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Tuesday, 2 June 2015

Paris Mon Amour

L'ultimo viaggio nella città dell'amore risaliva a ben cinque anni fa e ad un pancione di otto mesi avvolto in un immenso cappotto da portarsi su e giu per i Campi Elisi.
Poi la mammaInSe e Mr.M. sono stati piuttosto impegnati con due bambini, due traslochi e la vita che corre per poter saltare di nuovo su quel treno per un weekend romantico.
Ed allora, per la prima volta, su quel treno ci sono saliti in quattro, ed in 2 ore e 20 minuti precisi precisi sono passati dal centro di Londra al centro di Parigi, senza il mini trolley di cinque anni fa, ma con un valigione, un trolley, due zainetti e due bambini.

Se la sono presa comoda, hanno passeggiato, hanno affrontato capricci e stanchezza, si sono sfondati di croissant, pain au chocolat e viennoiserie in generale. Quello piccolo ha poi scoperto le perle della pasticceria francese:" Mamma, mamma vollio tutti quelli panini cololati e pizzini". E così si sono tutti rimpinzati di macarons al caffe, alla fragola, al pistacchio, all vaniglia, alla rosa ed alla lavanda.

Si sono diretti a vedere la Tour Eiffel, perche' non si poteva mica rimandare la Bibi a scuola a parlare solo delle pasticcerie di Parigi, ed hanno negoziato la coda chilometrica per salire sulla torre, con un doppio giro sulle giostre, a ritmo di fisarmonica.
Hanno fatto ancora un po' i turisti a Montmartre, schivando le frotte di artisti pronti a ritrarre la famiglia felice, così, in piedi, senza nemmeno mettersi in posa.
 Si sono poi stupiti quando, ai piedi dell'Arco di Trionfo, sotto una pioggia torrenziale, non hanno trovato nemmeno un venditore ambulante a proporgli un ombrellino a forma di Tour Eiffel. Che diciamolo, la mammaInSe l'avrebbe comprato piuttosto volentieri l'ombrellino, ma nulla, al giorno d'oggi le centinaia di venditori ambulanti di Parigi propongono solo portachiavi della Tour Eiffel o "selfie sticks" e nessuno dei due e' grande abbastanza per ripararti dalla pioggia. Mannaggia.

Hanno poi smesso di fare i turisti e si sono fatti portare in giro dagli amici parigini. Hanno scoperto un giardino incantato, sospeso fra i tetti di Parigi. Costruito sui vecchi binari sopraelevati del treno che un tempo attraversava la città. Hanno passeggiato sotto un cielo enorme ed un azzurro abbagliante, in un tempo sospeso, fra alberi ed archi di rose, curiosando fra le finestrelle delle piccionaie di Parigi che si affacciano eleganti ed altezzose su questo giardino strappato alla città.

Con il valigione, il trolley, 2 bambini, ma un solo zainetto (l'altro ha deciso di prolungare la vacanza...), la famigliaInSe e' poi risalita sul treno. Un po' più stanca, un po' meno entusiasta, che i rientri non sono mai stati il punto forte. Specialmente per quello piccolo, che dopo due treni ed un autobus, si e' reso conto di non essere più a Parigi solo quando ha visto la porta di casa. E la desolazione e' stata totale all'ululo di :
" Vollio tonale nell'albelto, voglio l'albelto di Paligi"
"Bibo, non si chiama Alberto, quante volte te l'ho detto. E poi credimi, fra tutti e quattro quella che davvero dovrebbe piangere per tornare in albergo al massimo sono io. Andiamo va, che c'ho da attaccare la lavatrice"

Monday, 18 May 2015

Tremendamente Civile

"Bambini, forza, di corsa, presto che e' tardi! Perché uscire di casa deve essere questa fatica epica? C'e' la fiera giu' al villaggio, l'evento mondano del nostro quartiere dimenticato dal consumismo. C'e' il sole che brilla e la mamma ha controllato su tutte le app di questo mondo: da domani torna l'inverno, 10 gradi secchi, pioggia a secchiate, vento turbinante. L'estate e' oggi e forse un paio di giorni a luglio se ci dice culo, quindi forza, fuori di casa all'istante che sono già le 2.30 che lo sapete che alle 5 in punto chiude tutto, puntuali come la morte"

"Allora siete pronti? Bibo, amore piccolo e matto, cosa ci fai con i pantaloncini corti e gli stivali da pioggia? Bibi, principessa di mamma, vai sempre in giro nuda e oggi ti sei messa il vestito a costine di velluto di due inverni fa che ci sono 30 gradi? No amore, non ha le maniche corte, quando l'ho comprato due anni fa erano lunghe.
Bambini sembrate fuggiti da un orfanotrofio in fiamme, se fossimo in Italia ci manderebbero la buoncostume. Vabbe' pazienza, e' tardi, tutti in macchina e ricordiamoci di non fare foto per non serbare ricordi di come vi mando in giro che se le vedono i nonni ci fanno rimpatriare"

Dopo svariati strilli, minacce, bronci e capricci, la famigliaInSe e' uscita di casa ed e' miracolosamente riuscita ad arrivare al parco prima che la fiera Vittoriana (Victorian Fun Fair) chiudesse battenti, baracche e burattini. Certo, nel frattempo l'estate e' finita ed il tepore dei 25 gradi ha lasciato spazio ai 10 gradi autunnali, così, senza avvertire, giusto il tempo di pensare "mi sono dimenticata le giacche". Ma per fortuna siamo a Londra, la Bibi aveva il suo vestito di velluto di 3 taglie troppo piccolo, il Bibo, i piedi al caldo negli stivali, ed il parco era pieno di bambini mezzi nudi ed adulti vestiti da cretini.
La Bibi ha affondato tutta la faccia nel suo primo zucchero filato di cui la mammaInSe ha trovato le ultime tracce stamattina sottoforma di un gigantesco ed inestricabile nodo nei capelli. Si e' appiccicata dita, guance e naso con quel grosso nuvolone rosa e mai musino sporco e' stato più felice e zuccheroso.
E poi ci sono stati trenini a vapore e ruote panoramiche, tiro al bersaglio e pesca miracolosa, in un'atmosfera vagamente decadente e senza tempo.

