Sunday, 4 August 2013

Manco Harry Potter - Storie di Divisa

A settembre, anzi precisamente il 4 settembre, in pieno clima depressivo post-vacanze, la Bibi iniziera' la scuola.
Anzi no, iniziera' la pre-scuola, che detta cosi' sa di passatempo poco impegnativo per la Bibi, ma soprattutto per la mammaInSe che potra' sbolognare la principessa per qualche ora alla maestra senza ricevere ancora nessun orrido compito o ricerca per il giorno successivo quando la andra' a riprendere!

Solo che no! Pare che questo inizio di nuova vita semi-scolastica della Bibi, fornira' alla mammaInSe una sorta di lavoro par-time.
A tre mesi dall'inizio abbiamo gia' cominciato con una riunione serale (mental note: quando alla riunione genitori-insegnanti ti offrono il terzo bicchiere di vino e non hai ancora chiacchierato con il preside, NON accettare quel dannato bicchiere), ed una "playdate" per i bambini.
Mi e' gai' arrivata una mail che elenca tutti gli incontri organizzati dalla scuola per tutto il primo trimestre!

Alla riunione serale, dove alla terza ora di sorrisi e convenevoli con perfetti sconosciuti ho accusato un inizio di paresi alle mascelle, mi e' stato fornito un librettino contenente preziose informazioni fra cui si annoverano:

- I bambini devono sempre avere le unghie accuratamente tagliate
- Capelli tagliati sopra il colletto per i maschietti
- Lunghe chiome raccolte ed inforcinate per le femminucce
- Niente anelli/bracciali/collane/piercing al naso o alla lingua (eehmm)
- Orecchini minuscoli e a bottone
- Assolutamente, categoricamente , irrevocabilmente NESSUN oggetto personale che provenga da casa (peluche, bambolina o qualsiasi generale oggetto di "conforto")

Alla prima lettura mi sono chiesta se fossi per sbaglio finita al Centro Addestramento Reclute dell'esercito della regina, alla seconda lettura mi sono grattata incredula la testa, alla terza lettura mi sono accorta che il capitolo dopo era molto piu' preoccupante!

Il Capitolo successivo era interamente dedicato alla divisa.
Premettiamo che la divisa in questione e' VIOLA.
No, non lilla, no, non violetto delicato-che-col-biondo-sta-tanto-bene: direi che e' piu' un Viola-nastro-onoranze-funebri che in Italia le cambieresti scuola per puro gesto scaramantico. Pero' poi ho pensato che qui si mettono i crisantemi nel bouquet da sposa, e allora tutto torna.
Accertato ed accettato il colore della divisa, sono passata al numero di voci di cose da comprare e quando ho dovuto girare la terza pagina e la lista non era ancora finita ho avvertito un filino di panico.

Allora niente Mini Pony, Brats o Peppa Pig. Mi dispiace amore mio, verrai completamente privata della corsa settembrina alla cancelleria di grido dell'anno: la cartella fa parte della divisa, il diario non esiste. Che l'Invicta e la Smemoranda se ne facciano una ragione e riposino in pace!

Alla faccia anche dell'uguaglianza fra i sessi, dell'emancipazione femminile e del freddo gelido di gennaio, le bambine si possono mettere solo ed esclusivamente un vestito a tunichetta con una polo sotto. Gli stivali sono vietati. Solo scarpette.
"Ma se fa un freddo porco tipo l'inverno scorso che nevicava ad aprile?" Chiedo io povera mamma italica.
"Be' per l'inverno c'e' il cappottino grigio"
"Come il cappottino?? E il super piumino con il quadruplo strato di penne d'oca??"
"E no, quello e' vietato, mica fa parte della divisa"

La sciarpa, il cappello ed i guanti fanno parte della divisa.
Le calze solo al ginocchio o collant per il freddo vero, grigie, della divisa.

E le mutande? Chiedo io con fare innocente... Ma no, pare che le mutande possa sceglierle io!

