giochi e' all'interno di un'area recintatadove chiudere i bambini e scappare...ehm dicevo, ma almeno i cani non possono entrare ed i bambini piu' grandi non ci possono giocare a palla, evitando il probabile effetto birilli dei piu' piccini.
Alcuni dei giochi sono stati pensati per i bambini disabili. Ci sono un'altalena (altrimenti chiamata Ability Swing) ed un carosello dove hanno facile accesso carrozzelle o deambulatori.
E noi abbiamo fatto gli inglesi in piena regola, ci siamo smanicati, sandalati, e siamo corsi al parco che qui a Londra e' così: appena vedi un raggio di sole ti ci butti a capofitto, massimizzi la pelle esposta, fai sovraccarico di vitaminaD, cerchi di fare le scorte, perche' non si sa mai, domani e per i prossimi 3 mesi potrebbe piovere a dirotto. Anzi lo so: da domani mi ridanno pioggia e 13 gradi. AMEN.
Che dire, se non altro salto a pie' pari la fase del cambio armadi e non tolgo mai il piumino invernale dal letto!
No vabbe' dicevo, che appena abbiamo visto sti due raggi e percepito un certo teporino, ci siamo fiondati fuori di casa arraffando creme solari e berrettini. Abbiamo impanato i bambini in una soluzione di protezione 50+, erba e terra e ci siamo diretti fieri e decisi al parco. Abbiamo finalmente dato senso al vivere nel regno di SE (leggasi South East), dove le scarpe te le devi comprare su internet perche' i negozi di abbigliamento non sono pervenuti, ma in compenso se vuoi farti un caffè od una passeggiata al parco sei in una botte di ferro.
La Bibi e' salita sullo scooter ed e' partita, veloce come un lampo. Per la prima volta si e' macinata un paio di km con piglio da rgazzina e capelli al vento, sgambettando entusiasta ed assaporando un po' di liberta' ed emancipazione dalla mano di mamma.
In compenso io e Mr.M. , con lo scatto tipico della lumaca da insalata, abbiamo corso ansimando dietro alla ragazzetta in fuga ed ancora ostentiamo camminata rigida tipica del maratoneta il giorno dopo la gara.
Una volta arrivata al parco ci siamo accorti che la Bibi non si fa piu' fregare come una volta. Sa esattamente dove va, cosa vuole e quando. E' inutile cercare di infinocchiarla per farsi una passeggiata (ma no amore le altalene ed il camioncino che vende i gelati sono chiusi a questora andiamo a farci una bella passeggiata in questa bella parte deserta e silenziosa del parco).
No lei vuole andare dritta al centro della movida, fra altalene, scivoli e bambini puzzolenti ed ululanti.
Ancora una volta mi sono fermata a guardarla mentre con le gambe un po' tremolanti, ma la testa di coccio di quella che e' decisa a farcela da sola, si e' arrampicata sui giochi piu' alti e pericolosi (con estremo cordoglio di mamma cuor di coniglio che la preferiva legata a quattro mandate sull'altalena dei piccoli). Prima esitante, poi a poco a poco, sicura e tronfia del nuovo successo, si e' infilata su ponti sospesi e percorsi da equilibrista che come al solito sono costati un paio di coronarie ai genitori.
Per fortuna, quando il Bibo si e' avventurato nel percorso per i piu' piccoli, la Bibi ha pensato bene di seguirlo, con buona pace dei genitori affaticati
Dulwich Park e' una vera perla nel Sud di Londra. E' al di fuori dei percorsi turistici convenzionali e per questo e' di solito meglio mantenuto, piu' pulito e meno affollato dei fratelli piu' conosciuti del centro di Londra (tipo Hyde Park, St.James etc..)
E' una distesa perfetta di prati, alberi e fiori, con tanto di laghetto e barchette.
Il parco giochi e' all'interno di un'area recintata
Alcuni dei giochi sono stati pensati per i bambini disabili. Ci sono un'altalena (altrimenti chiamata Ability Swing) ed un carosello dove hanno facile accesso carrozzelle o deambulatori.