Fino alle 5 si intende, 5 in punto e non un minuto in più che alle 5.30 c'e' da mettere la cena in tavola.
Ed alla mammaInSe, oramai, tutto cio' sembra tremendamente civile e normale.

Wednesday, 13 May 2015

Piccolo e Carino

E' stata una di quelle giornate che iniziano con entusiasmo ed energia, si intramezzano con un paio di capricci e l'occhio disperato del "ma chi me l'ha fatto fare", ma finiscono solitamente con una stanchezza totale ma serena, gambe molli ma rilassate.
E' cosi' che la mammaInSe ha visto due occhioni annoiati che la imploravano di inventarsi qualche intrattenimento eccezionale per la giornata e, conscia del fatto che con quello piccolo non ha mai fatto troppi sforzi perche' era sempre troppo impegnata ad arrivare alla fine della giornata con la testa ancora attaccata al collo, ha deciso:
"Ma si Bibo, prendiamoci il treno e la metropolitana, immergiamoci in un bagno di folla cittadino ed andiamo a vederci i dinosauri al museo di storia naturale".
E cosi quello piccolo ha infilato la merenda nello zainetto rosa delle principesse, ha porto la manina speranzosa alla mamma, ed e' partito all'avventura, concentrato e consapevole.

Sulla via si e' dimostrato un compagno di viaggio mielose e bacioso, esternando sentimenti, baci e abbracci, senza pudore in mezzo alla folla:
" Mammina ti vollio tanto."
"Mi vuoi tanto cosa piccolo orsetto del cuore appiccicoso?"
"Ti vollio tanto e basta" Mentre con fare approccioso appoggiava la guancia sulla mano della mammaInSe.

La mammaInSe e quellopiccolo hanno scoperto un meraviglioso tendone nel giardino nel Natural History Museum, con centinaia di farfalle che svolazzano di fiore in fiore e di bambino in bambino. Ed anche quellopiccolo si e' ammutolito per 10 miracolosi minuti.
Hanno poi visto i dinosauri, compreso un Tirannosaurus Rex, a dimensioni reali, che si muove ed emette grugniti terrificanti ed ha causato una crisi di pianto isterico del Bibo, ed anche un po' della mammaInSe.
"Ma Bibo era finto, era come un giocattolone spaventoso ma fintissimo"
"Ma io lo sapevo mamma, fazevo solo un po' finta"
"Allora vuoi tornare indietro a vederlo"
"NUooooooo, vollio andale a casa"

Hanno poi visto balene, giraffe, ippopotami, moffette, cavalli, zebre, pitoni e fringuelli. Donnole, orsi bianchi, bruni e grizzly (Mammina gualda, c'e' olso, ma dove e' Masha????), secuoie giganti, gufi e falchi. Hanno scoperto i nomi in inglese di animali che non sapevano neppure esistessero. Hanno anche scoperto che la CHEETAH non e' un tipo di scimmia, come distrattamente credeva quell'ignorante della mammaInSe, ma e' nientemeno che il ghepardo.
Hanno mangiato flapjacks, gelati e caramelle.
Si sono seduti sulla grande scalinata del museo ed hanno chiacchierato, come due compagni di viaggio, a proprio agio nella reciproca compagnia. Hanno chiacchierato per davvero, guardandosi negli occhi ed ascoltando ogni parola, come accade di raro, che di solito le parole si confondono al sottofondo della televisione, o della lavastoviglie o al tintinnio dei piatti che vengono messi sul tavolo.

All'uscita dal museo il Bibo si e' pure riappacificato con i dinosauri. Ne ha trovato uno, di peluche, minuscolo:
" Mammina gualda, questo e' piccolo e molbidino molbidino. Questo qui si' che e' calino"
E del resto come dargli torto?

Thursday, 7 August 2014

Nata il 7 Agosto

Sono nata il 7 agosto. Questo me lo ricordo. L'anno no, non saprei. Guardandomi le mani direi che di anni ne sono passati parecchi, ma i numeri hanno davvero poco valore oramai.
Il 7 agosto, si, questo lo so! Leone. Lo dice lo zodiaco, e con questi capelli, con questa criniera bianca e forte, un leone lo sembro per davvero.

Sono in un letto nella penombra, ma non ho idea di come ci sia arrivata o quando. Vedo sguardi accondiscendenti,  e sguardi stanchi e scocciati, vedo mani che si muovono e vedo parole che non riesco a sentire. Sto galleggiando dentro ad una bolla e guardo divertita tutto quell'affaccendarsi la fuori. Qui invece e' come se il tempo si fosse fermato, o forse, come se non fosse mai esistito.

Dicono che la mia memoria sia come un tappeto che si sia arrotolato ormai del tutto; si e' arrotolato prima sui ricordi più vicini e poi ha continuato piano ed inesorabile ad arrotolare e cancellare, fino a quando e' rimasto solo qualche filo colorato ed un po' aggrovigliato a farmi il solletico ai piedi. Di cazzate me ne hanno raccontate parecchie da quella prima visita, ma questa del tappeto che si arrotola forse, adesso, mi sembra un po' meno cazzata delle altre. Pero' sono nata il 7 agosto, e questo lo ricordo!

Un leone, coraggioso ed un po' incosciente. Ve l'ho mai raccontato di quella volta che ho imparato a nuotare? Ho trascinato Maura sulla spiaggia, in corso Italia. Tutti i ragazzi si tuffavano e nuotavano, mentre le ragazze cercavano di non abbronzarsi le carni bianche sotto quel sole luminoso. Ed io morivo dalla voglia di scrollarmi di dosso quelle vocine lamentose e quei risolini affettati. Ho detto a Maura:" Al 3 ci buttiamo, e al costo di annegare dobbiamo arrivare al primo scoglio". Beh mi sembra chiaro che non siamo annegate!

