Wednesday, 5 June 2013

La Fine Delle Vacanze. Amen.


Grazie a Dio le vacanze son finite. 
L'Italia non ci ha graziato questa volta! Ci ha accolto con un freddo novembrino che mal si addiceva al guardaroba estivo che avevo frettolosamente ficcato in valigia.
Si, perché' le previsioni magari le avevo anche viste, su quel disegnino di nuvoloni e pioggia con un'allarmante scritta che dichiarava 12 gradi, ci avevo buttato un occhio, per poi chiuderlo con un "ma figurati a giugno 12 gradi non si sono mai visti".
E così nella mia beata autoillusione ho infilato in valigia costumi da bagno, copricostume e sandali e si, giusto un paio di felpine per i bimbi che non si sa mai.
Quando sbarcata a Roma ho visto aggirarsi i primi piumini e stivali invernali mi ha assalito il vago dubbio che forse quei menagramo delle previsioni del tempo non avevano proprio tutti i torti.

I nasi dei bambini hanno iniziato a colare copiosamente, i denti di Mr.M. a battere incessantemente e vecchie giacche dimenticate con un vago odore di naftalina sono state recuperate dagli armadi dei nonni.
La prima dose di ibuprofene e' stata aggiudicata al Bibo, che una mattina, si e' svegliato con l'occhio languido e le gote rosse.
Il secondo caduto in battaglia e' stato Mr.M., che dopo aver passato giorni ad organizzare una fuga romantica a Lerici senza bimbetti al seguito, ha deciso di provare la piscina riscaldata dell'hotel, senza pero' tenere conto dei 50m a 12gradi da percorrere, bagnato come un pulcino, dalla piscina alla camera.
E la seconda botta di ibuprofene se l'e' guadagnata lui.

Sabato notte siamo rientrati a Londra, e siccome a noi le cose piace farle facili, abbiamo volato da Nizza, si quella Nizza in Francia, che a noi il passaggio da più' nazioni in poche ore piace un sacco.
Carica seggiolini, carica bagagli, guida due ore con nani di pessimo umore, scarica nani, bagagli, seggiolini, tieni a bada i nani che mentre tu guidavi se la dormivano e quindi alle 9 di sera c'hanno l'energia che gli sprizza dalle orecchie mentre tu sei in riserva almeno dalle 5.
Sali sull'aereo, fatti saltare su ogni muscolo, vertebra, articolazione da quello piccolo che per lui l'Ipad e' presto, ascolta le rogne di quella grande che non vuole la cintura, non vuole mangiare, non vuole bere, si lamenta e, spetta un attimo, cosa c'ha li nel collo? Bibi girati un secondo che la mamma ti guarda. Oddio la Bibi sembra Cip (o Ciop) mentre inghiottisce contemporaneamente due ghiande.
Oddio, la Bibi c'ha il collo di Tyson. Mhh la Bibi e' anche un po' caldina.
E così pure la Bibi si e' guadagnta la sua dose di ibuprofene, nonche' un viaggio al prontosoccorso e 10 giorni di antibiotici!

A questo punto io avevo dato per finita e scontata la sfiga da vacanze che come una nube tossica ci segue e perseguita. Che fiducia mal riposta! Dopotutto era solo domenica mattina, c'era ancora tutto il pomeriggio da trascorrere!!
Con l'antibiotico e la tachipirina in borsa, ci dirigiamo a casa di amici. La Bibi c'ha sempre sto set di palle da bowling che protrude dal collo, ma tuttosommato sembra di buon umore.
E' una bella giornata, ci sediamo in giardino e mentre il Bibo pasteggia a terra ed erbacce, la Bibi sparisce dietro un angolo. 
Da quella direzione sentiamo un terribile SBADABAM e rumore di lamiere accartocciate.
Oddio cosa si e' tirata addosso la Bibi?? BabboInSe e MammaInSe saltano in piedi allarmantissimi, ma la Bibi rispunta dallo stesso angolo illesa e senza batter ciglio.
Aaaahh sospiro di sollievo.
Deve esserci stato un incidente qui fuori.
Ehhhh il solito cretino che va troppo veloce, a certa gente la patente proprio..., a proposito, dove e' che avete parcheggiato la macchina??