Scarpe, giaccavento, grembiulini, manco a chiedere: fanno parte della divisa. E si, anche la borsetta per la ginnastica e le scarpette da indossare nell'ora di educazione fisica!

Mi hanno appioppato anche 72 (SI HO DETTO 72) etichette con il nome della Bibi che pare dovro' cucire pure sulle scarpe e forse in questo caso si, anche sulle mutande!

LAST BUT NOT LEAST: chi prova ad indovinare di che colore devono essere mollette, cerchietti ed elastici per i capelli?

Tuesday, 30 July 2013

La FamigliaInSe va in Montagna - Firuli Firula

La mammaInSe vive in uno strano stato di apnea, in cui alla mattina fa un bel respiro, trattiene il fiato e si butta nella giornata, correndo e guardandosi sempre alle spalle. Fra una casa che dovrebbe essere in costruzione ma che, piu' che altro, e' in demolizione, una casa da vendere, bambini da gestire ed immani ceste di panni da lavare. Ogni tanto si ricorda anche di buttare quattro cose sulla tavole alla rinfusa e le chiama pranzo o cena a seconda dell'orario della giornata.
In questa estate matta in cui invece che godersi il solicino caldo di Londra, passa le sue giornate nella casa cantiere, o a scegliere cucine, o bagni o piastrelle o finestre o porte.....e' riuscita anche ad andare in vacanza per una settimana con tutta la famigliInSe piu' amici.

Una certa blogger un po' matta che mi fa scompisciare dalle risate e che ha un blog con un nome delizioso che sembra sbucato da qualche fiaba (Il Lupo Nelle Fragole), e' stata di recente sull'Alpe di Siusi e ha fatto un suntino del suo viaggio su Trashic.
Lei e' andata sull'alpe esattamente 2 settimane prima della famigliaInSe ed ha terrorizzato la mammaInSe con foto di nevicate sovrumane e temperature natalizie che hanno costretto la mammaInSe a rifugiarsi da decathlon e fare incetta dn pile e felpe a non finire.
Due settimane dopo, chiaramente, la temperatura ha raggiunto massime mai provate sull'alpe e le felpine ed i pile non li ho tirati fuori dalla valigia neppure per la passeggiatina digestiva serale!

Valigia cannata a parte, la vacanza e' stata meravigliosa.

La prima mattina, alla frequenza di 5 lamenti e 4 urla lancinanti per metro di strada percorso dalla Bibi, siamo entrati nel primo dei millemila negozi di sport dell'Alpe (che se ti serve la scarpetta tecnica, i ramponi o la borraccia al titanio li trovi di sicuro sull'altopiano, ma prova a comprare due banane ed uno yogurt e come minimo ti devi fare 20minuti sulla funivia) e ci siamo attrezzati di super passeggino a tre ruotone ammortizzate.
Quella fetente di mia figlia, si proprio lei che quando aveva due anni ed io ero incinta metteva su spettacoli da esorcista al solo tentativo di farla sedere su un passeggino, si e' appropriata del mostro a 3 ruote e ne e' stata estratta a forza solo una settimana dopo, dietro minaccia di essere restituita al negozio di sport insieme al passeggino!
Il Bibo si e' trovato un habitat piacevolmente comodo sulle spalle di Mr.M.: una volta sullo zaino, dopo tre passi e quattro sorrisi, cadeva in un sonno catatonico, da cui veniva risvegliato solo dall'odore di canederli e frittate al mirtillo una volta raggiunta la baita.
Mr.M., dal canto suo, alla mattina si faceva il segno di croce, si caricava un bambino sulle spalle, l'altra sul passeggino e partiva al galoppo con la zavorra familiare, sguardo basso e mascella contratta, concentrando in una settimana tutto lo sport e lo sforzo fisico che non ha il tempo di fare durante l'anno. Ho tentato di farmi trasportare anche io, ma l'unica soluzione sarebbe stata quella di fargli trainare anche un carrettino, e nel negozio di sport li avevano finiti!