Di soldi non ce ne erano, mai. Per me poi, che ero la terza figlia, femmina dopo due maschi, dei soldi non sentivo nemmeno l'odore quando entravano in casa. Allora ho capito che dovevo pensare da sola a me, essere scaltra e prendere cio' che mi spettava, senza aspettare che nulla mi fosse regalato. Dovevo fare il leone.
Erano tempi duri, tempi di guerra.
Ho scoperto che mio padre teneva del vino nascosto in botti sotto il lavandino. Ho anche scoperto che al mercato nero compravano quel vino a prezzo d'oro.
Mio padre non si e' mai lamentato di tutto quel vino annacquato che ha bevuto. Io mi sono disegnata la riga delle calze con un pennarello,  e, con quei pochi soldi racimolati, sono andata in balera.
Ho ballato il tango, ho ballato ad occhi chiusi, muovendo la testa ed accarezzandomi la schiena con i capelli; dimenticando la guerra; dimenticando che il ballerino era solo quello spilungone di mio fratello.

Ah mio padre, cosi' severo! Se glielo raccontassero troverebbe le forze per uscire dalla tomba e chiudermi nello sgabuzzino.

Una vita e' passata, così' in un lampo, ed in un lampo dimenticata, come se avessero spento un interruttore. Non so se ho fatto un buon lavoro. E' stata una vita piena di imperfezioni, di curve troppo strette. Mi hanno chiamata egoista, li ho sentiti. E forse si, sono stata anche quello.
Pero' ho regalato al mondo colori, voglia di vivere; e risate, tante, grosse, rumorose risate.
Ecco, ecco chi sono; sono nata il 7 agosto, ed avevo il sole che mi bruciava dentro.

Cara Elsa, nata senza padroni, questo e' il mio regalo: aiutarti a raccontare gli ultimi bandoli di quel tappeto arrotolato. Perche' le storie muoiono se non vengono raccontate.

Monday, 18 November 2013

ll Bibo Bacia Tutti

Ovvero: Storia di un paraculo (si puo' dire??)
Il Bibo bacia tutti, l'ho visto, c'ho le prove!
Con quella faccetta piccina, testina pelata, occhio a mezzaluna in eterno sorriso, IL Bibo ti abbraccia stretto e ti ricopre di baci, di quelli veri, con lo schiocco.
E' una specie di superpotere che riduce chiunque gli sia intorno in pappette mollicce accondiscendenti.
Tu lo sgridi? Lui ti bacia
Tu gli dici di no? Lui ti abbraccia
Vuole a tutti i costi infilare tutte e due le mani nell'impasto dei brownies al cioccolato? Tu gli dici di no, lui ti distrae, ti bacia e dentro all'impasto ci infila pure la testa.

Al parchetto sotto casa abbiamo incontrato la Vladi, la nostra inossidabile babysitter transilvana, e la sua amica ungherese. Entrambe con un paio di marmocchi a cui badare.
Poi siamo arrivati noi, il Bibo mi ha mollata, come si fa con una fidanzata rompiballe, ha preso una mano di Vladi, una mano dell'amica ungherese. Ed e' partito il superpotere.
Le due si sono completamente dimenticate degli altri 4 bambini, e si sentivano solo coretti di "ohhhhh' e di "uhhhhh" ad ogni moina che il Don Giovanni in pannolino gli mollava.

E l'ho visto, lo fa in continuazione, con tutti.
L'ho beccato ad un playgroup avvicinarsi furtivo ad un bambino tentando si spingerlo via per accaparrarsi il suo gioco. Non c'e' riuscito. Ha cambiato tattica. Ha sfoderato la fossetta, gli ha fatto caro caro, l'ha stordito con abbracci ed un bel bacione, per poi spostarlo e prendersi il gioco che voleva. E sto poveraccio non si e' nemmeno lamentato.

IL Bibo e' cosi, ti frega, anche nel bel mezzo della notte, quando vorresti strangolarlo, dargli 4 pastiglie di tavor e rimetterlo a dormire. E invece con una vocina piccola piccola ti chiede "mano" e tu gli dai la mano, e poi quando dopo mezzora la mano rischia la cancrena ma lui e' ancora li' con gli occhioni sbarrati, lo prendi in braccio sperando che cullandolo finalmente ceda e si rimetta a dormire.
Ma no, niente, lui ti si appiccica addosso come un adesivo cicciottello, ti pianta le manine fra i capelli iniziando a farti uno shampoo che creerà nodi perenni nei capelli, naso e bocca contro il tuo collo e tu li' come una scema, alle 3 del mattino, con sta polpetta raggomitolata addosso che pensi "ohhhhh" e "uhhhhh" e "tenerello amore di mamma".

Poi pero' al mattino, con l'occhio a panda e la lente a contatto incastonata nell'occhio stanco ed a lacrimazione zero, le 4 pastiglie di tavor te le prenderesti tu, altro che "oohhh" e "uhhh"

Ma lui e' cosi', ti ammalia, ti frega. Ha pure imparato a fare i passetti da pinguino per riuscire a farti ridere quando invece lo metteresti in punizione fino ai 18 anni.

Il Bibo c'ha i superpoteri. Adesso c'ho le prove.

Friday, 18 October 2013

I Ciuffi Ribelli: ode alla Bibi


Ho sentito i soliti passetti. Piedini leggeri che scendono silenziosi le scale di casa.
Tump, tump, tump, ovattati dal tappeto.
Con fare cauto, una faccetta addormentata e' spuntata  dalla porta. In quel modo tutto tuo, vagamente diffidente: prima si scorge una capigliatura scompigliata, poi gli occhi scrutano la stanza e fino a che qualcuno non si accorge della tua presenza, tu rimani li, a scrutare silenziosa i movimenti lenti del mattino.
Ammetto ogni tanto di fare finta di nulla, di sentire quegli occhietti che mi spiano divertiti, quel respiro un po' ingolfato. Chissa' perché' aspetti sempre quel cenno, l'occhiata, un sorriso, un "ciao" impastato di latte del Bibo, prima di fare il tuo ingresso nella nuova giornata.

Oggi con aria orgogliosa mi hai detto:" Mamma io ho già' rimesso a posto tutto il mio letto"
Si proprio tu, piccoletta, oggi hai detto così. E quando sono andata al piano di sopra nella tua camera, ho trovato il cuscino bello gonfio, il piumino ordinato a coprire il letto e la tua bambolina preferita, addormentata su un fianco, già' pronta ad aspettarti per la notte successiva.