Chi indovina?

Tuesday, 21 May 2013

Habemus Scholam

Eccomi, ci sono, viva o sopravvissuta, annaspo fra occhi che bruciano e sonno che mi porta via, che si sa, la mammaInSe non e' creatura notturna. Se e' per questo non e' neppure creatura matttiniera. La mammaInSe sarebbe piu' creatura da tardo pomeriggio, ma a quell'ora le incombenze familiari non hanno mai fine.
Dicevo, con un occhio aperto e quell'altro gia' addormentato da ore, prego che quel signore piccolo non decida di volersi fare una partita a briscola con mamma stanotte.

Il BabboInSe e' partito domenica lasciando la MammaInSe in autogestione.
Come da manuale (e fatemi aggiungere un Comesenonbastasse) il Bibo si e' svegliato ululante sabato mattina con un febbrone a 40 che non ne voleva sapere di andare giù.
Allora, ricapitolando, la MammaInSe e' rimasta in totale autogestione di una casa impazzita dove si aperitiveggia a botte di amoxicillina e coloratissimi cocktail di tachipirina gusto fragola e ibuprofene gusto arancia. Del sonno dei bambini malati non parlero' per pudore personale, che se mi addentro nel discorso temo di non aver sufficiente dominio di me per edulcorare pensieri e situazioni.
Sappiate solo, che al primo segno di miglioramento del Bibo, presa da euforia, megalomania nonche' una buona dose di masochismo prettamente femminile, ho deciso di NON cancellare la sua festa di compleanno: ho cucinato e appeso decorazioni fino all'una del mattino (fischiettando e mostrando primi segni di tic nervosi da casalinga indemoniata) per poi essere risvegliata dal festeggiato alle 2.20. Abbiamo poi aspettato insieme (totalmente contro la mia volonta') le luci dell'alba e dopo varie sedute di wrestling ci siamo riaddormentati sfiniti verso le 5! Argh.

Comunque in tutto questo clima di precarieta' e sfinimento, e' arrivata un bella notizia: HABEMUS SCHOLAM.
Dopo aver corso da una scuola all'altra come una gallina impazzita per un paio di mesi, ci hanno chiamati per un altro (stramaledettissimo) assessment.
Le cose pero' e per fortuna, sono andate molto diversamente questa volta (rispetto a quello che avevo raccontato qui).
Intanto hanno fatto rimanere i genitori ed erano presenti 2 maestre per 4 bimbi.
Le maestre sono state comprensive e pazienti (come ti aspetti che sia chi deve educare dei bimbi di 3 anni, dico io!), hanno lasciato ai bimbi il tempo e lo spazio per prendere confidenza con l'ambiente nuovo, li hanno lasciati giocare, osservando da lontano, senza pressioni e domande dirette.
Tutto perfetto, si insomma, quasi.

Se solo avessi potuto dare una martellata nei denti ad una delle mamme presenti facendola tacere per il resto dei suoi giorni, sarebbe stata una giornata perfetta.
La mamma-simpatia-portami-via aveva due gemelli, maschio e femmina.
Era tutto un "Gemello 1 fai vedere quando sei bravo, Gemella 2 lascia il gioco all'altro bimbo che per te non e' abbastanza intellettualmente stimolante, Gemello 1 e Gemella 2 fate vedere come giocate in armonia condividendo tutto e non litigando mai"

Gemello 1, Gemella 2 e la Bibi si siedono a pitturare con le tempere.
Gemello 1 e la Bibi iniziano a mischiare indiscriminatamente colori creando il solito macchione marroncino sul foglio.
Gemella 2 dimostra occhio e mano promettenti disegnando prato, cielo e animale non ben definito.
Maestra (ridendo) alla mamma-simpatia-portami-via: "Gemella 2 ha fatto un bellissimo disegno, un senso artistico piu' spiccato di Gemello 1"
Mamma-simpatia-portami-via:" A no, lui piu' che altro si applica in matematica e risolve puzzle da 50 pezzi"
No, seriamente mamma-simpatia-portami-via, stai parlando dello stesso treenne che vedo io che s'e' appena messo 3 cm di dita su per il naso e spara le caccole alla sorella????