Insomma, Londra e' una signora molto funky con innumerevoli difetti, ma la cura e la dedizione che viene impiegata nel mantenimento dei parchi pubblici ed in particolare delle aree dedicate ai giochi dei bambini e' incredibile. C'e' la cura del dettaglio, i giochi che vengono riparati pochi giorni dopo la rottura, le leggi di "Health and Safety" generalmente rispettate da tutti.
Quando il sole splende, i parchi di Londra sono la perfetta armonia di verde e di blu, di pace e di chiasso, di cieli mutevoli e nuvole pazze.
Se siete alla vostra quinta visita a Londra ed avete voglia di qualcosa di diverso dal vociare di Oxford Street o del mare di teste di Hyde Park, venite a scoprire questo polmone verde quieto ed addormentato.
E se proprio non vi si tiene lontani dai musei, esattamente di fronte al parco si trova la bellissima Dulwich Picture Gallery, fondata nel 1811, che ospita una delle piu' importanti collezioni di dipinti del 1600/1700 (senza contare un'eccezionale caffe' cha fa torte da leccarsi i baffi..)
Qualche tempo fa mi ha contattato una mamma blogger, Mary, con un progetto bellissimo: raccogliere notizie ed informazioni sui parchi giochi in giro per l'italia (e oltre, come nel mio caso).
Mary parte dal presupposto che quando si viaggia con bambini sia importante rispettare le loro esigenze oltre alle nostre, e l'esigenza dei bambini e' la piu' semplice del mondo: giocare, correre, giocare e correre ancora un po'.
Una specie di scambio, un "do ut des" della famiglia: io ti porto al parco, tu mi porti al museo, io ti faccio divertire, tu mi lasci un pochino di tempo per esplorare la nuova citta'.
Questo e' esattamente l'atteggiamento con cui ho affrontato i viaggi con i bimbi: e' giusto, e' rispettoso, si evitano le lagne dei bimbi annoiati ed alla sera crollano che e' un piacere!
Il Blog di Mary e' questo qui e con questo post sono felice di partecipare alla sua iniziativa Welcome to My Playground.
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Wednesday, 17 April 2013
Un Anno Di Blog: Tutta la Verita'
Un anno fa, ad un mese dalla nascita del mio secondo bimbo, nasceva Comesenonbastasse. Un esercizio catartico per affrontare le ansie e le preoccupazioni di diventare mamma una seconda volta.
Ho deciso di affrontare questo secondo percorso con ironia ed un pizzichino di cinismo per esorcizzare fatiche, notti insonni e solitudine.
Ma perche' l'ho voluto fare?
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
E cosi' per una volta voglio regalarMI la verita', per questo piccolo anniversario voglio dire ad alta voce e senza fronzoli, quello che cerco di non ripetermi mai.
I primi quattro, cinque mesi di vita di mia figlia, sono stati fra i più bui e duri della mia vita.
Credevo di essere pronta e di essere forte. Non ero una ragazzina a cui era capitata una gravidanza non desiderata. Ero una donna di 31 anni, sposata, che aveva cercato con tutto il cuore quella bambina con suo marito.
Eppure non ce la facevo, e non riuscivo a perdonarmelo.
Diventare mamme per la prima volta può essere un percorso difficile e tortuoso.
Per me, nella mia vita da Expat, diventare mamma e' stato un percorso fatto di tante lacrime e tanta solitudine.
E' iniziato ad andare tutto storto all'ospedale, quando, dopo aver fatto nascere la bambina con la ventosa ed essere ancora sotto l'effetto della spinale, sono stata mollata da sola, incapace di muovermi, ma con una bimba di poche ora da accudire, cambiare, allattare, consolare.
Una volta a casa non c'erano amici e parenti a fare la coda per venire a trovarti, per vedere la bambina, per portarti orsacchiotti troppo grandi e cioccolatini troppo calorici.
C'eravamo io, lei ed il divano, dove passavo ore ad allattarla, ed una televisione silenziosa che continuava a ripetere immagini mute e prive di significato.