Poi bisogna mettersi la divisa prima di andare a scuola. E farsi pettinare. Certo. Facciamo le treccine, così' i capelli non mi vanno negli occhi. 
E controlli nello specchio che tutto sia in ordine: ancora inconsapevole dell'aureola di capelli biondi che per tutta la vita continueranno a scapparti dalle trecce. Quella lanetta soffice che segue tutto il perimetro della testa, che vola di qui e di li e si aggroviglia dopo ogni nottata.
E lo so, io lo so che passerai la tua adolescenza provando creme, gel, lacche speciali, tutto il possibile per addomesticare quei ciuffi ribelli che continueranno a rifiutare di farsi intrappolare in pettinature alla moda. Lo so perché' sono uguali ai miei. 

Continuo a guardarti, a spiarti, ancora incredula del vedermi riflessa nel tuo viso, nei tuoi movimenti. Mi siedo orgogliosa, spettatrice del tuo diventare grande e sicura di te. Mi metto in un angolo, dove tu non puoi vedermi, ti osservo fare i tuoi passi da sola, ma pronta ad allungare la mano per sorreggerti quando perdi l'equilibrio.

Ho trovato una finestrina, piccola piccola, che si affaccia sulla tua classe a scuola.
Ogni mattina, quando tu credi che io sia già' scappata via a fare le mie commissioni, se solo tu ti girassi e guardassi bene bene, potresti vedermi ancora qualche minuto affacciata a quella piccola finestra.
Sto li' fino a quando non rischio di rimanere chiusa dentro insieme a tutti voi, a notare con che fare da donnina appendi il cappotto al gancetto con il tuo nome, metti a posto la cartella, la frutta nel suo cestino, e ti siedi a chiacchierare felice con l'amica ricciola, prima che le maestre inizino l'appello.
E' bastato un mese, che le lacrime di confusione al momento dell'ingresso in classe, si sono trasformate in piccoli gesti rituali che ti danno sicurezza ed autonomia.

L'uovo si e' dischiuso, l'uccellino sta imparando a volare. La mamma annuisce orgogliosa, seduta al suo posto, ma, stai certa, pronta ad intervenire ogni volta che il volo si fara' turbolento

Monday, 26 August 2013

Ho Scoperto Ho Scoperto

E' successo, la MammaInSe e' crollata.
E' bastato che i nonni arrivassero a trovare la FamigliaInSe sulle ridenti coste francesi, che si assumessero tutte le responsabilita' di intrattenimento nani, che tacchete, in un istante la MammaInSe ha ceduto ad uno stato piu' o meno costante di letargo estivo.
La mammaInSe e' riuscita ad addormentarsi ovunque: sul terrazzo, sulla seggiola, sotto l'ombrellone ed in svariati letti della maison in affitto. Nulla potevano fare urla, pizzicotti, spruzzi, schizzi, manine appiccicose che le tiravano i capelli. La mammaInSe grugniva, si girava dall'altra parte e ricominciava beatamente a dormire fino a quando anche i due Bibi spietati se ne sono fatti una ragione. Come in guerra, avete presente? A forza di fare la morta, anche il nemico inizia a crederci, vi crede innocua e vi ignora.

Fondamentalemte la MammaInSe ha scoperto una grande verita': che in vacanza 'gna fa'!!
E' che il tuo cervello continua inopportunamente a ricordarti che sei in vacanza e ti costringe a uscire, a star sveglio, a guardarti un film fino all'una del mattino, a fare quella giovane che dopo cena infila la prole in macchina e se ne va a fare un bel giro in riva al mare. Tu lo sai che sei in vacanza e ti crogioli nella gioia del sole caldo e dello spritz mentre prepari la cena.
Ma lui no! Lui non lo sa!
Vaglielo a spiegare a quello piccolo che e' sindacalmente inaccettabile svegliare quella povera donna di sua madre tutte le sante mattine fra le 6 e le 6.30, e che si, anche sua sorella ce n'ha per le scatole di farsi strarompere i timpani prima del sorgere del sole.
Quindi per farla breve, la mammaInSe non e' particolarmente scoraggiata dai costanti incidenti domestici causati dai Bibi nella maison in affitto (e non esattamente a prova di nani), dai pranzi e dalle cene farciti di lamenti, proteste e lanci di cibo, dai costanti tentativi di annegamento e/o avvelenamento dei bambini. Anche la caduta a volo d'angelo del Bibo dal seggiolone, direttamente sul preziosissimo ciottolato dei vicoletti di St. Tropez, ha trovato la mammaInSe lucida e reattiva e neanche tanto scomposta.
Ma quelle 5 ore per notte, quelle no, quelle proprio le trasformano lo spirito e la riducono in una lumaca stanca ed assonnata.

In questa vacanza "tropezienne"poi la mammaInSe ha scoperto anche un sacco di altre cose.
Ha scoperto che la concentrazione di tette rifatte sulle spiagge della Costa Azzurra, e' pari soltanto alla quantita' di Lois Vuitton fasulle a Milano Marittima.
Ha scoperto che alle francesi non glel'ha ancora spiegato nessuno che il topless e' passato di moda negli anni '80.
Ha scoperto che quelle che negli anni '60 affollavano le spiagge di St.Tropez a lanciare la moda del topless iniseme alla Brigitte Bardot, sono ancora li, a 'mo di mummia di Shar Pei, con i chili di pieghe e di rughe che le seguono con dieci minuti di ritardo ogni volte che si girano ma...rigorosamente in topless.
Ha scoperto che un'apparizione di Silvester Stallone al Club 55 puo' provocare 20km di coda sull'unica strada che costeggia la costa, ed indovinate un po' chi e' rimasto bloccato per due ore su quell'unica strada che costeggia la costa?
Ha scoperto che in una qualsiasi spiaggia della costa non ti fanno un panino ed un'insalata manco sotto tortura. Non c'hanno il bar, c'hanno il cocktail bar, non c'hanno il ristorante, c'hanno la sushi lounge.
Ha scoperto che se vuoi mangiarti sto benedetto panino devi andare preventivamente al supermercato e comprartelo!