Temevo che i bambini in albergo sarebbero stati ingestibili e di dover sopportare gli sguardi di disapprovazione degli altri clienti dell'albergo.
Ed invece con mio profondo gaudio, i bambini in albergo sono davvero stati ingestibili, hanno gettato immense quantita' di cibo per terra, hanno sputacchiato sulle tovaglie immacolate, hanno rovesciato intere bottiglie di succo di frutta, hanno urlato, pianto, schiamazzato e si sono alzati da tavola ogni 5 minuti, MAAAAA.... gli altri clienti dell'albergo erano in situazioni anche peggiori della mia.
C'era quello con 4 figli, quello con 2 gemelli di 22 mesi e quello col neonato con le coliche, tanto per citarne qualcuno fra i piu' fortunelli!

Insomma, in questo generale clima anarchico, fra piatti di cibo delizioso ed una decina di bambini che scorrazzavano felici, sporchi e rumorosi, noi genitori siamo anche riusciti a rilassarci, mettere su un paio di chili e farci quattro grasse risate.
Quelli un po' meno rilassati e che a fine settimana mostravano uno strano ghigno schizofrenico, erano i camerieri dell'albergo e colgo l'occasione per porgere loro le piu' sentite scuse e di cospargermi anche un po' il capo di ceneri!


Saturday, 6 July 2013

Una. Idea. Brillante. .

Dopo l'ultimo post c'ho un po' il blocco dello scrittore (o forse dovrei dire il "bloggo dello scrittore", vabbe' lasciamo stare...), nel senso che per una volta ho scritto qualcosa a  cui mi sono affezionata davvero. Non tanto per come e' scritto ( che c'avrei un paio di problemi di punteggiatura da risolvere), ma perche' mi ha fatto rivivere due persone che ho amato profondamente.
E invece...'gnente, oggi si ritorna alle quattro cazzate della mamma expat, della mammaInSe con il Comesenonbastasse cucito sulle labbra, che c'ho bisogno di veicolare la malasorte da qualche parte che non siano le 4 mura di casa mia!

Ultimamente la famigliaInSe ha qualche problema nell'organizzazione delle gite fuoriporta, anzi, a dire la verita' la famigliaInSe ha qualche problema anche quando decide di rimanersene a casa.
Fondamentalmente il Bibo sta passando una fase (fase vuol dire che e' passggera no? Che ad un certo punto migliora noooo???) di, ehm, scoperte. Solo che per lui le scoperte partono tutte dalla bocca o dalla testa, nel senso che ogni cosa nuova o se la magna o ci batte sopra una crapata da paura.

Allora era domenica, il sole, come un ufo giallo sconosciuto, ha deciso finalmente di degnarci della sua presenza e regalarci una giornata estiva degna di essere chiamata tale. Il BabboInSe come un fulmine, raccatta un paio di cuscini, li butta sulle sedie del giardino, e si spaparanza. Come se spaparanzarsi fosse un verbo conosciuto a genitori di bibi piccoli e dispettosi.
La mammaInSe, furba come una faina, sgattaiola via nella speranza di una doccia in solitudine, invece che del solito teatrino in cui lei e' sotto la doccia e due bambini rompiscatole bussano incessantemente sul pannello di vetro della doccia per tutta la durata (brevissima) di questultima!

Credo che i 10 minuti di doccia della mammaInSe abbiano messo a dura prova la pazienza e l'animo apprensivo di Mr.M.
Dopo varie urla di diversa intensita', la mammaInSe si ripresenta in giardino, Mr.M. con i capelli dritti e vicino alle lacrime.
"Ma che succede??"
"No, e' che il Bibo non si tiene"
"Ma che ha fatto?"
"E' che non cammina manco per niente ma si arrampica sullo scivolo e poi si butta giu di testa, e poi...."
"..."
"E poi succhia le lumache!!"
"??"
"Si insomma, l'ho perso di vista un secondo (ehm..) e l'ho beccato che succhiava una lumaca (viva n.d.r.) e poi morsicava anche un po' il guscio e faceva scrunch scrunch con i dentini"