Ricordo quell'ombra che ogni mattina si infilava sotto le coperte, mi copriva i piedi, mi stringeva lo stomaco per poi attanagliarmi la gola.
Mi ricordo quell'angoscia che mi rendeva pesanti le gambe e rendeva lento e difficile ogni movimento.
Ricordo il magone ogni volta che Mr.M. si chiudeva la porta dietro di se per andare a lavorare.
Avevo un disperato bisogno che qualcuno si prendesse cura di me, di essere figlia ancora per un po', ma quell'esserino dallo sguardo impertinente non me lo permetteva.
Richiedeva le mie attenzioni ed il mio tempo, in continuazione. Ed io le davo tutto quello che potevo: tempo, attenzione ed amore fino allo sfinimento e fino a quando per me stessa non rimaneva piu' nulla.
MI ero sempre immaginata matrona divanata, che ammira la sua creatura dormire nella culla.
Invece mi sentivo gatto senza pelo, appallottolata su un divano ed incapace di muovermi, incapace di dormire, incapace di organizzare la mia vita e la sua.
E lei strillava. Ohhhh come strillava. Strillava alla mattina, al pomeriggio, alla sera. Era un'urlatrice di professione,un'ugola d'oro della culla. Ed io ne ero atterrita.
Ogni attivita' giornaliera era accompagnata da panico: panico perché dovevo fare la spesa, panico perché dovevo comprarle dei bodini nuovi, panico perché se la mettevo giù era disperata ma io avevo un altrettanto disperato bisogno di farmi una doccia.
E non ero capace a condividere questo urgano di emozioni che mi travolgeva ogni giorno, una pioggia battente di panico, ansia, stanchezza e felicita', certo, perché c'era anche quella in quel gran casino che avevo in testa.
Se mi veniva chiesto come stavo, sapevo solo dire "bene grazie, un po' stanca forse"
Oppure piangere, torrenzialmente, singhiozzando e facendomi venire occhi grandi e gonfi, ma le parole, le spiegazioni per tutte quelle lacrime, proprio non riuscivo a tirarle fuori. E no, non sono una persona facile da aiutare, perché trovo così difficile parlare!
Poi ho trovato modi per stare meglio, anche se non ero ancora riuscita a fare pace con me stessa.
Dovevo uscire, stare fuori, camminare. Sola, sempre. Sotto la pioggia, il vento e nel buio di un Gennaio londinese.
Mi sono trovata sotto la grandine in St.James.Park. a camminare senza ombrello, a pranzare in piedi dentro la stazione Victoria pur di non tornare a casa.
L'ho allattata nei parchi, in chiesa, da Starbucks, OVUNQUE, pur di essere fuori, vedere altre facce, sentire altre voci.
E mi ha aiutato.
Lei e' rimasta una piccola urlatrice indefessa, ma a poco a poco, con il passare dei mesi, io mi sentivo più sicura sulle mie gambe.
La mattina era sempre il momento più duro, accettare di mettere i piedi giù' dal letto ed affrontare la giornata era la battaglia più grande, ma i momenti di felicita' e di cieco amore verso mia figlia stavano decisamente prendendo il sopravvento ed ogni sera il bilancio era un po' più positivo del giorno precedente.
Fino a quando ho iniziato a divertirmi con lei, a fare cose CON lei e non solo per lei.
Ed e' arrivata una mattina in cui mi sono svegliata, e quell'ombra non c'era più ed ero solo la madre fortunata di una bimba bellissima, sana e vispa. Avevo di nuovo le forze per affrontare tutto il resto.
Ho ricominciato a leggere. Riuscivo a concentrarmi sulle pagine di un libro, esercizio che mi era stato impossibile fino al giorno precedente. Strano, banale, ma per me la prova che stavo bene.
Qunado si e' avvicinato il momento di partorire il mio secondo Bimbo, mi sono spesso chiesta:" ed ora? Se si ripete di nuovo tutto? Se sto male di nuovo? Adesso e' un casino, non me lo posso permettere!"