E mentre i 4 nonni sono immersi in piscina ad intrattenere la prole, la mammaInSe ricomincia ad avvertire una terribile palpebra calante. Con sorriso soddisfatto si lascera' nuovamente sorprendere dal tanto agognato sonnellino pomeridiano.
Zzzzzzzzzz........

Tuesday, 30 July 2013

La FamigliaInSe va in Montagna - Firuli Firula

La mammaInSe vive in uno strano stato di apnea, in cui alla mattina fa un bel respiro, trattiene il fiato e si butta nella giornata, correndo e guardandosi sempre alle spalle. Fra una casa che dovrebbe essere in costruzione ma che, piu' che altro, e' in demolizione, una casa da vendere, bambini da gestire ed immani ceste di panni da lavare. Ogni tanto si ricorda anche di buttare quattro cose sulla tavole alla rinfusa e le chiama pranzo o cena a seconda dell'orario della giornata.
In questa estate matta in cui invece che godersi il solicino caldo di Londra, passa le sue giornate nella casa cantiere, o a scegliere cucine, o bagni o piastrelle o finestre o porte.....e' riuscita anche ad andare in vacanza per una settimana con tutta la famigliInSe piu' amici.

Una certa blogger un po' matta che mi fa scompisciare dalle risate e che ha un blog con un nome delizioso che sembra sbucato da qualche fiaba (Il Lupo Nelle Fragole), e' stata di recente sull'Alpe di Siusi e ha fatto un suntino del suo viaggio su Trashic.
Lei e' andata sull'alpe esattamente 2 settimane prima della famigliaInSe ed ha terrorizzato la mammaInSe con foto di nevicate sovrumane e temperature natalizie che hanno costretto la mammaInSe a rifugiarsi da decathlon e fare incetta dn pile e felpe a non finire.
Due settimane dopo, chiaramente, la temperatura ha raggiunto massime mai provate sull'alpe e le felpine ed i pile non li ho tirati fuori dalla valigia neppure per la passeggiatina digestiva serale!

Valigia cannata a parte, la vacanza e' stata meravigliosa.

La prima mattina, alla frequenza di 5 lamenti e 4 urla lancinanti per metro di strada percorso dalla Bibi, siamo entrati nel primo dei millemila negozi di sport dell'Alpe (che se ti serve la scarpetta tecnica, i ramponi o la borraccia al titanio li trovi di sicuro sull'altopiano, ma prova a comprare due banane ed uno yogurt e come minimo ti devi fare 20minuti sulla funivia) e ci siamo attrezzati di super passeggino a tre ruotone ammortizzate.
Quella fetente di mia figlia, si proprio lei che quando aveva due anni ed io ero incinta metteva su spettacoli da esorcista al solo tentativo di farla sedere su un passeggino, si e' appropriata del mostro a 3 ruote e ne e' stata estratta a forza solo una settimana dopo, dietro minaccia di essere restituita al negozio di sport insieme al passeggino!
Il Bibo si e' trovato un habitat piacevolmente comodo sulle spalle di Mr.M.: una volta sullo zaino, dopo tre passi e quattro sorrisi, cadeva in un sonno catatonico, da cui veniva risvegliato solo dall'odore di canederli e frittate al mirtillo una volta raggiunta la baita.
Mr.M., dal canto suo, alla mattina si faceva il segno di croce, si caricava un bambino sulle spalle, l'altra sul passeggino e partiva al galoppo con la zavorra familiare, sguardo basso e mascella contratta, concentrando in una settimana tutto lo sport e lo sforzo fisico che non ha il tempo di fare durante l'anno. Ho tentato di farmi trasportare anche io, ma l'unica soluzione sarebbe stata quella di fargli trainare anche un carrettino, e nel negozio di sport li avevano finiti!

Temevo che i bambini in albergo sarebbero stati ingestibili e di dover sopportare gli sguardi di disapprovazione degli altri clienti dell'albergo.
Ed invece con mio profondo gaudio, i bambini in albergo sono davvero stati ingestibili, hanno gettato immense quantita' di cibo per terra, hanno sputacchiato sulle tovaglie immacolate, hanno rovesciato intere bottiglie di succo di frutta, hanno urlato, pianto, schiamazzato e si sono alzati da tavola ogni 5 minuti, MAAAAA.... gli altri clienti dell'albergo erano in situazioni anche peggiori della mia.
C'era quello con 4 figli, quello con 2 gemelli di 22 mesi e quello col neonato con le coliche, tanto per citarne qualcuno fra i piu' fortunelli!

Insomma, in questo generale clima anarchico, fra piatti di cibo delizioso ed una decina di bambini che scorrazzavano felici, sporchi e rumorosi, noi genitori siamo anche riusciti a rilassarci, mettere su un paio di chili e farci quattro grasse risate.
Quelli un po' meno rilassati e che a fine settimana mostravano uno strano ghigno schizofrenico, erano i camerieri dell'albergo e colgo l'occasione per porgere loro le piu' sentite scuse e di cospargermi anche un po' il capo di ceneri!


Monday, 24 June 2013

Che Dio ce la Mandi Buona: una Storia di Traslochi

La famigliaInSe ha iniziato a traslocare molto prima di diventare faigliaInSe.
Da quando mammaInSe e BabboInSe si sono conosciuti e' stata tutta una gran storia di valigie e scatoloni.

Quando finalmente gli InSe hanno deciso che si piacevano e che volevano uscire insieme, la mammaInSe ha fatto le valigie e se ne e' tornata in Italia per un annetto.
Dopo aver fatto avanti ed indietro un numero indefinito di volte, la mammaInSe e' riapprodata in Inghilterra con una valigia, un trolley ed una borsa, ha occupato un armadio della casa del BabboInSe (allora a Cambridge) ed ha iniziato a fare colloqui di lavoro.
E col primo lavoro e' arrivato il primo vero e proprio trasloco.

Abbiamo affittato un furgoncino malandato che abbiamo stipato dei nostri possedimenti che annoveravano: un'orribile libreria verde, rotta, un paio di comodini di plastica, un servizio di piatti e bicchieri spaiati fregati a diversi College durante diverse cene, una scrivania ed una sedia.