Insomma, vedendo lo sconforto (ed anche un po' di disgusto se devo essere sincera), negli occhi di quel pover uomo che dopo una settimana di lavoro ancora crede di potersi rilassare il weekend, alla mammaInSe viene un'idea brillante:
"FamigliaInSe, c'e' il sole, fa' caldo: andiamo nel ridente paesino di Brighton a fare la puccia a piedini e piedoni nelle gelide acque della manica"

E poi Brighton e' a 50km da Londra, con 50min di treno di togli anche il problema del traffico e via!
Allora la decisione e' stata presa, ci siamo messi i nostri abitini estivi, abbiamo messo in borsa creme solari ed asciugamani per la spiaggia e via, alla volta di Brighton.

Ora, la famigliaInSe era pronta a tutto: ai treni che ti vengono cancellati all'ultimo secondo, alla ressa di carni bianche e flaccide che ci avrebbero spintonato sul nostro metro quadrato di spiaggia, a fare code di ore ed ore per aggiudicarsi un frittissimo e maleodorante fish and chips.
La famigliaInSe in questa gita si era mentalmente preparata alle peggio cose che un'unica giornata di sole puo' provocare su un intero popolo il cui sport nazionale e' lamentarsi della pioggia.

La famigliaInSe, partita da un'assolata Londra con il termometro che segnava 25 gradi, pero', non era pronta a trovarne 14, di gradi, a Brighton ( e che gli venisse a Brighton!!), non era nemmeno pronta a trovare la nebbia di Milano a farsi la vacanza studio sul mare di Brighton.

Cosi', dopo essermi legata la Bibi a mo' di sciarpa intorno al collo nel vano tentativo di non morire assiderata, dopo essermi presa tutti gli insulti di Mr.M. per la mia idea brillante, dopo lunghe disquisizioni su quale membro della famigliaInSe sia esattamente il responsabile delle carrettate di sfiga che c'arrivano, ci siamo mangiati un puzzolentissimo fish and chips e siamo rimontati di corsa sul treno a farci una merenda a base di gelato e lumache nel giardino di casa nostra!

Thursday, 27 June 2013

Le Caldarroste: Una Storia

C'era da fare, come al solito. Ma lei quel giorno la testa l'aveva proprio altrove.
Doveva uscire di casa, aveva un appuntamento, e lei, proprio lei che non aveva mai imparato a mentire senza arrossire, in quel momento aveva troppi segreti che le affollavano la mente. Non riusciva a concentrarsi, non riusciva nemmeno a pensare ad una scusa banale per fuggire da casa e correre a quell'appuntamento.

Quando fai parte di una famiglia numerosa, quando sei la prima femmina del nido di una famiglia di altri tempi, impari a prenderti cura degli altri: delle sorelle piu' piccole, del fratello piu' grande, di tua madre sempre sola, di tuo padre che torna per pochi giorni dopo ogni viaggio.
E per lei era naturale: di indole mite, un po' taciturna, presenza serena, rassicurante, che non lasciava mai nulla fuori posto. Il buon senso la distingueva, la rendeva preziosa a chiunque incrociasse il suo cammino.
Tacitava liti e cuciva bottoni, preparava la cena e raddrizzava colletti e cravatte a chiunque le passasse vicino.
Quel pezzettino di cuore di papa', come le scriveva sua padre durante i suoi lunghi viaggi oltreoceano, la sua perla, la sua delizia, la ragazzina cresciuta in fretta su cui tutti potevano sempre contare, da cui arrivava sempre una parola di conforto, che sapeva aiutare senza compatire, riprendere senza mai offendere.

Ecco, quel pezzettino di cuore di papa', era cresciuta all'improvviso, era diventata donna in un momento, e per una volta aveva bisogno di pensare a lei, ed aveva un appuntamento, e doveva uscire o sarebbe impazzita ed il cuore le sarebbe schizzato via dal petto.