Ma quel percorso, tre anni fa, mi aveva cambiata, mi aveva fatta crescere e mi aveva permesso di diventare una madre felice e consapevole. Una madre capace di apprezzare solitudine e silenzio. Soprattutto mi aveva insegnato che l'inizio puo' essere durissimo e faticosissimo, ma la', in fondo al tunnel di allattamento e sbalzi ormonali, c'e' la promessa di una famiglia chiassosa e felice che sarà la tua ragione di vita.
P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.
P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.
Saturday, 15 December 2012
Una Botta di Vita...E Non Solo
Siamo una coppia di morigeratissimi. Non molliamo spesso la prole a babysitter ed affini, non tanto per sensi di colpa quanto per pigrizia cronica. Tutto sommato ci piace di piu' avere amici a casa, magari per tutto il weekend, piuttosto che infiocchettarci e darci alla folle vita notturna.
Che poi voglio dire, di folle vita notturna ne ho quanta ne voglio a casa mia, con risvegli notturni alle ore piu' disparate ed interessanti richieste di storie e giochi alle 4 del mattino.
Pero' poi ogni tanto succede, arriva quell'evento a cui non puoi proprio dire di no.
In modo molto british, l'invito e' arrivato circa 2 mesi prima e poi come fai ad inventarti che non ti sei riuscito ad organizzare?
MIL l'infaticabile (altrimenti conosciuta come Mother In Low) si e' presa cura dei Bibi, li ha cibati e messi a nanna (al mio ritorno casa e cucina erano ancora in piedi quindi suppongo tutto sia andato per il meglio anche se ho preferito fare la gnorri e non chiedere troppi particolari). La MammainSE era ufficialmente in libera uscita!
Si e' dotata di microborsetta contente solo abbonamento alla metro e telefono, si e' messa un vestito, i tacchi alti e si e' pure concessa un rossetto piu' rosso della mantella di cappuccetto rosso che si era comprata in un momento fashionista di due anni prima e che era poi rimasto dimenticato sul fondo della borsetta dei trucchi. Dopo un paio di anni si e' anche concessa di autofotografarsi, che i filtri di Instagram, si sa, migliorano la vita (e la faccia) a tutti!
Mi sono goduta il viaggio in treno fino a Victoria, da sola, che quel lavoratore indefesso di Mr.M. ci avrebbe raggiunto piu' tardi direttamente dal lavoro.
Presa dalla sete di liberta' ho poi deciso di ritardare il mio arrivo alla cena e camminare nell'aria fredda di una qualsiasi serata londinese. Mi sono concessa il lusso di guardare le lucine scintillanti, di fermarmi davanti alle vetrine dei negozi, senza che nessuna manina mi tirasse la giacca e nessuna vocina mi strillasse nelle orecchie.
Ho percorso tutta Victoria Street fino ad arrivare davanti al mostro simil-gotico conosciuto anche come Palazzo di Westminster.
Mi sono diligentemente messa in fila davanti alla sicurezza, che e' piu' facile salire con un mitra in aereo piuttosto che entrare dentro Westminster e poi via, nel dedalo di corridoi e corridoietti e scaline a atrii mozzafiato dentro la House of Lord.
Sono arrivata giusto in tempo per i drinks e mi si e' plastificata la faccia a forza di sorridere cortesemente a tutte le persone che mi venivano presentate e con cui c'era da scambiare la "small talk" di circostanza. Ormai ho imparato che quando sono imbarazzatamente senza parole davanti ad un perfetto sconosciuto ingessato e rigido come un carciofo, devo buttarla sul tempo e le previsioni per i prossimi 10 anni, magari anche un accenno al global warming e via, la conversazione fila liscia come l'olio!
Insomma la cena e' stata un successone con tanto di asta di beneficenza finale, eppure c'era quel dolorino e senso generale di malessere che si faceva piu' insistente. Un po' piu' fastidioso, e poi un po' piu' fastidioso ancora. Fino alla tragica realizzazione arrivata insieme al dessert.