I nostri vestiti stavano tutti in un paio di valigie.

La scrivania ha subito un incidente mortale ancora prima di arrivare nella casa nuova.
L'orribile libreria verde, nonostante aver perso un paio di pezzi, stava ancora in piedi, ed abbiamo deciso di tenerla per emergenza.
In mezza giornata abbiamo svuotato le quattro scatole che ci eravamo portati dietro ed abbiamo preso possesso della nostra prima residenza londinese: una scatola da scarpe che non arrivava a 40mq, dove non c'era un forno e dove il freezer risiedeva sopra la lavatrice dentro all'unico sgabuzzino. Purtroppo il freezer si apriva ad ogni centrifuga allagando l'elegante moquette verde marcio che decorava tutti i 40mq.
Le pareti erano verdi, gialle e viola e dietro al nostro letto si ergeva una gigantografia a tutta parete del lago di Como. Sono costernata dal non possedere nemmeno una foto che ritragga la bruttezza rara di quella casa. 

Dopo un anno abbiamo deciso di spostarci in una casa che ci restituisse un po' di dignita' e dove fosse possibile invitare amici a cena senza farli sedere dentro la doccia.

Abbiamo riaffittato un camioncino sfigato, lo abbiamo riempito delle nostre cianfrusaglie rendendoci conto che ci voleva una valigia in piu' per i nostri vestiti, un'altra per le mie scarpe ed un paio di scatoloni extra per cio' che avevamo accumulato in giro per casa.
Abbiamo rinfilato l'orrida libreria verde nel camioncino che-non-si-sa-mai-puo-sempre-fare-comodo, riincartato tutti i nostri piatti spaiati e, dopo aver scaricato il camioncino, ci siamo infilati all'ikea per comprarci un letto, una scrivania ed una libreria Billy che rimpiazzasse l'orrida libreria verde.

Solo che li per li abbiamo deciso di non buttare via l'orrida libreria verde, ma di trasferirla nel cucinotto per metterci preziosi beni alimentari, giusto per qualche tempo, prima che ci comprassimo un mobile piu' adatto.
Ci siamo anche comprati un servizio di piatti, ma quelli spaiati rubacchiati qua e la a Cambridge si sono nascosti dietro una pila di altre cose e tant'e' sono rimasti li.

La seconda casa londinese era piccola ma figa. Aveva un bellissimo open space mansardato il cui soffitto era tutto vetri. E c'era sembrata una cosa meravigliosa a febbraio, quando abbiamo visto la casa per la prima volta. 
Quando a maggio abbiamo preso possesso della casa ed abbiamo realizzato che dovevamo fare colazione indossando gli occhiali da sole e che quando eminenti scienziato anni addietro avevano definito l'effetto serra, avevano probabilmente passato un pomeriggio in casa nostra, ci siamo resi conto del terribile errore fantozziano.
Quando, pochi giorni dopo, abbiamo trovato una candela completamente sciolta nel piano "mezzanino" sopra l'open space/crematorio, ci siamo armati di pazienza e coraggio, siamo saliti sul tetto ed abbiamo dipinto tutti i vetri esposti a sud, rischiando la vita una paio di volte.

Poi ci siamo sposati, io sono rimasta incinta della Bibi ed abbiamo deciso di fare le persone serie: Muoverci dal centro (prima abitavamo a Victoria), e comprare una casettina a schiera in Wisteria Lane, insieme a tutte le altre Desperate Housewives, dove i bambini nascono a mazzetti sotto i cavoli.

Questa volta abbiamo chiamato una ditta di trasporti che consisteva in un camion grosso e due loschi individuinche non parlavano una parola di inglese, che non possedevano nemmeno un cacciavite e che non erano decisamente in grado di smontare e rimontare un mobile.
Sfortunamente l'orribile libreria verde era talmente piccola e malridotta che passava tranquillamente dalla porta senza essere smontata, ed anche senza un cacciavite, i due omoni dei traslochi sono riusciti a farla arrivare nella casa nuova.

La libreria verde si trova attualmente nel mio sgabuzzino.

La famigliaInSe ha comprato una casa nuova in Westiria Lane.
Degli omaccioni dall'aria poco raccomandabile, hanno preso oggi possesso della nuova casa ed hanno iniziato a tirare giù muri e tetti ed a costruirne di nuovi in un lungo processo di ristrutturazione che vedra' la famigliaInSe sull'orlo di una crisi di nervi per almeno i prossimi 6 mesi.

Temo che il prossimo trasloco necessitera' qalcosina in piu' delle iniziali due valigie e quattro scatoloni.

Mi chiedo se riusciro' finalmente a liberarmi dell'orrida libreria verde, o se forse non sia il caso che ci faccia pace, che non la chiami piu' orrida e magari la ridipinga di un lilla calmante e gradevole.

Wednesday, 17 April 2013

Un Anno Di Blog: Tutta la Verita'

Un anno fa, ad un mese dalla nascita del mio secondo bimbo, nasceva Comesenonbastasse. Un esercizio catartico per affrontare le ansie e le preoccupazioni di diventare mamma una seconda volta. 
Ho deciso di affrontare questo secondo percorso con ironia ed un pizzichino di cinismo per esorcizzare fatiche, notti insonni e solitudine.
Ma perche' l'ho voluto fare?
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
E cosi' per una volta voglio regalarMI la verita', per questo piccolo anniversario voglio dire ad alta voce e senza fronzoli, quello che cerco di non ripetermi mai.

I primi quattro, cinque mesi di vita di mia figlia, sono stati fra i più bui e duri della mia vita.
Credevo di essere pronta e di essere forte. Non ero una ragazzina a cui era capitata una gravidanza non desiderata. Ero una donna di 31 anni, sposata, che aveva cercato con tutto il cuore quella bambina con suo marito.

Eppure non ce la facevo, e non riuscivo a perdonarmelo.

Diventare mamme per la prima volta può essere un percorso difficile e tortuoso.
Per me, nella mia vita da Expat, diventare mamma e' stato un percorso fatto di tante lacrime e tanta solitudine.