"Mamma' devo uscire, non vi preoccupate, faro' prestissimo"
"Ma Rosetta con questo freddo..."
"Mamma' ve l'ho detto, una commissione, saro' di ritorno fra poco"

E via fuori dal portone, di corsa fra le strade del lagaccio, per quell'appuntamento, sempre li', al solito posto, all'angolo di quel palazzo rosa. Il cuore in gola, a cercare parole che si affannavano fra i suoi pensieri affollati.
Doveva trovare le parole giuste, mestiere inadatto ad una natura timida, ma non c'era altro modo, quelle parole che sentiva bloccate li nello stomaco, in qualche modo dovevano trovare la via fino alla bocca.

Come ogni volta, per tutta la strada, fino all'ultimo angolo da svoltare, si aspettava di non trovarlo: perche' poi in fondo, uno come lui, con una come lei, non c'entrava proprio nulla!
Si apettava sempre che la bolla si rompesse, di scoprire all'improvviso che tutte quelle parole e quelle promesse, che lui dispensava numerose, svanissero senza lasciare traccia.
La sua diffidenza continuava a metterla in guardia, ma il suo cuore, per una volta, non ne aveva voluto sapere; aveva mandato al diavolo il buonsenso e l'aveva fatta innamorare perdutamente.

E come ogni volta, come un'inaspettata sorpresa, lui era li' ad aspettarla.
Appoggiato al muro, con la solita aria scanzonata, la sigaretta che pendeva all'angolo della bocca.
Nel quartiere lo chiamavano Il Puledro, perche' non stava fermo un attimo, perche' poteva camminare sulle mani con la stessa agilita' con cui usava i piedi, perche' sapeva sempre qualcosa in piu' degli altri, perche' potevi fregare chiunque, ma col Puledro, nemmeno ci provavi, perche' era nato libero e con una gran testa calda, e le briglie, al Puledro, non le aveva mai messe nessuno.
Era furbo ed astuto, ma di una generosita' leggendaria.
E poi era bello.
E lei, che lo stava guardano da lontano, ancora inosservata, non riusciva a smettere di pensare a quanto fosse bello.

Si misero a passeggiare, ma il vento che veniva dal mare era gelido, e lei sembrava pallida ed assorta nei suoi pensieri: difficile indovinare la tempesta che le occupava la mente ma che non sembrava in grado di scioglierle la lingua.
Lui si fermo' al banchetto delle caldarroste, se ne mise un paio, ancora bollenti, nella tasca di quel cappotto troppo sottile; prese la mano di lei e si mise in tasca pure quella, cercando di scaldarla con il tepore emanato dalle caldarroste, tenendola stretta a lui, come se avesse avuto paura che un sussulto od un rumore un po' piu' forte l'avrebbero fatta fuggire.

E finalmente, con quel tepore a scaldarle le mani, con quell'odore di tabacco e di dopobarba che le pungeva le narici e rendeva finalmente reale e sicura la vicinanza di lui, quel nodo si sciolse, le parole sgorgarono veloci e decise, la paura era volata via, evaporata con il calore delle caldarroste.

E lui la ascolto', senza interromperla mai, e poi si mise a ridere e la strinse a se ancora piu' forte:
"Rosetta mia, un bambino che nasce e' la benedizione del Signore, non ci sono lacrime da versare per una vita che ci viene regalata"

Tanti anni fa,23 per l'esattezza, troppo presto, questo e' sicuro, ci hai lasciati in una calda giornata di fine giugno. Ma per quest'anno non voglio pensarti nonna; voglio provare ad immaginarti ragazza, fresca, giovane e spaventata, con un bambino in grembo, inaspettato, che scalpitava per dare il buongiorno ad un mondo sconquassato dalla seconda guerra mondiale.
Rimpiango tutte le domande che non ti ho fatto, mi rammarico di dover immaginare una storia ricucendo vecchi frammenti sfilacciati di racconti sentiti da bambina. Ho la sicurezza, pero', di essere una persona migliore grazie a tutto l'amore con cui mi hai cresciuta per tutti gli anni della mia infanzia. 
Grazie.
Sei e sarai per sempre con me.