"Ehm If you'll excuse me, I'll powder my nose at the ladies" Che e' poi il modo piu' gentile che conosco di dire :"Mollami subito che devo correre al bagno con la velocita' della luce che sto male come un cane"
Ed e' proprio in quel momento, quando la totale solitudine ed intimita' sarebbero state piacevolmente gradite, che la moglie ingioiellatissima e taccatissima del collega del marito se ne esce:" Oh darling, I'll come with you"
Ma porc....Ma non le hanno insegnato che verso i 15 anni anche le donne smettono di andare in bagno insieme? Suvvia!
Che poi voglio dire, di folle vita notturna ne ho quanta ne voglio a casa mia, con risvegli notturni alle ore piu' disparate ed interessanti richieste di storie e giochi alle 4 del mattino.
Pero' poi ogni tanto succede, arriva quell'evento a cui non puoi proprio dire di no.
In modo molto british, l'invito e' arrivato circa 2 mesi prima e poi come fai ad inventarti che non ti sei riuscito ad organizzare?
MIL l'infaticabile (altrimenti conosciuta come Mother In Low) si e' presa cura dei Bibi, li ha cibati e messi a nanna (al mio ritorno casa e cucina erano ancora in piedi quindi suppongo tutto sia andato per il meglio anche se ho preferito fare la gnorri e non chiedere troppi particolari). La MammainSE era ufficialmente in libera uscita!
Si e' dotata di microborsetta contente solo abbonamento alla metro e telefono, si e' messa un vestito, i tacchi alti e si e' pure concessa un rossetto piu' rosso della mantella di cappuccetto rosso che si era comprata in un momento fashionista di due anni prima e che era poi rimasto dimenticato sul fondo della borsetta dei trucchi. Dopo un paio di anni si e' anche concessa di autofotografarsi, che i filtri di Instagram, si sa, migliorano la vita (e la faccia) a tutti!
Mi sono goduta il viaggio in treno fino a Victoria, da sola, che quel lavoratore indefesso di Mr.M. ci avrebbe raggiunto piu' tardi direttamente dal lavoro.
Presa dalla sete di liberta' ho poi deciso di ritardare il mio arrivo alla cena e camminare nell'aria fredda di una qualsiasi serata londinese. Mi sono concessa il lusso di guardare le lucine scintillanti, di fermarmi davanti alle vetrine dei negozi, senza che nessuna manina mi tirasse la giacca e nessuna vocina mi strillasse nelle orecchie.
Mi sono diligentemente messa in fila davanti alla sicurezza, che e' piu' facile salire con un mitra in aereo piuttosto che entrare dentro Westminster e poi via, nel dedalo di corridoi e corridoietti e scaline a atrii mozzafiato dentro la House of Lord.
Sono arrivata giusto in tempo per i drinks e mi si e' plastificata la faccia a forza di sorridere cortesemente a tutte le persone che mi venivano presentate e con cui c'era da scambiare la "small talk" di circostanza. Ormai ho imparato che quando sono imbarazzatamente senza parole davanti ad un perfetto sconosciuto ingessato e rigido come un carciofo, devo buttarla sul tempo e le previsioni per i prossimi 10 anni, magari anche un accenno al global warming e via, la conversazione fila liscia come l'olio!
Insomma la cena e' stata un successone con tanto di asta di beneficenza finale, eppure c'era quel dolorino e senso generale di malessere che si faceva piu' insistente. Un po' piu' fastidioso, e poi un po' piu' fastidioso ancora. Fino alla tragica realizzazione arrivata insieme al dessert.
"Ehm If you'll excuse me, I'll powder my nose at the ladies" Che e' poi il modo piu' gentile che conosco di dire :"Mollami subito che devo correre al bagno con la velocita' della luce che sto male come un cane"
Ed e' proprio in quel momento, quando la totale solitudine ed intimita' sarebbero state piacevolmente gradite, che la moglie ingioiellatissima e taccatissima del collega del marito se ne esce:" Oh darling, I'll come with you"
Ma porc....Ma non le hanno insegnato che verso i 15 anni anche le donne smettono di andare in bagno insieme? Suvvia!
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