Saturday, 11 May 2013

Slow down Mummy


Slow down mummy, there is no need to rush,
slow down mummy, what is all the fuss?
Slow down mummy, make yourself a cup of tea.
Slow down mummy, come and spend some time with me.

Rallenta mamma, non c'e' fretta
Rallenta mamma, cos'e' questo affannarsi,
Rallenta mamma, prepara una tazza di te,
Rallenta mamma, vieni e passa un po' del tuo tempo con me.

Slow down mummy, let's put our boots on and go out for a walk,
let's kick at piles of leaves, and smile and laugh and talk.
Slow down mummy, you look ever so tired,
come sit and snuggle under the duvet and rest with me a while.

Rallenta mamma, infiliamoci gli stivale e facciamo una passeggiata,
Diamo calci alle foglie cadute, sorridiamo, ridiamo, parliamo
Rallenta mamma, sembri sempre cosi stanca,
Accoccolati sotto le coperte e riposati con me un minuto

Slow down mummy, those dirty dishes can wait,
slow down mummy, let's have some fun, let's bake a cake!
Slow down mummy I know you work a lot,
but sometimes mummy, its nice when you just stop.

Rallenta mamma, i piatti sporchi possono aspettare,
Rallenta mamma, divertiamoci ed inforniamo una torta,
Rallenta mamma, so che il tuo lavoro non hai mai fine,
Ma a volte, mamma, e' bello quando dici basta

Sit with us a minute,
& listen to our day,
spend a cherished moment,
because our childhood is not here to stay!

Siedi con noi un minuto,
Ascolta cio' che abbiamo fatto oggi,
Approfitta di questo momento prezioso,
Che la nostra infanzia in un soffio e' svanita.


Rebekah.Knight (c)2011

Il mio augurio a tutte le mamme.
Impariamo a rallentare, ad ascoltarli, perche' la loro infanzia svanira' in un soffio

Wednesday, 8 May 2013

La Bibi, Lo Scooter e Dulwich Park

E' successo. E' spuntato il sole. Quella palla gialla, caldina, portatrice di buon umore e piedi gnudi.
E noi abbiamo fatto gli inglesi in piena regola, ci siamo smanicati, sandalati, e siamo corsi al parco che qui a Londra e' così: appena vedi un raggio di sole ti ci butti a capofitto, massimizzi la pelle esposta, fai sovraccarico di vitaminaD, cerchi di fare le scorte, perche' non si sa mai, domani e per i prossimi 3 mesi potrebbe piovere a dirotto. Anzi lo so: da domani mi ridanno pioggia e 13 gradi. AMEN.
Che dire, se non altro salto a pie' pari la fase del cambio armadi e non tolgo mai il piumino invernale dal letto!

No vabbe' dicevo, che appena abbiamo visto sti due raggi e percepito un certo teporino, ci siamo fiondati fuori di casa arraffando creme solari e berrettini. Abbiamo impanato i bambini in una soluzione di protezione 50+, erba e terra e ci siamo diretti fieri e decisi al parco. Abbiamo finalmente dato senso al vivere nel regno di SE (leggasi South East), dove le scarpe te le devi comprare su internet perche' i negozi di abbigliamento non sono pervenuti, ma in compenso se vuoi farti un caffè od una passeggiata al parco sei in una botte di ferro.

La Bibi e' salita sullo scooter ed e' partita, veloce come un lampo. Per la prima volta si e' macinata un paio di km con piglio da rgazzina e capelli al vento, sgambettando entusiasta ed assaporando un po' di liberta' ed emancipazione dalla mano di mamma.


In  compenso io e Mr.M. , con lo scatto tipico della lumaca da insalata, abbiamo corso ansimando dietro alla ragazzetta in fuga ed ancora ostentiamo camminata rigida tipica del maratoneta il giorno dopo la gara.
Una volta arrivata al parco ci siamo accorti che la Bibi non si fa piu' fregare come una volta. Sa esattamente dove va, cosa vuole e quando. E' inutile cercare di infinocchiarla per farsi una passeggiata (ma no amore le altalene ed il camioncino che vende i gelati sono chiusi a questora andiamo a farci una bella passeggiata in questa bella parte deserta e silenziosa del parco).
No lei vuole andare dritta al centro della movida, fra altalene, scivoli e bambini puzzolenti ed ululanti.