Monday, 24 June 2013

Che Dio ce la Mandi Buona: una Storia di Traslochi

La famigliaInSe ha iniziato a traslocare molto prima di diventare faigliaInSe.
Da quando mammaInSe e BabboInSe si sono conosciuti e' stata tutta una gran storia di valigie e scatoloni.

Quando finalmente gli InSe hanno deciso che si piacevano e che volevano uscire insieme, la mammaInSe ha fatto le valigie e se ne e' tornata in Italia per un annetto.
Dopo aver fatto avanti ed indietro un numero indefinito di volte, la mammaInSe e' riapprodata in Inghilterra con una valigia, un trolley ed una borsa, ha occupato un armadio della casa del BabboInSe (allora a Cambridge) ed ha iniziato a fare colloqui di lavoro.
E col primo lavoro e' arrivato il primo vero e proprio trasloco.

Abbiamo affittato un furgoncino malandato che abbiamo stipato dei nostri possedimenti che annoveravano: un'orribile libreria verde, rotta, un paio di comodini di plastica, un servizio di piatti e bicchieri spaiati fregati a diversi College durante diverse cene, una scrivania ed una sedia.

I nostri vestiti stavano tutti in un paio di valigie.

La scrivania ha subito un incidente mortale ancora prima di arrivare nella casa nuova.
L'orribile libreria verde, nonostante aver perso un paio di pezzi, stava ancora in piedi, ed abbiamo deciso di tenerla per emergenza.
In mezza giornata abbiamo svuotato le quattro scatole che ci eravamo portati dietro ed abbiamo preso possesso della nostra prima residenza londinese: una scatola da scarpe che non arrivava a 40mq, dove non c'era un forno e dove il freezer risiedeva sopra la lavatrice dentro all'unico sgabuzzino. Purtroppo il freezer si apriva ad ogni centrifuga allagando l'elegante moquette verde marcio che decorava tutti i 40mq.
Le pareti erano verdi, gialle e viola e dietro al nostro letto si ergeva una gigantografia a tutta parete del lago di Como. Sono costernata dal non possedere nemmeno una foto che ritragga la bruttezza rara di quella casa. 

Dopo un anno abbiamo deciso di spostarci in una casa che ci restituisse un po' di dignita' e dove fosse possibile invitare amici a cena senza farli sedere dentro la doccia.

Abbiamo riaffittato un camioncino sfigato, lo abbiamo riempito delle nostre cianfrusaglie rendendoci conto che ci voleva una valigia in piu' per i nostri vestiti, un'altra per le mie scarpe ed un paio di scatoloni extra per cio' che avevamo accumulato in giro per casa.
Abbiamo rinfilato l'orrida libreria verde nel camioncino che-non-si-sa-mai-puo-sempre-fare-comodo, riincartato tutti i nostri piatti spaiati e, dopo aver scaricato il camioncino, ci siamo infilati all'ikea per comprarci un letto, una scrivania ed una libreria Billy che rimpiazzasse l'orrida libreria verde.

Solo che li per li abbiamo deciso di non buttare via l'orrida libreria verde, ma di trasferirla nel cucinotto per metterci preziosi beni alimentari, giusto per qualche tempo, prima che ci comprassimo un mobile piu' adatto.
Ci siamo anche comprati un servizio di piatti, ma quelli spaiati rubacchiati qua e la a Cambridge si sono nascosti dietro una pila di altre cose e tant'e' sono rimasti li.

La seconda casa londinese era piccola ma figa. Aveva un bellissimo open space mansardato il cui soffitto era tutto vetri. E c'era sembrata una cosa meravigliosa a febbraio, quando abbiamo visto la casa per la prima volta. 
Quando a maggio abbiamo preso possesso della casa ed abbiamo realizzato che dovevamo fare colazione indossando gli occhiali da sole e che quando eminenti scienziato anni addietro avevano definito l'effetto serra, avevano probabilmente passato un pomeriggio in casa nostra, ci siamo resi conto del terribile errore fantozziano.
Quando, pochi giorni dopo, abbiamo trovato una candela completamente sciolta nel piano "mezzanino" sopra l'open space/crematorio, ci siamo armati di pazienza e coraggio, siamo saliti sul tetto ed abbiamo dipinto tutti i vetri esposti a sud, rischiando la vita una paio di volte.