E' iniziato ad andare tutto storto all'ospedale, quando, dopo aver fatto nascere la bambina con la ventosa ed essere ancora sotto l'effetto della spinale, sono stata mollata da sola, incapace di muovermi, ma con una bimba di poche ora da accudire, cambiare, allattare, consolare.

Una volta a casa non c'erano amici e parenti a fare la coda per venire a trovarti, per vedere la bambina, per portarti orsacchiotti troppo grandi e cioccolatini troppo calorici.
C'eravamo io, lei ed il divano, dove passavo ore ad allattarla, ed una televisione silenziosa che continuava a ripetere immagini mute e prive di significato.
Ricordo quell'ombra che ogni mattina si infilava sotto le coperte, mi copriva i piedi, mi stringeva lo stomaco per poi attanagliarmi la gola. 
Mi ricordo quell'angoscia che mi rendeva pesanti le gambe e rendeva lento e difficile ogni movimento.
Ricordo il magone ogni volta che Mr.M. si chiudeva la porta dietro di se per andare a lavorare.
Avevo un disperato bisogno che qualcuno si prendesse cura di me, di essere figlia ancora per un po', ma quell'esserino dallo sguardo impertinente non me lo permetteva.
Richiedeva le mie attenzioni ed il mio tempo, in continuazione. Ed io le davo tutto quello che potevo: tempo, attenzione ed amore fino allo sfinimento e fino a quando per me stessa non rimaneva piu' nulla.

MI ero sempre immaginata matrona divanata, che ammira la sua creatura dormire nella culla. 
Invece mi sentivo gatto senza pelo, appallottolata su un divano ed incapace di muovermi, incapace di dormire, incapace di organizzare la mia vita e la sua.
E lei strillava. Ohhhh come strillava. Strillava alla mattina, al pomeriggio, alla sera. Era un'urlatrice di professione,un'ugola d'oro della culla. Ed io ne ero atterrita.
Ogni attivita' giornaliera era accompagnata da panico: panico perché dovevo fare la spesa, panico perché dovevo comprarle dei bodini nuovi, panico perché se la mettevo giù era disperata ma io avevo un altrettanto disperato bisogno di farmi una doccia.
E non ero capace a condividere questo urgano di emozioni che mi travolgeva ogni giorno, una pioggia battente di panico, ansia, stanchezza e felicita', certo, perché c'era anche quella in quel gran casino che avevo in testa.

Se mi veniva chiesto come stavo, sapevo solo dire "bene grazie, un po' stanca forse"
Oppure piangere, torrenzialmente, singhiozzando e facendomi venire occhi grandi e gonfi, ma le parole, le spiegazioni per tutte quelle lacrime, proprio non riuscivo a tirarle fuori. E no, non sono una persona facile da aiutare, perché trovo così difficile parlare!

Poi ho trovato modi per stare meglio, anche se non ero ancora riuscita a fare pace con me stessa.
Dovevo uscire, stare fuori, camminare. Sola, sempre. Sotto la pioggia, il vento e nel buio di un Gennaio londinese.
Mi sono trovata sotto la grandine in St.James.Park. a camminare senza ombrello, a pranzare in piedi dentro la stazione Victoria pur di non tornare a casa.
L'ho allattata nei parchi, in chiesa, da Starbucks, OVUNQUE, pur di essere fuori, vedere altre facce, sentire altre voci.
E mi ha aiutato.
Lei e' rimasta una piccola urlatrice indefessa, ma a poco a poco, con il passare dei mesi, io mi sentivo più sicura sulle mie gambe. 
La mattina era sempre il momento più duro, accettare di mettere i piedi giù' dal letto ed affrontare la giornata era la battaglia più grande, ma i momenti di felicita' e di cieco amore verso mia figlia stavano decisamente prendendo il sopravvento ed ogni sera il bilancio era un po' più positivo del giorno precedente.

Fino a quando ho iniziato a divertirmi con lei, a fare cose CON lei e non solo per lei. 
Ed e' arrivata una mattina in cui mi sono svegliata, e quell'ombra non c'era più ed ero solo la madre fortunata di una bimba bellissima, sana e vispa. Avevo di nuovo le forze per affrontare tutto il resto.

Ho ricominciato a leggere. Riuscivo a concentrarmi sulle pagine di un libro, esercizio che mi era stato impossibile fino al giorno precedente. Strano, banale, ma per me la prova che stavo bene.

Qunado si e' avvicinato il momento di partorire il mio secondo Bimbo, mi sono spesso chiesta:" ed ora? Se si ripete di nuovo tutto? Se sto male di nuovo? Adesso e' un casino, non me lo posso permettere!"
Ma quel percorso, tre anni fa, mi aveva cambiata, mi aveva fatta crescere e mi aveva permesso di diventare una madre felice e consapevole. Una madre capace di apprezzare solitudine e silenzio. Soprattutto mi aveva insegnato che l'inizio puo' essere durissimo e faticosissimo, ma la', in fondo al tunnel di allattamento e sbalzi ormonali, c'e' la promessa di una famiglia chiassosa e felice che sarà la tua ragione di vita.

P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.


Wednesday, 14 November 2012

Bibesimo e Addii

E cosi fu che alla veneranda eta' di 5 mesi e mezzo, un Bibo vestito color panna e con il sorriso stampato in volto e' stato battezzato fra parenti e amici.
Come al suo solito, il mio signore piccolo e tranquillo, ha dato prova della sua anima pacifica e si e' fatto guardare, cullare, coccolare, trastullare, baciare da tutte le 50 persone presenti a battesimo e ricevimento!
In prima linea a trastullare il Bibo c'erano nonni corti, lunghi, ottimisti ed un po' meno, poi zii, cugina/madrina e pure l'amico ricciolone che si e' sparato Italia/Londra, Londra/Italia in giornata, cosi' tanto per fare una scampagnata fuori porta...