Ancora una volta mi sono fermata a guardarla mentre con le gambe un po' tremolanti, ma la testa di coccio di quella che e' decisa a farcela da sola, si e' arrampicata sui giochi piu' alti e pericolosi (con estremo cordoglio di mamma cuor di coniglio che la preferiva legata a quattro mandate sull'altalena dei piccoli). Prima esitante, poi a poco a poco, sicura e tronfia del nuovo successo, si e' infilata su ponti sospesi  e percorsi da equilibrista che come al solito sono costati un paio di coronarie ai genitori.



Per fortuna, quando il Bibo si e' avventurato nel percorso per i piu' piccoli, la Bibi ha pensato bene di seguirlo, con buona pace dei genitori affaticati

Dulwich Park e' una vera perla nel Sud di Londra. E' al di fuori dei percorsi turistici convenzionali e per questo e' di solito meglio mantenuto, piu' pulito e meno affollato dei fratelli piu' conosciuti del centro di Londra (tipo Hyde Park, St.James etc..)
E' una distesa perfetta di prati, alberi e fiori, con tanto di laghetto e barchette.
Il parco giochi e' all'interno di un'area recintata dove chiudere i bambini e scappare...ehm dicevo, ma almeno i cani non possono entrare ed i bambini piu' grandi non ci possono giocare a palla, evitando il probabile effetto birilli dei piu' piccini.
Alcuni dei giochi sono stati pensati per i bambini disabili. Ci sono un'altalena (altrimenti chiamata Ability Swing) ed un carosello dove hanno facile accesso carrozzelle o deambulatori.


Insomma, Londra e' una signora molto funky con innumerevoli difetti, ma la cura e la dedizione che viene impiegata nel mantenimento dei parchi pubblici ed in particolare delle aree dedicate ai giochi dei bambini e' incredibile. C'e' la cura del dettaglio, i giochi che vengono riparati pochi giorni dopo la rottura, le leggi di "Health and Safety" generalmente rispettate da tutti.
Quando il sole splende, i parchi di Londra sono la perfetta armonia di verde e di blu, di pace e di chiasso, di cieli mutevoli e nuvole pazze.

Se siete alla vostra quinta visita a Londra ed avete voglia di qualcosa di diverso dal vociare di Oxford Street o del mare di teste di Hyde Park, venite a scoprire questo polmone verde quieto ed addormentato.

E se proprio non vi si tiene lontani dai musei, esattamente di fronte al parco si trova la bellissima Dulwich Picture Gallery, fondata nel 1811, che ospita una delle piu' importanti collezioni di dipinti del 1600/1700 (senza contare un'eccezionale caffe' cha fa torte da leccarsi i baffi..)

Qualche tempo fa mi ha contattato una mamma blogger, Mary, con un progetto bellissimo: raccogliere notizie ed informazioni sui parchi giochi in giro per l'italia (e oltre, come nel mio caso).
Mary parte dal presupposto che quando si viaggia con bambini sia importante rispettare le loro esigenze oltre alle nostre, e l'esigenza dei bambini e' la piu' semplice del mondo: giocare, correre, giocare e correre ancora un po'. 
Una specie di scambio, un "do ut des" della famiglia: io ti porto al parco, tu mi porti al museo, io ti faccio divertire, tu mi lasci un pochino di tempo per esplorare la nuova citta'.
Questo e' esattamente l'atteggiamento con cui ho affrontato i viaggi con i bimbi: e' giusto, e' rispettoso, si evitano le lagne dei bimbi annoiati ed alla sera crollano che e' un piacere!
Il Blog di Mary e' questo qui e con questo post sono felice di partecipare alla sua iniziativa Welcome to My Playground.