Poi ci siamo sposati, io sono rimasta incinta della Bibi ed abbiamo deciso di fare le persone serie: Muoverci dal centro (prima abitavamo a Victoria), e comprare una casettina a schiera in Wisteria Lane, insieme a tutte le altre Desperate Housewives, dove i bambini nascono a mazzetti sotto i cavoli.

Questa volta abbiamo chiamato una ditta di trasporti che consisteva in un camion grosso e due loschi individuinche non parlavano una parola di inglese, che non possedevano nemmeno un cacciavite e che non erano decisamente in grado di smontare e rimontare un mobile.
Sfortunamente l'orribile libreria verde era talmente piccola e malridotta che passava tranquillamente dalla porta senza essere smontata, ed anche senza un cacciavite, i due omoni dei traslochi sono riusciti a farla arrivare nella casa nuova.

La libreria verde si trova attualmente nel mio sgabuzzino.

La famigliaInSe ha comprato una casa nuova in Westiria Lane.
Degli omaccioni dall'aria poco raccomandabile, hanno preso oggi possesso della nuova casa ed hanno iniziato a tirare giù muri e tetti ed a costruirne di nuovi in un lungo processo di ristrutturazione che vedra' la famigliaInSe sull'orlo di una crisi di nervi per almeno i prossimi 6 mesi.

Temo che il prossimo trasloco necessitera' qalcosina in piu' delle iniziali due valigie e quattro scatoloni.

Mi chiedo se riusciro' finalmente a liberarmi dell'orrida libreria verde, o se forse non sia il caso che ci faccia pace, che non la chiami piu' orrida e magari la ridipinga di un lilla calmante e gradevole.

Wednesday, 19 June 2013

Il Mio (quasi) Middle-Eastern Lunch

Giusto per dare una botta alla nostra (non brillantissima) vita sociale, la settimana scorsa abbiamo deciso di invitare per il pranzo domenicale i nostri inglesissimi vicini di casa.
La mammaInSe non e' una foodie perche' non ne ha ne' le capacita', ne' la voglia, ne' la pazienza, senza poi parlare della cronica mancanza di tempo e di organizzazione.
Pero' alla mammaInSe piacciono i libri di cucina, li colleziona e li sfoglia, per poi rimetterli a posto soddisfatta e cucinare una bella pasta aglio e olio.
La mammaInSe ha anche almeno un centinaio di riviste di cucina ed un paio di libri sul cake design, ma questo non vuol dire nulla. Fondamentalmente alla mammaInSe piace guardare le figure ed immaginare che un giorno avra' il tempo, la pazienza e la bravura di rimpinzare tutta la sua famiglia con leccornie squisite, anche se per stasera scongelera' (di nuovo) il ragu' della santissima nonna corta.

Per una volta pero' mi sono messa a sfogliare i miei libretti con l'efferata intenzione di tirarne fuori qualcosa di buono, gradevole sia alla vista che al palato. E nel pianificare il pranzo mi sono resa conto di un fatto vagamente allarmante: non posseggo nemmeno un libro di cucina italiana (c'ho un paio di libri di Jamie Oliver ma mi hanno detto che non conta...)
La verita' e' che ho imparato a cucinare in questo paese (noto per moltissime cose ma non esattamente per la superba tradizione culinaria), e dai primi esperimenti culinari che andassero aldila' della pasta al pesto o di un uovo al tegamino, i gusti e le tradizioni mi si sono incasinati parecchio!
Nel mio frigo il parmigiano si mischia ai semi di cumino e la mozzarella alla pasta di curry. Il prezzemolo e' stato sostituito dal coriandolo ed il mango ha preso il posto delle pesche.

Per una volta ho infilato il naso in due dei miei libri di cucina preferiti ed invece che tirarne fuori un sorriso ed un sospiro, ne ho tirato fuori un pranzo.