L'organizzazione del tutto mi e' costata non pochi grattacapi, perche' fondamentalmente c'e' una barriera culturale: qui per festeggiare si fanno brindisi e si tracollano bollicine come se non ci fosse un domani, da noi si, le bollicine piacciono parecchio, ma soprattutto SE MAGNA.
E quindi che vi devo dire, tutto bello e tutto buono, peccato che i "canapes" da servire con l'aperitivo avessero la dimensione dell'unghia del mio dito mignolo, buoni eh, ma te ne dovevi infilare in bocca almeno quattro alla volta per sentire il sapore.
Ho visto un nonno che invece dei pani e dei pesci, tentava di moltiplicare i piatti di risotto.
Dietro di me ho sentito qualcuno dire, con voce molto tenera: " Sei cosi buono, ma sei cosi piccino!!"
Mi sono girata e no, non stava parlando con il Bibo, stava avendo una conversazione direttamente con il piatto di risotto.

Meno male che quando ho ordinato la torta ci sono andata larga:
"Se siete una cinquantina questa dimensione e' perfetta"
E mi presenta una tortina che giusto per me e la Bibi
"Ma mi fa vedere la dimesnsione più' grande?"
Acqua
"E quella ancora piu' grande?"
Fuochino

Al quinto tentativo mi dice esterrefatta: "Questa e' la più grande che facciamo e la vendiamo per 90/100 persone"
La torta e' sparita TUTTA in circa 6 secondi e mezzo.
Ora mi chiedo, sono tutti i miei ospiti bulimici oppure qui c'hanno un problema con le quantita'??

Ed insomma, la festa e' stata bella, nel bene e nel male abbiamo avuto la casa piena di voci e di calore per una settimana. E poi all'improvviso si e' svuotata.
Come un lavandino a cui venga tolto il tappo, la casa di un expat e' sempre un po' così.
Prima piena, piena, piena: che sembra che debba traboccare da un momento all'altro con rischio allagamento, e poi all'improvviso qualcuno toglie il tappo e veloce come un battito di ciglia, l'acqua viene risucchiata via, e la casa e' di nuovo vuota.
E cosi' e' un continuo bilanciare (o sbilanciare) convivenze e solitudine, routine ed inondazioni, casino e calma.
Ed e' inutile nasconderlo, per quanto apprezzi un lavandino ben pulito, detesto il momento in cui si deve togliere il tappo e svuotarlo, sento sempre un piccolo risucchio anche io, li' in mezzo allo stomaco!

Friday, 19 October 2012

Da Dove Arrivano I Ricordi?

Ve lo siete mai chiesti? Cosa e' che li fa scaturire?
Abbiamo tutte queste informazioni, immagini, parole, sensazioni, che ci seguono ovunque andiamo. Sono una vecchia coperta, che a volte troviamo in qualche angolo di casa ed in cui decidiamo di avvolgerci e lasciarci coccolare e riscaldare, almeno per un po'!
Ma chi e' che lascia la coperta in giro per casa? Chi e' che ce la fa trovare proprio in quell'angolino, dove fino a ieri non c'era nulla se non un po' di polvere dimenticata?

Siete mai stati in montagna alla fine dell'estate? Quando a fine agosto devi metterti il maglione pesante, quando l'aria frizzante del mattino ti punge il naso e ti costringe a starnutire, quando chi e' al mare sta ancora soffrendo il caldo ma a te viene dato un piccolo preannuncio dell'autunno.
Ecco il cielo di Londra in questi giorni e' lo stesso cielo che a fine estate splende, freddo e sereno sopra le montagne. L'aria del mattino e' la stessa che in montagna ti spinge a stringerti un po' di piu' quel maglione addosso, a sfregarti le braccia con le mani alla ricerca del tepore che all'improvviso non c'e' più.

Ma perche' stavano riaffiorando tutti queste immagini di estati passate? Di profumo di funghi appena colti? Di terra umida e muschio? Di aghi di pino appiccicati alle superga sempre slacciate?

La mia casa nei sobborghi di Londra era all'improvviso impregnata dall'odore di ricordi lontani, da immagini di luoghi che mi hanno vista prima bambina, poi adolescente incompresa ed innamorata, poi ragazza alla ricerca di conferme.

Avevo in braccio il mio bambino, con quel profumo di bagnetto e di crema ed all'improvviso mi sono accorta che tutti quei ricordi, quelle nostalgie, quegli odori lontani e dimenticati, arrivavano da lui.
Quel profumo di pulito e di crema era lo stesso profumo che mia nonna lasciava per casa mentre si muoveva canticchiando fra una stanza e l'altra.
La casa in montagna che abbiamo condiviso per un mese ogni anno, per tanti anni quanti ne sono serviti a me per crescere e diventare indipendente, era impregnata dello stesso profumo di sapone e di crema di cui era inconsapevolmente ricoperto il mio bambino che avevo arrotolato fra le braccia.

E cosi' all'improvviso, mi sono lasciata travolgere da una cascata di ricordi, non ho opposto resistenza, mi sono seduta con il mio bambino profumato fra le braccia, ho chiuso gli occhi e per qualche minuto ero li' con lei, mentre, seduta al tavolo della casa in montagna, ascoltavo un po' annoiata ed un po' divertita l'ennesima predica riguardo al maglione che mi ero dimenticata a casa, che con l'aria di montagna si sa...non si scherza!!!
E lei stava bene, con quel suo cipiglio, i capelli folti perfettamente pettinati e quelle gonne colorate che aiutassero a nascondere quegli anni che proprio addosso non si sentiva.
Aveva ancora addosso le scarpe  da ginnastica, dopo l'ennesima passeggiata in pineta, e per una volta non ero io la colpevole di tutti quegli aghi di pino sparsi per casa.

Ed allora e' cosi che la voglio ricordare, piena di vita ed anche un po' incazzata, fra le montagne che ha cosi tanto amato, nella casa che abbiamo condiviso per cosi tante estati.
Prima che una malattia bastarda le mangiasse tutti i ricordi e la lasciasse inerme e con lo sguardo assente a giacere su un letto bianco, troppo bianco per chi amava la vita ed i colori come lei.
Ma questa e' un'altra storia, ed oggi voglio solo stringere il mio bambino e lasciare che il profumo dei ricordi buoni mi culli ancora per un altro po'.
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