Friday, 26 April 2013

Domani Pollyanna si Sposa

Domani Pollyanna si sposa.
Con ricci domati ed espressione solenne avra' un aspetto da gran signora.
Ma dietro quel vestito e quel trucco io la vedro' sempre ricciolona ribelle con un sorriso grande quanto il mondo.
Domani Pollyanna si sposa, e zitta zitta dietro a lei ci sara' una bimbetta impertinente con la bocca sporca di nutella ed una nuvola di ricci rinfusi che mi strizzera' l'occhio.
Perche' per me Pollyanna non e' mai cambiata, e' rimasta quella birba col passo sicuro che quasi trentanni fa si presento' a casa dei miei nonni ed inizio' a pestar erbette nei miei pentolini.
E da quel giorno non se ne e' piu' andata, presenza ciarliera ed irriverente che ha accompagnato ogni passo della mia vita: e' stata la faccina conosciuta che mi ha dato il coraggio di entrare in classe il primo giorno di scuola, e' stata la compagna delle crisi da adolescente, e' stata amica, e' stata famiglia.

Domani Pollyanna si sposa, perche' ha incontrato il suo Benessere ed hanno deciso di sorridere alla vita insieme prendendosi per mano.
Domani Pollyanna si sposa perche' si e' innamorata e non l'ho mai vista cosi' serena come dal giorno in cui un Benessere alto bello e moro e' entrato nella sua vita!
Domani mi commuovero' quando vedro' quella bimba cicciottella e ridanciana trasformata in bellissima donna fasciata dal suo abito bianco,.
Ma, ehi, tu, non mi freghi mica! Lo so che sotto quel fondotinta perfetto nascondi ancora quei baffi di nutella che rendono il tuo sorriso ancora piu' grande!

Ti voglio bene Pollyanna, per me non cambierai mai!

Wednesday, 17 April 2013

Un Anno Di Blog: Tutta la Verita'

Un anno fa, ad un mese dalla nascita del mio secondo bimbo, nasceva Comesenonbastasse. Un esercizio catartico per affrontare le ansie e le preoccupazioni di diventare mamma una seconda volta. 
Ho deciso di affrontare questo secondo percorso con ironia ed un pizzichino di cinismo per esorcizzare fatiche, notti insonni e solitudine.
Ma perche' l'ho voluto fare?
Perche' sentivo la necessita' di esorcizzare e condividere, ed avevo bisogno di qualcosa che fosse mio, solo mio, a cui aggrapparmi se le cose avessero preso la piega sbagliata.
E cosi' per una volta voglio regalarMI la verita', per questo piccolo anniversario voglio dire ad alta voce e senza fronzoli, quello che cerco di non ripetermi mai.

I primi quattro, cinque mesi di vita di mia figlia, sono stati fra i più bui e duri della mia vita.
Credevo di essere pronta e di essere forte. Non ero una ragazzina a cui era capitata una gravidanza non desiderata. Ero una donna di 31 anni, sposata, che aveva cercato con tutto il cuore quella bambina con suo marito.

Eppure non ce la facevo, e non riuscivo a perdonarmelo.

Diventare mamme per la prima volta può essere un percorso difficile e tortuoso.
Per me, nella mia vita da Expat, diventare mamma e' stato un percorso fatto di tante lacrime e tanta solitudine.

E' iniziato ad andare tutto storto all'ospedale, quando, dopo aver fatto nascere la bambina con la ventosa ed essere ancora sotto l'effetto della spinale, sono stata mollata da sola, incapace di muovermi, ma con una bimba di poche ora da accudire, cambiare, allattare, consolare.

Una volta a casa non c'erano amici e parenti a fare la coda per venire a trovarti, per vedere la bambina, per portarti orsacchiotti troppo grandi e cioccolatini troppo calorici.
C'eravamo io, lei ed il divano, dove passavo ore ad allattarla, ed una televisione silenziosa che continuava a ripetere immagini mute e prive di significato.
Ricordo quell'ombra che ogni mattina si infilava sotto le coperte, mi copriva i piedi, mi stringeva lo stomaco per poi attanagliarmi la gola. 
Mi ricordo quell'angoscia che mi rendeva pesanti le gambe e rendeva lento e difficile ogni movimento.
Ricordo il magone ogni volta che Mr.M. si chiudeva la porta dietro di se per andare a lavorare.
Avevo un disperato bisogno che qualcuno si prendesse cura di me, di essere figlia ancora per un po', ma quell'esserino dallo sguardo impertinente non me lo permetteva.
Richiedeva le mie attenzioni ed il mio tempo, in continuazione. Ed io le davo tutto quello che potevo: tempo, attenzione ed amore fino allo sfinimento e fino a quando per me stessa non rimaneva piu' nulla.