I libri in questione sono Ottolenghi the Cookbook, e Tamarind and Saffron di Claudia Roden.



Sono innamorata dei sapori della cucina medio orientale, di quei profumi di limone e di rose che parlano di calde nottate a Marrakech e mattinate assolate a Gerusalemme.
Ed allora se gli aromi ed i profumi di una qualsiasi medina nord africana vi incantano, vi consiglio di fare come me e sfogliare questi libri!

Ma tornando al mio pranzo, magari ve lo racconto e vi faccio venir voglia di provare qualche gusto un po' meno "italiano".

L'aperitivo mi ha vista alle prese con il cocktail inglese dell'estate, quello che se venite qui fra maggio e settembre dovete per forza ordinare al Pub:

 Il Pimm's&Lemonade,
farcito di fragole, mentuccia e arance e accompagnato dal mio primissimo hummus



Hand Made Hummus
Per l'hummus basta frullare una scatola di ceci, due cucchiai di olio di oliva, due cucchiai di pasta di sesamo (tahini), sale e succo di limone. Et voilat, e' buonissimo!



Per antipasto sono stati preparati e successivamente avidamente sbafati

Gnocchi di ricotta alla Salvia 



Che sono poi stati seguiti da un "Main Course" di

Tagine di Agnello con Preserved Lemon
In cui si cuoce l'agnello tagliato a piccoli pezzi con cipolla, zenzero, zafferano sale e pepe facendo sempre in modo che l'agnello sia coperto dall'acqua di cottura. Dopo circa 1h/1h30 si aggiungono piselli, olive e "preserved lemons" dove i preserved lemons non sono altro che limoni conservati in sale, succo di limone, foglie di alloro e anice stellata. Si cuoce per altri 15 minuti e si serve con cous cous.



Ed il dessert e' stato una semplicissima

Macedonia all'acqua di rose e sorbetto alla frutta
Basta aggiungere un cucchiaio di acqua di rose al solito limone e zucchero, chiamarla "Insalata di frutta al profumo di rosa" ed ecco a voi il dessert dello chef invece che la macedonia che mi rifilavano alla scuola materna! Per il sorbetto mi sono affidata all'amico Bimby (che se solo potessi portarmelo in vacanza....)



Thursday, 13 June 2013

Una Famiglia Expat A......

Come succede, la rete puo' essere una bestia nera, con lupi mannari travestiti da agnellini che cercano di impossessarsi delle tue cose, delle tue foto, della tua vita nonche' del tuo conto in banca.
Pero'.....pero' la rete puo' anche essere un luogo dove nascono amicizie, si scoprono persone speciali, nascono iniziative di cultura, di solidarieta', cosi', senza una ragione e senza un profitto.

Fra i vari social di cui purtroppo la mammaInSe e' irrimediabilmente "addicted", fra i pavimenti non spazzati perche' c'avevo da twittare e le cene bruciate che c'avevo da instagrammare, e la tendinite al pollice a forza di tirare giu' quella maledetta tendina di aggiornamenti, ho incontrato Alessandra.


Alessandra e' una mamma (guarda un po') italiana ed emigrata in Canada.
Il suo blog e' The Mommyplanner ed ha intrapreso la bellissima iniziativa di scovare altre mamme expat nel resto del mondo e raccogliere le loro interviste in una rubrica che ha chiamato
Una Famiglia Expat A....

E allora anche la mammInSe si e' guadagnata la sua intervista in questo universo di  donne sbriciolate in giro per il mondo che cercano di ricreare legami e condividere esperienze con altre donne sbriciolate per il mondo (tutte dotate di bambini che mischiano lingue ed abitudini e che gia' da piccolissimi prendono parte a questo enorme Melting Pot)

Se volete leggere un "suntino" sulla mammaInSe lo trovate qui:
Una Famiglia Espatriata a Londra: a casa di Comesenonbastasse

Grazie ancora ad Alessandra che con la sua iniziativa mi ha fatto conoscere tante altre donne con l'ingrato destino di farsi correggere la seconda lingua dal nano di casa!!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...