MI ero sempre immaginata matrona divanata, che ammira la sua creatura dormire nella culla. 
Invece mi sentivo gatto senza pelo, appallottolata su un divano ed incapace di muovermi, incapace di dormire, incapace di organizzare la mia vita e la sua.
E lei strillava. Ohhhh come strillava. Strillava alla mattina, al pomeriggio, alla sera. Era un'urlatrice di professione,un'ugola d'oro della culla. Ed io ne ero atterrita.
Ogni attivita' giornaliera era accompagnata da panico: panico perché dovevo fare la spesa, panico perché dovevo comprarle dei bodini nuovi, panico perché se la mettevo giù era disperata ma io avevo un altrettanto disperato bisogno di farmi una doccia.
E non ero capace a condividere questo urgano di emozioni che mi travolgeva ogni giorno, una pioggia battente di panico, ansia, stanchezza e felicita', certo, perché c'era anche quella in quel gran casino che avevo in testa.

Se mi veniva chiesto come stavo, sapevo solo dire "bene grazie, un po' stanca forse"
Oppure piangere, torrenzialmente, singhiozzando e facendomi venire occhi grandi e gonfi, ma le parole, le spiegazioni per tutte quelle lacrime, proprio non riuscivo a tirarle fuori. E no, non sono una persona facile da aiutare, perché trovo così difficile parlare!

Poi ho trovato modi per stare meglio, anche se non ero ancora riuscita a fare pace con me stessa.
Dovevo uscire, stare fuori, camminare. Sola, sempre. Sotto la pioggia, il vento e nel buio di un Gennaio londinese.
Mi sono trovata sotto la grandine in St.James.Park. a camminare senza ombrello, a pranzare in piedi dentro la stazione Victoria pur di non tornare a casa.
L'ho allattata nei parchi, in chiesa, da Starbucks, OVUNQUE, pur di essere fuori, vedere altre facce, sentire altre voci.
E mi ha aiutato.
Lei e' rimasta una piccola urlatrice indefessa, ma a poco a poco, con il passare dei mesi, io mi sentivo più sicura sulle mie gambe. 
La mattina era sempre il momento più duro, accettare di mettere i piedi giù' dal letto ed affrontare la giornata era la battaglia più grande, ma i momenti di felicita' e di cieco amore verso mia figlia stavano decisamente prendendo il sopravvento ed ogni sera il bilancio era un po' più positivo del giorno precedente.

Fino a quando ho iniziato a divertirmi con lei, a fare cose CON lei e non solo per lei. 
Ed e' arrivata una mattina in cui mi sono svegliata, e quell'ombra non c'era più ed ero solo la madre fortunata di una bimba bellissima, sana e vispa. Avevo di nuovo le forze per affrontare tutto il resto.

Ho ricominciato a leggere. Riuscivo a concentrarmi sulle pagine di un libro, esercizio che mi era stato impossibile fino al giorno precedente. Strano, banale, ma per me la prova che stavo bene.

Qunado si e' avvicinato il momento di partorire il mio secondo Bimbo, mi sono spesso chiesta:" ed ora? Se si ripete di nuovo tutto? Se sto male di nuovo? Adesso e' un casino, non me lo posso permettere!"
Ma quel percorso, tre anni fa, mi aveva cambiata, mi aveva fatta crescere e mi aveva permesso di diventare una madre felice e consapevole. Una madre capace di apprezzare solitudine e silenzio. Soprattutto mi aveva insegnato che l'inizio puo' essere durissimo e faticosissimo, ma la', in fondo al tunnel di allattamento e sbalzi ormonali, c'e' la promessa di una famiglia chiassosa e felice che sarà la tua ragione di vita.

P.S. Ancora una volta questo post partecipa al Comitato Liberazione Mamma, sperando che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno li fuori.


Tuesday, 16 April 2013

Il Progetto "Everyday Sexism"

Un anno fa, Laura Bates, ha dato vita ad un progetto che ha chiamato "Everyday Sexism".
Laura Bates ha aperto una pagina su internet per invitare donne di ogni eta', provenienza ed estrazione sociale, a condividere episodi in cui sono state messe in difficolta' perche' donne, sono state insultate, sono state trattate in modo osceno, sono state fatte sentire inferiori o sono state semplicemente messe a tacere.

Il progetto e' nato senza fondi, senza pubblicita' e con scarsissima visibilita'.
Laura voleva solo provare a raccogliere un centinaio di storie per dimostrare che la discriminazione di genere esiste ancora e che vale la pena parlarne, e parlarne ancora, per fare in modo che qualcosa cambi e che le nostre figlie non ne debbano essere vittime.
Dopo un anno, il sito di Laura ha raccolto piu' di 25.000 storie di donne che sentivano la necessita' di condividere la loro esperienza, forse per sentirsi meno sole, per sentirsi parte di una comunita' o semplicemente per il puro bisogno di sfogarsi o forse di trovare una soluzione.

E' da tempo che seguo Laura sul suo sito
http://www.everydaysexism.com
e attraverso i twitt su @EverydaySexism

Oggi Laura ha raccontato la storia del suo progetto qui al "The Guardian", ed a un anno dal lancio del sito ha deciso di rendere questo progetto internazionale.

Mi ha contattata e contagiata con tutto il suo entusiasmo quando ha deciso di inaugurare la sezione in italiano del sito.
Potete trovare il link cliccando qui.

Vogliamo tapparci gli occhi e far finta che non ce ne sia bisogno?
L'Italia e' il paese del machismo dove un Berlusconi qualunque si puo' permettere siparietti come questo qui ai danni dell'impiegata di GreenPower. Ed e' solo uno fra mille.
Ne aveva gia' parlato Chiara di Ma Che Davvero, che raccoglie le sue riflessioni su italiani e "sexual harassment".
A voi non e' mai capitato di essere giudicate, additate e prese di mira solo perche' donne?

A volte sono episodi stupidi e banali, ai quali siamo talmente abituate da non farci piu' caso.

Al primo anno di universita' di Ingegneria Meccanica, commisi l'errore di indossare un paio di pantaloni corti durante l'orale di chimica. Presi 30. I commenti furono "facile prendere 30 mostrando le gambe".
Per tutti i 29 esami successivi mi presentai con pantaloni lunghi e vestiti al ginocchio.
Mi laureai con 110 e lode indossando un bel paio di pantaloni.

A volte invece sono episodi che ci mettono a rischio e ci fanno sentire vulnerabili.

Avevo 13 o 14 anni, ero in anticipo alla mia lezione di pianoforte e decisi di andare a fare due passi in corso Italia, per vedere il tramonto sul mare. Ero sola.
Sull'autobus un tipo di mezza eta' inizio' a fissarmi. Pazienza, capita.
Scesi dall'autobus, mi diressi alla passeggiata mare. Era Gennaio e con quel gran vento di tramontana, vicino al mare, non c'era nessuno.
Mi sedetti su una panchina e mi accorsi che il tipo dell'autobus era li', mi aveva seguita e continuava a fissarmi.
Mi alzai in fretta e furia e me ne andai, sapendo di averlo ancora dietro, ancora li' che mi seguiva.
E poi svani' nel nulla.
Il giorno dopo presi lo stesso autobus, alla stessa ora, per un'altra lezione di pianoforte.
Lo trovai li' ad aspettarmi alla fermata, ancora a fissarmi, e di nuovo inizio' a seguirmi per poi svanire.

Non dissi nulla, in fondo non mi aveva fatto niente no? Mi dava i brividi ma non mi aveva fatto niente no?
Dalla settimana successiva semplicemente cambiai autobus per andare alla mia lezione di pianoforte e per moltissimo tempo non andai piu' da sola ad ammirare il sole tramontare dietro al mare.

Se avete storie da raccontare e condividere, seguite Laura e la sua iniziativa.
Se pensate che possa essere utile, fate conoscere questo progetto, divulgate l'idea di una donna che sta cercando di fare qualcosa per altre donne.



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